quando calvin klein incontra andy warhol

Succede per la nuova capsule di intimo CK e c'entrano baci lunghissimi e provocazioni hollywoodiane.

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feb 5 2018, 11:25am

Una delle definizioni più calzanti che siano mai state scritte di Mister Calvin Klein è quella di maestro della provocazione pubblicitaria. Tutti ricordiamo Brooke Shields che chiede "Cosa c'è tra me e i miei jeans Calvin Klein? Niente," esempio forse più celebre di uno stilista (e del suo omonimo brand) che ha fatto di irriverenza e lotta alla censura un vero e proprio marchio di fabbrica, trasformando lo slip maschile—in precedenza una semplice necessità—in un oggetto di lusso, da sognare e desiderare.

Altro personaggio che nel Novecento ha rivoluzionato l'ambito artistico in cui operava è Andy Warhol, probabilmente l'esponente più celebre della Pop Art e della New York anni '60, '70 e '80. La sua Silver Factory è oggi un vero e proprio simbolo di creatività e di arte come provocazione; ha quindi perfettamente senso l'avvicinamento dell'universo Warhol a quello CK, siglato ufficialmente nel novembre 2017 con l'inizio di una partnership pluriennale tra The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts—fondazione creata nel 1987 dall'artista per sostenere l’arte contemporanea—e il brand oggi diretto da Raf Simons. Fino al 2020, Calvin Klein sosterrà la fondazione e in cambio avrà accesso alle opere dell’artista, incluse quelle finora mai esposte in pubblico.

Primo risultato concreto della collaborazione è la capsule collection Kiss di CK Underwear, composta da t-shirt e capi d'intimo sia donna che uomo su cui sono state stampate immagini in bianco e nero tratte dal film sperimentale di Warhol Kiss (1963). Il sodalizio tra le icone pop di Warhol e la casa di moda rimanda a Hollywood, all'American Dream e alla censura che negli anni '60 imperversava negli studi cinematografici oltreoceano, dove i baci sul grande schermo non potevano durare più di tre secondi, letteralmente. Per farsi beffa di censori e moralisti, nella pellicola Kiss l'artista filmò quindi 12 coppie—etero, gay e di etnie diverse—che si baciavano per 3 minuti e mezzo ciascuna, scatenando reazioni scandalizzate in tutto l'establishment hollywoodiano.

Oggi un bacio di tre minuti forse non scandalizza più, ma non possiamo neanche dire di vivere in un'epoca finalmente libera dalla censura. Ben vengano quindi collaborazioni che—oltre a essere esteticamente interessanti—trasmettono un messaggio di lotta al bigottismo.

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Crediti


Testo Amanda Margiaria
Immagini su gentile concessione dell'ufficio