le foto di collier schorr cambieranno la vostra percezione di sesso e gender

​“Dubito che una foto innovativa verrà mai scattata da un uomo finché sono in vita. Non è che gli uomini non siano bravi a fare foto, è che l'hanno fatto per così tanto tempo che oramai abbiamo visto tutto ciò che sono in grado di fare."

di Anders Christian Madsen
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10 ottobre 2016, 2:20pm

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Quanto si tratta di temi caldi nel mondo della moda come il gender, la diversity e il concetto di limite, nessuno ne sa più di Collier Schorr. Negli ultimi 30 anni le sue foto sono state un commento brillante e provocatorio sui tabù in cui è immersa la nostra società. Nata a Queens nel 1963, Schrorr - la cui famiglia americana è di origini tedesche e britanniche, con discententi rumeni e lituani - è cresciuta nella periferia bigotta degli anni '70 e appena ne ha avuto l'occasione si è tuffata all'interno della scena artistica gay di New York. Nel 1989 si è trasferita in Germania, dove ha vissuto per 20 anni, scattando ed esplorando la storia europea e americana del XX secolo, trasposta in un insieme di opere che si concentrano sui simboli militari, l'adolescenza, il sesso e le identità nazionali. Ora è una delle fotografe più acclamate della moda e noi l'abbiamo incontrata a Parigi per parlare delle donne come artiste.

'The Female Gaze': la tua idea di sguardo femminile è diversa da quello delle altre fotografe?
Faccio parte di una generazione che si serviva degli abita e dei tagli di capelli per creare la propria identità. La parole 'donna' stessa mi è sempre sembrata lontana dalla mia vita di tutti i giorni. I diritti delle donne erano un problema cruciale, ma essere una donna mi sembrava un qualcosa di alieno quando mi guardavo allo specchio. Non sapevamo nemmeno cosa fosse lo sguardo femminile negli anni '80. Era un qualcosa di proibito dato che avrebbe danneggiato l'oggettivazione delle donne. Ma non gettare uno sguardo non è la soluzione, perciò ora lo faccio di continuo. Quando guardo attraverso l'obiettivo non mi è ancora chiaro da che parte sto.

Perché le fotografe sono così importanti oggi?
Dubito che una foto innovativa verrà mai scattata da un uomo finché sono in vita. Non è che gli uomini non siano bravi a fare foto, è che l'hanno fatto per così tanto tempo che oramai abbiamo visto tutto ciò che sono in grado di fare - fino a che il mondo non cambierà drasticamente. La cosa che mi esaltava delle foto fatte da donne è che non ce n'erano molte. Non è che le une siano meglio delle altre, ma non credo che le immagini scattate da uomini siano così belle da dover rubare la scena per sempre.

Pensi che essere lesbica sia una moda oggi?
Credo che il sesso lesbo sia troppo complesso per diventare un trampolino di lancio. Voglio dire, devi davvero impegnarti. Non credo sia un trend. Penso...che le donne sono decisamente più interessanti. L'ho detto un milione di volte a Joe McKenna che penso che i gay non vadano più di moda. Mi ha guardato sbalordito, a metà tra lo shoccato e l'inorridito. Ci abbiamo riso su. Ho conosciuto l'arte gay e la cultura gay solo attraverso gli uomini gay negli anni '80 perciò credimi, se c'è qualcuno che li apprezza quella sono io. La cultura gay è stata dominata da alcune voci, non credo ora ci siano più lesbiche, semplicemente si dimostra più interesse verso di loro.

Credi sia cool essere lesbica in un modo che adora Kristen Stewart?
Il mondo è decisamente un posto migliore grazie a Kristen - lo stesso vale per Jodie Foster. Quando ero giovane sognavo di andare ad un party da qualche parte nel West Village pieno di lesbiche letterate bellissime. Saprai bene che Jodie aveva sempre Susan Sontag al suo fianco. Ma c'erano donne come Fran Leibowitz che nemmeno sapeva cosa fossero le lesbiche quando è arrivata a New York perché non c'rano creative che frequentavano i club. Era attratta dai gay del suo tempo, erano loro che avevano plasmato quella cultura, e poi avevano dei bei mobili e le case vacanza. Ora trovi account Instagram come @h_e_r_s_t_o_r_y con migliaia di follower che postano foto di parate di lesbiche degli anni '70 e la gente copia le loro magliette. Oggi c'è più visibilità, ma è solo perché non resta altro da scoprire. Siamo annoiati a forza di riciclare sempre le stesse icona.

Parlami della tua stanza di quanto eri adolescente.
A 14 anni ho scoperto l'esistenza del cazzo di Robert Plant dentro un paio di jeans su un poster appeso in camera mia. C'è una sezione dedicata alle attrici, una a Ralph Lauren, una a Calvin Klein e una a Debbie Harry. Usavo le foto come un ripiazzo al posto delle uscite perché non c'erano ragazze con cui uscire al liceo nel '79, specialmente dato che non facevo parte del team di softball, sarebbe stata la mia unica occasione per conoscerne qualcuna.

Quanto ha influito sul tuo lavoro il fatto che ti piacciono le donne?
Non le scattavo. Ho conosciuto il desiderio attraverso la letteratura maschile gay e le campagne di Calvin Klein. Ho conosciuto l'amore e la seduzione e il narcisismo da Isherwood e Bowles e da tutti i ragazzi gay britannici. James Baldwin mi ha influenzata un sacco. E poi c'erano le foto di Herb Ritts e Madonna, la quale mi ha convinta del fatto che potevo davvero innamorarmi.

Sesso e potere?
E la dominazione, e tutte le campagane di Helmut Newton per Valentino con Leslie Winer. Ad un certo punto ho stampato delle xerografie di Leslie, le ho colorate a mano e ho creato delle spillette. L'unica spilletta che io abbia mai indossato con una faccia era la sua. Era come David Bowie per me.

Hai mai scattato Madonna?
No, non ci sono ma riuscita. È sempre stata una supporter fantastica, ha comprato alcuni miei lavori parecchio difficili da vendere. L'ho incontrata una volta, per 5 minuti, ad una festa di compleanno negli anni '80, ed è stato sufficiente. È un ricordo perfetto. Ciò che amo di Madonna è che quando la intervistano, o sta cantando o suona la chitarra, puoi scorgere tutta la sua fragilità umana. È quello che ti affascina: l'onestà della sua passione, della sua ambizione e della sua intelligenza - le sue paure reali. È davvero toccante.

Cosa ne pensi della non conformità di genere?
Amare il gender significa amarli entrambi, e devo dire di essere molto più interessata allo sperimentare con i generei che alla cosiddetta gender-fluidity. Credo ancora nel sistema binario. Penso che non puoi ribellarti contro qualcosa se non hai di fronte qualcosa di solido. Per me non c'è ribellione se non c'è nulla contro cui ribellarsi perché significa che non esiste un problema, una differenziazione.

Perché sei stata attratta dalla fotografia di moda?
Gli abiti e i tagli di capelli sembravano funzionare molto di più della ridefinzione del gender. I social media hanno creato un'industria che sfrutta il gender. La mia identità non è una data carriera o una piattafroma; è un universo grazie al quale posso creare determinati personaggi. Non credo che la 'foto di una donna forte' sia una foto di una donna che guarda dritto dentro l'obbiettivo con addosso una giacca da uomo. È solo una facciata e se non è in linea con l'opera non credo si tratti di una donna forte, si tratta di appropriazione.

Parlando di diversity: cosa ne pensi delle critiche che sono state mosse a Demna Gvasalia per non aver incluso modelle di diverse etnie nella sua ultima sfilata?
Lui sta creando una fantasia sulla cultura dell'Europa dell'Est. Tutto nasce da ciò che pensavi fosse attraente quando eri bambino. Generalmente ciò che trovi attraente è ciò che vuoi essere. E ciò che vuoi essere è solitamente una versione più attraente di te. Entriamo in questo circolo già da piccoli. Se cresci circondato da una data cultura è quello che ti attrae e da adulto continui ad inseguire quell'ideale. Il passo importante è mettere in discussione l'idea convenzionale di bellezza in sé. Gli uomini e le donne non sono del tutto definibili. Il loro lavoro fa rimerimento alle differenze in modo sistematico nel cercare di dissezionare l'idea di idolo.

Ti ci ritrovi, professionalemente parlando?
Le mie opere erano piene di gente bianca. Aspettavo che qualcuno mi chiedesse perché, ma nessuno l'ha mai fatto e ho pensato fosse folle. Se l'avessero fatto avrei risposto: stavo inseguendo questa mia fantasia sui ragazzi del liceo, sembravano avere tutto ciò che non potevo avere. Inseguivo la propaganda nazi di Sound of Music con tutti quei ragazzi biondi, perché tutta la mia identità si rifletteva nel catturare i nazisti e dominarli con la macchina fotografica. Ho frequentato una scuola di bianchi, una scuola di etero. La Germania era così anche negli anni '90, quando ci vivevo.

Perché questi temi vanno così tanto nel mondo della moda attualmente?
La differenza sta nel fatto che nella moda non ci sono molti stilisti neri o fotografi che vengono supportati fino a quando non riescono a mettere in atto le loro fantasie liceali. Credo sia una nostra responsabilità interessarsi al diverso, ma anche questa parola sembra pericolosa ora come ora. Se lavori ad un concept che hai trovato scavando nella tua memoria alcune persone non faranno concessioni. Ma non c'è motivo per cui quel lavoro non si debba evolvere. Non sono i casting il problema, è un problema di paternità delle opere.

Ti piace Hillary Clinton?
Mi piace. Ci sono una serie di donne che non sono state apprezzate negli USA: Roseanne Barr, Sharon Stone, Rosie O'Donnell, Madonna. Ogni volta che c'è una tosta la gente non lo sopporta. Anche mio papà di recente ha detto, "Non sopporto Hillary Clinton, ma la voterei". E ho pensato, oh mio Dio, come vai sul personale. Tutte le cazzate che la gente accetta dagli uomini di potere sorpassa di molto tutto ciò che riescono solo a considerare in una donna.

Votera per lei?
Oh sì. Cazzo si!

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Foto Collier Schorr

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