il 2014 è stato l'anno in cui il femminismo è diventato virale

Mentre ci avviciniamo al 2015, ripercorriamo l'anno appena trascorso e ciò che l'ha definito. Bertie Brandes riflette sull'anno in cui il femminismo è stato rebrandizzato dal mainstream.

di Bertie Brandes
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29 dicembre 2014, 12:20am

Il 3 gennaio di quest'anno Elle ha organizzato una tavola rotonda per discutere se sia o meno arrivato il momento di "rebrandizzare" il femminismo. Come molti di questi eventi con i loro sponsor di champagne inutili e hashtag sproporzionati stampati sui muri, non ci sono state molte parole di dissenso. Poi si è deciso che il 2014 dovesse diventare l'anno in cui il femminismo sarebbe dovuto uscire dal buio. Così è stato aggiornato, trasformato e re-interpretato in qualcosa di più appetibile. Ad essere sinceri per Elle c'è sicuramente qualcosa nell'affermazione secondo cui alcune persone hanno paura di allinearsi con alcuni concetti del femminismo - in un'epoca in cui le tue impronte digitali ti seguono come un'ombra, le persone sono sempre meno sicure di esprimere qualsiasi tipo di parere che le possa incriminare. Eppure, ci si chiede come in molte di queste tavole rotonde sponsorizzate si passi il tempo lamentandosi delle connotazioni di una parola, quando si potrebbe parlare invece con delle persone che non vedono davvero l'ora di fare da portavoce su questo tema. Ne viene fuori che il vero problema è che non otterrebbe uno strillo sull'Evening Standard, e quindi non vale la pena. Per quanto mi riguarda, il femminismo nel 2014 ha avuto un rilancio abbastanza pessimo.

Da questo momento le cose sono diventate difficili e se parliamo di come il femminismo sia diventato virale nel 2014, probabilmente dobbiamo anche parlare di come il giornalismo sia cambiato quest'anno. Ciò che è emerso è che lo stile casalingo di metà Anni Zero è un modo iper-personale e referenziale di scrivere, che di solito sarebbe stato impacchettato in una scatola nell'ufficio di uno psichiatra e non pubblicato su un amalgamatore di notizie. Naturalmente è tanto colpa degli editor ossessionati dai giovani, quelli che pescano su VICE le nuove voci e poi gli commissionano dei pezzi su qualcosa che hanno visto su Twitter da scrivere in 24 ore, quanto di chi scrive. Se si dà la possibilità ai giovani giornalisti di scrivere su tutto ciò che vogliono (di me, sto parlando di me) questi tendono a parlare di se stessi (ancora di me). È allora che il giornalismo e di conseguenza tante voci apparentemente femministe sui media hanno fallito quest'anno; ci sono stati molti pezzi di risposta rimasti a metà, troppi pezzi d'opinione riciclati e troppi colpi sulle spalle per merito di bottiglie di champagne rimaste vuote. Il volto del femminismo nei media mainstream è stato dominato in gran parte da un gruppo di giovani abitanti delle città con gli occhi sullo stipendio per qualsiasi pubblicazione che le avrebbe ospitate e pronte a diventare la "nuova Lena Dunham". La dicitura "Dipendente part-time di ASOS e femminista a tempo" è stata infilata nelle bio delle ventenni su Twitter che leggono con furia The Beauty Myth per informarsi su articoli che altrimenti sarebbero del tutto personali. I giornalisti più vecchi ed esperti l'hanno trovato così spaventoso che hanno scritto articoli del tipo "risparmiati la lezione di selfie sul femminismo", evitando la divagazione personale e continuando comunque a provocare. Questo femminismo completamente moderno, privo d'ispirazione e mediatico è come mangiare e poi scrivere articoli su come non essere a dieta. 

Come se ciò non bastasse, ci sono stati alcuni scandali che sembrano aver sbattuto il coperchio chiuso del "nuovo" femminismo. La decisione di Elle di rifare la T-shirt con lo slogan "This is what a feminist looks like" (di proprietà esclusiva di Billy Connolly fino a quest'anno, a quanto pare), e poi pubblicare un sacco di selfie dei politici che la indossano è stata abbastanza nauseante, prima che il Daily Mail rivelasse che le la maggior parte delle lavoratrici dell'azienda che le produce venivano sottopagate. (Nota aggiunta numero II: anche i marchi che si autodichiarano etici pagano spesso i lavoratori con il salario minimo locale   rispetto al salario di sussistenza, che è molto più basso perché diminuito forzatamente dai lobbisti. Il che fa schifo...). Poiché i principi più elementari del femminismo sono stati dirottati dal mainstream, il contenuto è diventato diluito e assurdo, e il commento frenetico e prevedibile. Se da una parte è diventato più popolare, dall'altra ha avuto sempre meno senso. 

Tuttavia, sotto questa cacofonia di voci (compresa la mia, ovviamente) è nato un diverso tipo di attivismo. Il 2014 è stato l'anno che ha visto un gruppo di giovani madri portare la loro lotta al governo e oltre da una tenuta di Stratford dopo aver ricevuto gli avvisi di sfratto. Anche se c'è voluta, naturalmente, una celebrity maschile per attirare l'attenzione su di loro, la risposta del pubblico è stata incredibilmente incoraggiante, visto come le giovani e povere madri sono state demonizzate in Inghilterra. Inoltre è cominciato ad emergere un serio dibattito sulla mascolinità, che sembra molto più rilevante per il femminismo moderno che una dozzina di articoli che si chiedono se lasciare che il tuo bambino si vesta da principessa sia sessista o lo aiuti a emanciparsi. Per prima cosa l'idea che il femminismo debba solo affrontare i problemi delle donne è probabilmente responsabile del contraccolpo che l'ha fatto diventare non più alla moda, e mentre ci sono tante cose che lasciano a desiderare per quanto riguarda il femminismo delle donne che appartengono alle minoranze o delle donne trans, è fantastico che la gente si renda conto che gli uomini sono sotto pressione anche nel conformarsi agli stereotipi di genere. Ci sono state anche altre vittorie più pacate, come quando all'Università di East Anglia si è deciso di togliere l'IVA dagli assorbenti, una questione per la quale le studenti hanno lavorato sodo con delle campagne, e non con una serie di studiati retweet. Ci sono delle questioni indiscutibili che non hanno bisogno di pezzi di opinione, ma di consapevolezza e sostegno.

Se ho imparato qualcosa dall'esplosione del femminismo di quest'anno è che l'attivismo e l'istruzione non saranno mai oscurati dai commenti. È emerso un nuovo tipo di giornalismo rapace e carnivoro, che spesso attinge al femminismo per mantenere pre-occupati i giovani svogliati e insoddisfatti. Il mio parere? Meno tempo dedichiamo ad impegnarci con il femminismo e meglio è. 

Crediti


Testo Bertie Brandes
Foto Daniel Jackson

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