quando lo skateboard si fa mezzo artistico: vi presentiamo marco imperatore

Non solo uno sport, ma una delle street culture più longeve e dinamiche degli ultimi decenni. E Marco ne analizza le mille sfaccettature.

di Creato con IED Milano
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08 gennaio 2018, 3:24pm

Questo contenuto fa parte della serie 'Best IED Students', ricerca in cui noi di i-D selezioniamo i nuovi creativi che entrano oggi a far parte dell'industria della moda. Presentando le loro tesi di laurea, i migliori studenti del corso Fashion Styling 2017 dell’Istituto Europeo IED vogliono raccontarsi e condividere con i nostri lettori il futuro della moda.

Vengo da Crema, una cittadina fra Cremona e Milano. Ho sempre cercato uno stile personale che rappresentasse entrambe le città nella loro diversità; l'equilibrio ideale fra questi due mondi così distanti—eppure così simili—l'ho trovato nelle street culture. Lo skateboarding in particolar modo fa della strada non solo un luogo fisico dove praticare sport, ma anche dove incontrarsi e confrontarsi in un contesto dove mostrare le proprie abilità. La città si trasforma così in una sorta di palcoscenico dove le performance evolutive diventano un mezzo di crescita personale consapevole, a prescindere dalla necessità di avere un vero skatepark a disposizione.

La morfologia stradale apre allo skater un’infinità di modi per interpretare una line e trasforma l’arredo urbano in un percorso mutevole da reinventare ogni giorno, adeguandosi ai diversi stili di percepire la tavola. La necessità di avere un luogo a disposizione in cui potersi aggregare, e costruirsi una propria “famiglia”—da sempre essenziale nella filosofia dello skater—si sovrappone al mondo social.

Nello specifico, Instagram è diventato un mezzo fondamentale per le nuove generazioni di skater, che fanno di questa piattaforma social una finestra di condivisione dove condividere i propri trick migliori, così come le proprie cadute; il tutto ponendo una particolare attenzione alla ricerca di uno stile personale (nell’inquadratura di uno spot, nel vestiario e nel modo di porsi). L’esigenza di riprendere le performance più intense e/o divertenti è da sempre caratteristica principe di questa subcultura, che nel corso dei decenni è riuscita a modificarsi e adattarsi ai cambi generazionali, sociali e temporali, senza mai perdere il fascino che ha sui giovani.

All'interno del mio progetto “Nebbia Bassa” il concetto di performance rappresenta la necessità di esprimere libertà creativa attraverso l’utilizzo di maschere e di proporzioni grottesche dei corpi ermafroditi, con la necessità di enfatizzare la figura del poser—facilmente identificabile in questo sport—ma che, più in generale, incarna la lotta agli stereotipi giovanili e l’appartenenza a subculture e controculture. Da un lato, quindi, lo skate viene rappresentato come oggetto di feticcio che rappresenta un arma stilistica e dall’altro incarna la dignità con cui ci si impone nelle gare.

La capacità di interpretare stili anche molto diversi tra loro diventa una sorta di atto di seduzione che utilizza l’outfit come strumento di autoironia. A volte ad emergere è la personalità e lo stile dello skater che esegue lo spot a discapito dei vestiti, altre ancora le vesti fungono da supporto decorativo per l’esibizione, con il rischio di compromettere la performance, riflettendo così sul rapporto di credibilità fra intenzione ed esecuzione.

La mia ricerca del design dell’outfit mira a una customizzazione delle forme maschili e femminili: le anniento per creare una nuova concezione del corpo umano, fra grottesco, psichedelia ed ermafroditismo. Ciò per dimostrare che lo stile delle apparenze può giocare un ruolo ambiguo attraverso le inquadrature e le riprese in movimento. I DAAM (trio elettronico e performativo, a cavallo fra la club culture e il teatro-danza) offrono così alla nebbia bassa un’interpretazione psichedelica fra l’audiovisivo e l’ambient che mira a toccare frequenze oscure e a tratti giocose, così da trascendere quella realtà fisica e materiale, superando l’ego collettivo, e l’identificazione di genere.

Crediti


Contenuto realizzato in collaborazione con l'Università IED di Milano
Direzione Creativa Marco Fusari Imperatore