il brand streetwear che vuole combattere la gentrificazione

Il fondatore del marchio di culto BornxRaised ci racconta qualcosa su peyote, Paloma Elsesser e, ovviamente, industria della moda.

|
15 dicembre 2017, 12:01pm

I tentacoli della gentrificazione hanno ormai stretto la loro morsa attorno alla maggior parte delle metropoli del mondo. Sono i monolocali ristrutturati nei quartieri "emergenti" a prezzi impossibili, sono i cappuccini con latte di soia con cui ci scaldiamo le mani andando al lavoro, le falafel al coriandolo con cui pranziamo perché portarci il pranzo da casa in ufficio ci sembra una fatica troppo grande.

Ma è anche il concetto che guida il brand di streetwear BornxRaised. "L'idea è nata dalla frustrazione nata dalla velocità con cui nel nostro quartiere la gente butta via tessuti e vestiti," ci spiega Spanto, cofondatore del marchio nato nel 2013 insieme a 2Tone. "Vengo da Venice, in California. La mia città oggi è davvero troppo cara per chi ci è nato 20 o 30 anni fa, e questo a causa dell'arrivo di nuovi abitanti molto più benestanti. E poi c'è anche il sovrasviluppo urbano, ovviamente," continua Spanto. E non sbaglia: come riportato dal The Guardian, a causa di startup del settore tech e assurde centrifughe purificanti, Venice è una delle città più colpite dal fenomeno della gentrificazione negli Stati Uniti. Sfortunatamente, sono poi le minoranze a essere non solo sbattute fuori dai loro quartieri, ma anche dalle loro stesse comunità. "La mia famiglia è indigena. I miei genitori sono entrambi Nativi Americani," ci dice Spanto. "Questo mi ha fatto vivere in prima persona gli odiosi meccanismi della gentrificazione.

Ma come fa un marchio a lottare contro questo fenomeno all'apparenza così inevitabile? "Usiamo le nostre collezioni per dare voce alle persone che rappresentano le culture delle diverse minoranze," chiarisce Spanto. Un esempio perfetto è il loro ultimo editoriale, scattato nel Bronx—quartiere che il designer sostiene essere uno dei meno gentrificati in tutta New York. Non ci sorprende, ma siamo comunque felici che il duo di BornxRaised abbia scelto un approccio che evita finzioni e false retoriche per il progetto, rigettando così il modus operandi così comune nell'industria della moda di pescare una magrissima modella bianca e piazzarla in un quartiere povero con un finto Bansky alle spalle.

Per evitare un risultato superficiale—e sapendo che uno shooting è tanto valido quanto le persone che ci hanno lavorato—il duo ha scelto le amiche Paloma Elsesser e Venus X come modelle e consulenti creative. "Entrambe hanno dato vita a una loro crew fatta di donne di colore che girano nei loro stessi ambienti," precisa Spanto. A loro si sono aggiunti Renell Medrano alla fotografia, Miyako Bellizzi allo styling e Raisa Flowers al makeup. Risultato: una collezione indossata da donne forti e decise che presentano abiti davvero fighi. "Questo gruppo di donne stanno ridefinendo il significato di vivere in una cultura urbana," continua il designer. "Sono orgogliose e fedeli alla loro tribù. Hanno ottenuto il successo che meritano attraverso il duro lavoro e continuano a chiedersi quale sia il ruolo delle giovani creative in questo mondo."

È questa lealtà a spingere Spanto ad assicurarsi che la sua cultura non diventi l'ennesimo cliché da esporre in una qualche vetrina di un concept store in un quartiere in espansione. Un'ingarbugliata unione di amici, famiglia e cultura che lo ha aiutato a superare anche i momenti più difficili, come il cancro con cui combatte da oltre quattro anni. "Paloma mi è stata accanto sin dall'inizio," ammette. "Quando ho ricevuto la diagnosi, mio padre ha reagito organizzando una cerimonia con il peyote," che nelle comunità dei Nativi Americani viene spesso usato con scopi curativi. "Io e 2tone abbiamo partecipato al rituale per sconfiggere la mia malattia. C'era tutta la mia famiglia ed è durato un giorno intero," ricorda. "Oggi mi sto rimettendo, e credo di dover ringraziare sia le mie radici indigene, sia la medicina per questo."

E se questi due mondi possono convivere in armonia, significa che anche la gentrificazione ha forse qualche lato positivo? "Ci saranno sempre dei miglioramenti, certo, ma il prezzo da pagare per ottenerli è troppo alto," risponde Spanto. "Alcune famiglie saranno cacciate dai loro quartieri, proprio perché altre vi ci possano trasferire." E aggiunge poi che l'inevitabilità del fenomeno è esattamente il motivo per cui tutti dobbiamo dare una mano e sostenere le varie reti di supporto che si stanno creando: "Dobbiamo imparare insieme come evolverci, rimanendo fedeli alle nostre famiglie e alle nostre comunità, così da starci vicino mentre affrontiamo il cambiamento." E se la rivoluzione urbanistica è inevitabile, cancellare l'identità culturale di un'area è invece un processo che può e deve essere fermato. "C'è un modo giusto e uno sbagliato di fare le cose," conclude Spanto. "Dovremmo sempre ricordare di rispettare chi vive in un luogo da molto più tempo di noi."