in the murmur: caroline mackintosh ci porta là dove sbocciano le creature del lago

La fotografa sudafricana immortala la connessione tra il corpo femminile e il mondo naturale.

di Tish Weinstock
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10 agosto 2016, 11:05am

Caroline Mackintosh è cresciuta a Città del Capo, in Sudafrica, dove lei e la sua famiglia erano soliti andare alla ricerca di avventure nei Paesi limitrofi. Prendendo in prestito la macchina fotografica del padre per documentare ogni viaggio, Caroline accarezzava l'idea di diventare una fotografa della fauna selvaggia, ma, crescendo, ha iniziato a mettere in dubbio il mondo naturale e, soprattutto, il suo ruolo in esso. Concentrandosi proprio su questa tensione Caroline ha scelto di ritrarre il rapporto tra la femminilità e l'ambiente.

Per il suo ultimo progetto, In the Murmur, Caroline si è immersa nel profondo delle acque per immortalare le sue amiche. Nude, queste donne diventano un tutt'uno con la natura. "Tutto è iniziato da una scelta conscia di fare delle escursioni in montagna per fotografare le mie amiche sott'acqua," spiega, "sempre più donne si sono volute unire a queste escursioni e ho iniziato a notare l'effetto che questo luogo magico aveva sulle ragazze che partecipavano alla serie." Sfumando i confini tra fotografia, film, un libro in edizione limitata e installazioni sonore, In the Murmur si traduce in un'esperienza immersiva che porterà lo spettatore in un viaggio trasformativo. 

Come descriveresti la tua estetica?
La mia estetica dimostra un'attrazione spontanea verso tutto ciò che è onesto, selvaggio e libero in questo mondo. È pervasa da un'atmosfera onirica che spazia dal desiderio nostalgico alla giocosità sensuale.

Chi o cosa ti ispira e perché?
La natura e le persone… Quelle aperte e senza paure, che sono rare in questo momento storico.

Qual è la storia dietro In the Murmur?
In the Murmur è la mia mostra multidisciplinare che consiste in fotografie, un film, un libro in edizione limitata ed installazioni sonore. Sono lavori che hanno lo scopo di condurre lo spettatore attraverso un viaggio emotivo e trasformativo. Ho iniziato a lavorarci circa quattro estati fa, quindi da circa tre anni. Ogni volta che ci recavamo al fiume per scattare la serie si evolveva.

Tutto è iniziato da una scelta conscia di fare delle escursioni in montagna per fotografare le mie amiche sott'acqua, ma durante gli anni trascorsi a scattare la serie ha acquisito tutto un altro significato, crescendo in modo organico come ho fatto io stessa. Sempre più donne si sono volute unire a queste escursioni e ho iniziato a notare l'effetto che questo luogo magico aveva sulle ragazze che partecipavano alla serie. Molte mi hanno contattata dopo lo shooting per raccontarmi le loro sensazioni, come si sono sentite libere. La parola chiave era "rinascita". Si sentivano più a contatto con loro stesso, il loro corpo e la loro natura. Come se percepissero di essere tornate libere, selvagge.

Il mio scopo era quello di dare vita ad un luogo che potesse ospitare proprio queste emozioni, un'esperienza sensoriale che riproducesse la sensazione di essere sommersi, un luogo che ti trasportasse e ti avvolgesse... In the Murmur è un luogo magico, sospeso nel tempo. L'acqua e il movimento permettono allo spettatore di lasciarsi andare, di sentirsi sommersi dalla meraviglia. È quel momento effimero tra quando inspiri e quando espiri.

Che significato ha la nudità nella serie?
Credo che riusciamo ad essere davvero in connessione con noi stessi e il mondo circostante quando siamo nudi. Non ci sono più barriere tra noi e l'ambiente. Volevo mostrare queste donne nella loro forma più pura e naturale senza porre l'accento sull'aspetto sessuale in modo che rappresentassero un'idea di purezza e spontanea libertà. Volevo che permanesse un senso di mistero e spiritualità e sapevo che l'abbigliamento avrebbe contestualizzato le protagoniste, rendendole collocabili in una dimensione spazio-temporale. Lo spettatore deve sentirsi libero di rispecchiarsi nelle loro emozioni senza per forza sentirsi tutt'uno con loro.

Che genere di connessione cerchi tra l'ambiente e le donne che scatti?
Volevo far credere che le donne non appartengano a questo mondo. C'è un certo grado di incertezza mentre si muovono fuori dall'acqua, ma una volta immerse è chiaro come i loro movimenti siano liberi, come siano una cosa unica con il mondo che le ospita. Questo cambiamento di stato e di consapevolezza è evidente e palpabile. Per qualche istante sono sospese, prive di gravità, prive di limiti. 

In che modo il suono e la musica entrano a far parte dei tuoi lavori? Qual è il loro significato?
Durante la realizzazione di In the Murmur, la giustapposizione tra il silenzio e il suono che avviene quando si entra ed esce dall'acqua ha destato il mio interesse. I suoni diventano ovattati e il silenzio ti avvolge, eppure allo stesso tempo i nostri sensi sembrano acuirsi, i pensieri diventano più chiari e ciò che normalmente sfuggerebbe al nostro udito si isola e viaggia più lontano. Quindi ho deciso di giocare con il suono della voce e del respiro per imitare ed enfatizzare questa esperienza.

Il film e la colonna sonora sono stati realizzati insieme, sviluppandosi individualmente e simultaneamente per poi fondersi in un prodotto finale. Mi piace l'idea che siano stati realizzati in contemporanea. Ho iniziato scrivendo la canzone e, mentre lo facevo, sono emerse anche le immagini. Poi non ho fatto altro che riprodurre il film che avevo figurato nella mia mente. Durante le riprese è diventato chiaro come dovesse suonare la canzone finale e che cosa dovesse rappresentare. Ho collaborato con il musicista Mark Davis sia per la canzone che per le installazioni presenti nella mostra.

Il corpo femminile è protagonista dei tuoi lavori, da dove nasce questo interesse?
Essendo io stessa una donna mi interessa come le donne vengono percepite dagli altri e da se stesse. Credo che le forme femminili tra le più belle, ma anche tra le più analizzate e studiate. Mi piace catturare le donne nella loro vera essenza, mostrando la loro bellezza in un modo semplice e autentico, conferendo loro forza nella vulnerabilità.

Stai lavorando ad altri progetti al momento?
Attualmente sto lavorando al mio secondo film musicale e questo è ambientato nel deserto del Karoo. Per questo progetto sto collaborando con Gerdus Oosthuizen. L'idea dietro questo film è l'interconnessione tra le persone e come siamo in grado di vedere gli altri solamente attraverso le nostre percezioni. 

Crediti


Testo Tish Weinstock
Foto Caroline Mackintosh

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