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la storia d'amore tra karl lagerfeld e parigi

La sfilata Chanel haute couture autunno/inverno 17 è stata un tributo a Parigi e all'atmosfera unica che si respira nella capitale francese durante questa settimana.

di Anders Christian Madsen
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05 luglio 2017, 11:55am

Facendosi largo tra gli spettatori della sfilata Chanel al Grand Palais di Parigi, un turista ha mormorato affranto: "è di nuovo tempo di Settimana della Moda." Ma quanto si sbagliava! Questa è Haute Couture. La fashion week più breve in assoluto, completamente diversa dalle altre. L'atteggiamento? Tutti erano elettrizzati, e al contempo fingevano sangue freddo di fronte alle sfilate d'alta moda dell'alta moda stessa. Dentro, Kristen Stewart e Julianne Moore chiacchieravano con comuni mortali, con la stampa e con i clienti, arrivati dalle loro piattaforme petrolifere offshore per fare scorta di abiti couture. Il loro numero superava di gran lunga quello di celebrità e addetti ai lavori, ed è questo che rende l'atmosfera dell'haute couture così diversa da quella delle altre Settimane della Moda. "Buon pomeriggio, come sta?" ho sentito un'americana dire mentre prendeva posto, indossando un tailleur Chanel giallo canarino e sfoggiando un cappellino coordinato. Non succede spesso nell'industria della moda (o in qualunque altra industria) che qualcuno sia così formalmente educato: durante l'haute couture, valori come eleganza e buone maniere vanno di pari passo con la scelta di abiti da grande occasione, ma mai esagerati, nel rispetto di sé stessi e degli altri. E don devi essere per forza un cliente per firmare questo tacito accordo.

L'atmosfera che si respirava durante la sfilata di Chanel è l'anima stessa dell'haute couture. Sembra folle, ma nonostante la presenza di una Tour Eiffel in miniatura—completa di nuvole artificiali in cui perdersi—la sensazione era quella di una passerella vecchio stile, dove tutti sono elegantemente seduti ai tavolini da café parigino e osservano con attenzione le creazioni dello stilista. La collezione Chanel couture 18 sembra essere dedicata proprio alla città di Parigi, probabilmente la donna più importante della vita di Karl Lagerfeld, a cui è così devoto da aver preferito ricostruire il Partenone di Atene all'interno del Grand Palais, piuttosto che trasferire la sfilata in Grecia. 

A 83 anni, Karl Lagerfeld non può fare a meno della città in cui vive dagli anni '50. Da Chanel, nessuno si è espresso riguardo la situazione economica francese né ha parlato dei recenti attacchi terroristici, ma il tributo della maison a Parigi ha reso le parole inutili, non necessarie. Questa è l'haute couture, con tutto lo spirito parigino che la circonda: forme che ricordano opere d'arte, piume e fiori che anche un angelo invidierebbe, abiti da sera che farebbero sfigurare qualunque look visto su un red carpet hollywoodiano. Certo, alcuni erano folli. Ma è così che deve essere. Sono i clienti stessi ad arrivare a Parigi vestiti come per una puntata di Dynasty, con guanti in seta, cappelli e scintillanti gioielli. Proprio come durante la sfilata di Chanel, guardandoli sembra di essere finiti in un'altra epoca. L'haute couture è lo sfoggio del privilegio, in tutto il suo sfarzo. Ma c'è una sfumatura così civile in questo circo che fa desiderare a chiunque di vivere in un mondo di "Come sta?" e Chanel per pranzo.

Quando si parla di moda da sogno è questo che s'intende: un mondo ideale. E per quattro giorni, due volte l'anno, Parigi diventa davvero un universo parallelo. Dopo la sfilata, il sindaco di Parigi Anne Hidalgo è salita sulla passerella per onorare Karl Lagerfeld della Médaille Grand Vermeil de la Ville, il più alto riconoscimento della città. I discorsi sono stati tenuti in francese, il che vi risparmia una dettagliata trascrizione di quanto detto dai due, ma Lagerfeld era visibilmente commosso, così come gli addetti ai lavori e i clienti stessi. Commossi per Lagerfeld e per Parigi, i due amanti della moda per eccellenza. 

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Images courtesy Chanel