Fotografia Sebastian Reuter/Getty Images

il nuovo festival di berlino di cui tutti, ma proprio tutti, stanno parlando

Organizzato da Reference Studios e 032c, ha fatto improvvisamente apparire ogni altro evento d'Europa una noia mortale.

di Liam Hess
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24 maggio 2019, 6:56am

Fotografia Sebastian Reuter/Getty Images

In qualsiasi altro giorno dell'anno, il parcheggio abbandonato nel quartiere di Neukölln (quartiere di cui vi abbiamo parlato proprio pochi giorni fa, in quanto esempio di resistenza alla gentrificazione della città) dove ci troviamo non sembra niente di che: qualche graffito qua e là, vetrine vuote e piastrelle grigie ormai sbiadite. Eppure oggi ad accoglierci c'è qualcosa di molto, molto diverso. Un esercito di modelli guarda fisso davanti a sé. Tutti sono immobili e tutti indossano capi streetwear.

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032c

Subito dopo ci troviamo davanti a un film sperimentale del fotografo Matt Lambert, in cui vengono trasposti in forma visiva diversi profumi Comme des Garçons. Ci avviciniamo intanto all'ultimo piano, dove una band formata da quattro robot suona indisturbata i propri strumenti; il concept è del magazine berlinese 032c. Infine, una volta arrivati allo spazio espositivo principale, davanti a noi si stagliano dozzine di installazioni interattive firmate dai nomi creativi più interessanti del momento, da Martine Rose ad Alyx, passando per il brand di occhiali coreano Gentle Monster.

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Martine Rose

È il frutto di oltre un anno di lavoro da parte dell'agenzia di comunicazioni Reference Studios, che rappresenta molti dei designer in line-up. L'obiettivo, però, non era quello di presentare al pubblico i loro prodotti, quanto invece lasciare ai collaboratori totale libertà creativa e osservare quello che sarebbe venuto fuori.

"L'idea era quella di creare una sorta di think-tank in cui le persone potessero scambiarsi idee, esplorare nuovi concetti e celebrare la creatività," ci ha spiegato il CEO e fondatore di Reference Studios, Mumi Haiati. "Dal punto di vista di un brand, siamo la piattaforma perfetta per chi vuole presentare progetti speciali, ed è esattamente questo che abbiamo cercato di fare. Oggi, raccontare una storia è importante tanto quanto (se non più) degli abiti stessi."

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Mumi Haiati

Oltre alla lunga lista di illustri nomi che hanno collaborato all'evento con installazioni speciali—che vanno dal mostro delle fashion soundtrack Michel Gaubert all'artista e collaboratore di Balenciaga Mark Jenkins—molti altri sono stati ospiti di talk e tavole rotonde, concentrati sul concept di "working out loud", cioè la celebrazione del lavoro in corso di realizzazione, dell'opera ancora non finita o magari neanche iniziata.

Un momento particolarmente interessante è stata la conversazione tra il make-up artist d'avanguardia Isamaya Ffrench e il duo Fecal Matter (se non li conoscete, qui la nostra intervista alla coppia, che si auto-definisce transumana). Tutti e tre gli ospiti hanno infatti sottolineato come l'evento sia stato l'occasione perfetta per interagire con altri creativi nella vita reale, lontani per una volta da Instagram e smartphone. Prima di vederli dal vivo, anche noi avevamo l'impressione che i Fecal Matter fossero in qualche modo intimidatori e sicuramente molto più fighi di noi, ma dal vivo nonostante uno styling ultraterreno e alieno sono emersi come due designer giovani, svegli e ambiziosi.

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Alyx

E questo è stato esattamente ciò che più ci è piaciuto del festival: durante i laboratori interattivi, come quello di Alyx sull'arte giapponese della disposizione dei fiori (Ikebana), potevi ritrovarti a chiacchierare con chiunque, dalle top model di tutta Europa a una famiglia di quartiere che si era semplicemente fermata a curiosare. Molti dei bran coinvolti, comunque, figurano nella lista dei più amati dagli adepti di Grailed, e abbiamo quindi visto fiumi di hypebeast riversarsi nel parcheggio abbandonato. Questa volta, però, non erano pazientemente in fila ad aspettare l'ultimo drop, perché non c'era proprio nulla in vendita; stavano invece sorseggiando drink, ballando e chiacchierando, in un'atmosfera rilassata e tranquilla che si è protratta fino alle prime ore della domenica.

È stato anche, in molti modi, un tributo alla città che Mumi chiama casa. "Credo ci sia una forte energia creativa a Berlino, specialmente nei settori dell'arte e della musica. A livello di moda, i brand e designer interessanti sono davvero pochi, ma sta diventando il nuovo hub creativo d'Europa."

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L'evento avrà richiesto 14 mesi per essere organizzato, ma le cose non finiscono certo qui ora che si è concluso. Il prossimo anno ci sarà un secondo appuntamento, oltre che un festival satellite a Los Angeles. I piani futuri, comunque, non si discostano dai capisaldi su cui pone le sue basi: essere gratis, aperto a tutti, espressione dell'apertura mentale di Berlino e dei suoi valori di inclusività e tolleranza. "Celebriamo la diversità," conclude Mumi. "È necessario, se vogliamo contribuire in modo positivo all'offerta culturale di questa città."

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Altro tipo di festival, ma altrettanto interessante:

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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