Photography Willy Vanderperre. Styling Alastair McKimm. FKA twigs wears all clothing Comme des Garcons.

come perdere tutto, ma proprio tutto, ha salvato fka twigs

Il nostro nuovo numero THE POST TRUTH TRUTH ISSUE sta arrivando. Qui la prima cover e (mega) intervista.

di Frankie Dunn
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02 settembre 2019, 2:46pm

Photography Willy Vanderperre. Styling Alastair McKimm. FKA twigs wears all clothing Comme des Garcons.

Questo articolo è originariamente apparso in versione cartacea sul numero di i-D The Post Truth Truth Issue 357, Autunno 2019.

“Non avevo mai sentito parlare di i-D prima,” mi dice FKA Twigs nel suo studio di registrazione a East London. Si respira un’aria ricca d’incenso e l’atmosfera è rilassata mentre insieme ricordiamo la sua primissima cover di un magazine. “Io vengo dal Gloucestershire. Non faceva proprio parte della mia vita.” Era il 2012 e Twigs lavorava come ballerina, quando il fotografo Matthew Stone le si avvicinò in un club di Londra. “Mi disse: ‘Vorrei farti delle foto!’ Io mi voltai e gli risposi, impassibile: ‘Tutti lo vogliono.’ Assurdo, a ripensarci ora!” esclama ridendo. Matthew, che oggi non è solo un suo buon amico, ma anche un fidato collaboratore, la rivide qualche tempo dopo sui binari della stazione di Hoxton mentre aspettava un treno e la rintracciò tramite un amico in comune.

“Era mattina quando mi vide. In realtà io stavo tornando a casa, indossavo ancora gli stessi vestiti della sera prima.”

Twigs, che non ama farsi fotografare, era ignara dell’effetto che avrebbe avuto la cover. “La maggior parte del tempo sono concentrata solamente sulla mia missione personale. Qualcuno potrebbe dirmi: ‘Vuoi venire a fare questa cosa pazzesca?” e io risponderei: ‘Sì, ma aspetta... Sto cercando di imparare a fare la ruota con una mano sola, questa cosa pazzesca mi ostacolerà in qualche modo?” Quando il numero di i-D Pre-Fall 2012 arrivò in edicola e si vide in copertina—i capelli raccolti in mille trecce, un anellino d’oro al naso, i baby hair sulla fronte modellati a formare la parola ‘love’—si rese conto che davanti agli occhi aveva qualcosa di speciale. “Per me quella non era solo una copertina di i-D,” ricorda. “Ha avuto un forte impatto sul modo in cui la gente percepisce la black culture, specialmente quando si tratta di giovani. Penso che abbia aiutato a cambiare le cose. E poi arrivò la mia musica.”

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FKA twigs indossa reggiseno (indossato ovunque) Fleet Ilya. Slip (indossati ovunque) Agent Provocateur. Gioielli (indossati ovunque) della modella. Scarpe (indossate ovunque) Pleaser.

Sempre nel 2012, infatti, pubblicò il suo primo lavoro, EP1, una versione ancora in evoluzione di tutto ciò che la rende oggi una delle più affascinanti artiste in circolazione. In quel debutto c’erano già tutti i segnali necessari per intuire che il suo sarebbe stato un futuro brillante, come quel soprano quasi sussurrato che balbetta su una produzione di elettronica sperimentale. Fu però il suo EP2, prodotto da Arca l’anno successivo, che fece scoppiare davvero la sua fama. Singoli come Papi Pacify e Water Me entrarono con una certa prepotenza a far parte della coscienza collettiva (ricordate la collana con il suo nome che sfoggiava nell’artwork dell’EP? La sta indossando adesso).

Poi arrivò il suo primo vero album, LP1, nominato sia per il Mercury Prize che per i Grammy. “Ora penso di essere stata un po’ incauta”, dice riferendosi al momento dell’uscita del disco, con featuring del calibro di Sampha, Dev Hynes e Paul Epworth. “Mi sento molto più indipendente adesso. Mi sento più aperta al mondo e a idee diverse, e credo di avere meno sopportazione verso le cose che non mi servono davvero. Quando ero più giovane mi mettevo in posizioni scomode perseguendo cose più grandi di me, mentre ora … Non ho ancora capito bene, ma c’è sicuramente un modo per ottenere quelle cose senza mettere a repentaglio la propria vita. Sono migliorata abbastanza a livello sociale, spesso mi sentivo paralizzata, come fossi costantemente abbagliata da dei fari.”

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Ora 31enne, Twigs sembra aver vissuto già mille vite. Le chiedo se è stanca. “No,” afferma convinta tra le risate. “Non fisicamente. Non ho mai sentito il mio corpo così giovane. Mi sento più allenata, pronta a tutto. Mentalmente invece penso di essermi sempre sentita piuttosto vecchia, è come se questa non fosse la mia prima vita umana. Ma non sono stanca… Mi sento come un albero.” Comunque sia, questi ultimi anni sono stati davvero difficili per lei. “Hanno trovato dei tumori nel mio utero, così ho dovuto essere operata per rimuoverli,” dice senza far trasparire nessuna emozione. “Poi, quattro settimane dopo l’operazione, ricevo una chiamata da Spike Jonze.”

Il regista, già premio Oscar, voleva che Twigs danzasse nella sua pubblicità del 2018 che promuoveva le nuove HomePod Apple. Lei accettò il lavoro, aspettandosi che la risposta arrivasse più o meno dopo un mese, ma presto scoprì che l’intenzione era quella di farle prendere un volo per Los Angeles proprio la settimana successiva e che lì avrebbe dovuto seguire un workshop in diretta Facetime. “Sembravo moribonda,” dice. “Ero orribile. Non avrei dovuto nemmeno muovermi. E Spike era tipo: ‘Ok, allora noi suoneremo la canzone e ho bisogno che tu la balli nella tua sala.’ Ce l’ho messa tutta e sentivo come se il mio utero stesse per cadere a pezzi. Non dissi niente dell’operazione o del fatto che avevo tutti quei punti nell’ombelico. È stato atroce. Veramente atroce.”

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Camicia Gucci. Pantaloncini Nike. Collant Falke.

“È stata un’esperienza fantastica, nonostante fisicamente io fossi uno schifo,” continua. Di norma, dopo un’operazione chirurgica si dovrebbero aspettare sei settimane per muoversi, figuriamoci per ballare. “Quando ero sul set con Spike, i punti all’ombelico si stavano aprendo. A un certo punto gli dissi: ‘Giusto per avvertirti, potrei cominciare a sanguinare e potrei macchiare questa bellissima camicia bianca…’ In pratica non potevo alzare le braccia, perché tutti gli organi sono collegati tra loro e non potevo distendere la pancia. Eppure la coreografia mi piaceva troppo per mollare tutto, così pensai di ispirarmi alla gestualità di Audrey Hepburn, visto che lei si muoveva sempre protesa in avanti e con la pancia contratta. L’ho fatto semplicemente perché era tutto quello che riuscivo fare.” Questo non è altro che un esempio perfetto di quanto Twigs sia disciplinata. Se decide che farà una cosa, smuoverà mari e monti per farla.

A tale proposito, sempre mentre in convalescenza, Twigs ebbe un’idea per un video musicale... Una in cui serviva che lei diventasse un’esperta ballerina di pole dance. “Quando ho iniziato a fare pole dance è stato un casino, ero un macello,” dice. “Mi sentivo come una lumaca che si rotola per terra mentre cerca disperatamente di rialzarsi. Ma appena si impara il trucco, è uno sport che crea dipendenza.” I risultati del suo allenamento rigoroso sono visibili suo incredibile video di Cellophane, che uscito ad aprile 2019. Diretto da Andrew Thomas Huang, il video vede Twigs in bikini dorato, mentre si avvicina al palo, prima che una strana creatura-insetto con la sua faccia voli verso di lei facendola precipitare dentro uno scuro e fangoso abisso. “È molto più di quanto avrei mai potuto immaginare,” conclude.

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Camicia Loewe. Pantaloncini Nike. Collant Falke.

Per quanto riguarda il testo, per farla breve, ti spezza il cuore a metà. ‘Didn’t I do it for you? Why don’t I do it for you?’ canta laconicamente Twigs. “ Cellophane è particolarmente disperata,” ammette lei stessa. “Ma c’è anche un tocco camp e un accenno di ironia. Anche se non sono sicura che qualcuno lo capirà, oltre a me.” E anche se mentre scriveva quel pezzo era davvero in uno stato emotivo così fragile, bè, da allora ha comunque imparato a fare pole dance. “È strano che, come donne, facciamo queste domande senza renderci conto di quanto siamo epiche e iconiche. I sentimenti che provavo erano il risultato di un’educazione in qualche modo indottrinata socialmente, mi hanno inconsapevolmente influenzata. Però, nel profondo della mia persona, so di stare bene. È come se fossi sdoppiata.”

Cellophane è tratta dal suo tanto atteso secondo album, Magdalene, a cui mentre scrivo Twigs sta lavorando con Young Turks. I fan che quest’estate hanno partecipato al suo omonimo tour teatrale hanno già una certa familiarità con l’elemento di vulnerabilità che caratterizza questo nuovo lavoro. Nel suo show, Twigs diventa un essere onnipotente, capace di destreggiarsi per un’ora e mezza tra passi di pole dance, tap, scherma e una sconvolgente performance vocale; il tutto indossando una seria di costumi disegnati da Ed Marler. Solamente guardarlo è estenuante. “15 minuti prima di ogni spettacolo penso: ‘Non ce la posso fare. Il palo… Ballare tip tap… Nessuno capirà. Che succede se cado dal palo? Chi ho pensato, ed è troppo difficile! Ho puntato troppo in alto! Non ero in me quando l’ho pensato! Come ho potuto prendere queste decisioni?” Se fosse stato uno spettacolo pop come tutti gli altri, almeno avrebbe avuto qualcuno a cui dare la colpa. Ma questa serie di concerti è interamente frutto della sua mente creativa. L’unica persona a cui può dare la colpa è se stessa. “Poi, però, sul palco mi diverto da morire,” aggiunge ridendo. “Esco sempre di scena dicendo: ‘È stato fantastico ragazzi! Vorrei poter fare un altro concerto subito!’”

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Il lavoro su Magdalene, prodotto insieme a Nicolas Jaar, è iniziato tre anni fa e si è sviluppato tra Londra, New York e Los Angeles, dove Twigs si concesse un periodo di solitudine che la portò a indossare lunghi vestiti medievali e vagare in giro da sola. “Ero in una situazione infelice, mentalmente parlando,” dice. “Non volevo uscirne. Non ho molti amici lì, e avevo anche interrotto le comunicazioni con la mia famiglia. Sono andata a LA con l’obiettivo di isolarmi dal mondo.”

“Il disco parla di tutti gli amori che non ho mai vissuto, e di tutti quelli che vivrò,” riassume. Musicalmente, lo descrive così: “Appena penso che tutto sia estremamente fragile e stia per rompersi in mille pezzi, ecco, in quel momento mi sento invasa da un’audacia assoluta che dà al mio lavoro una forza che non ha mai avuto prima.” Pensavamo che Twigs fosse una creatura ultraterrena, ma ora è esattamente di fronte a noi a cuore aperto. “È un disco che parla di fragilità. L’ho scritto in un momento di convalescenza tanto fisica quanto emotiva, penso che traspaia.” L’intensa vulnerabilità del disco sembra però entrare in contrasto con la sua precisione e il suo sovrumano talento.

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Kimono e obi John Galliano 1994 “mini-mono” dall'Archivio personale di mrstevenphilip. Collant Falke.

“Mi fa sorridere pensare che, essendo una donna, la tua storia personale è spesso associata alla figura di un uomo,” spiega. “Non importa che cosa tu stia facendo o quanto sia fantastico il tuo lavoro, certe volte è come se servisse la figura di un uomo perché il tutto possa essere approvato dagli altri. Mi sono sentita così a volte. E poi ho iniziato a leggere di Maria Maddalena e di quanto era una donna incredibile; di come è molto probabile che fosse la migliore amica di Gesù, la sua confidente. Era un’erborista e una curatrice, ma, chiaramente, la sua storia è stata eliminata dalla Bibbia ed è considerata una prostituta. Trovo la storia di Maria Maddalena estremamente potente; c’era tanta dignità, tanta grazia, e moltissima ispirazione.”

Il pezzo di apertura, 1000 Eyes, definisce il tono di tutto il disco, un coro a cappella che parla della paura del cambiamento, della fine di una relazione. “It’s gonna be cold with all those eyes,” ripete più volte in falsetto, accavallandosi alla sua stessa voce. Un basso statico cresce fino a diventare un drone, intanto anche le note si spezzattano, proprio come deve essersi sentita lei nel momento in cui lo stava scrivendo. “Ho pensato,” ricorda, “che se non avessi fatto un pezzo assolutamente perfetto sarei stata distrutta pubblicamente.” Fa male pensarci, considerando il fatto che, nonostante sia sotto i riflettori da ben sette anni, e avendo avuto due relazioni con personaggi ultra-noti, Twigs sia stata comunque in grado di mantenere una certa privacy. Schivando interviste ed evitando la stampa in modo tale da poter portare a spasso il suo cane adottato Solo, o per potersi allenare in qualsiasi scuola di danza. È sempre stata circondata da un’aura di mistero.

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Camicia Gucci. Pantaloncini Nike. Collant Falke.

Holy Terrain, in cui canta insieme a Future, sarà la canzone che riceverà la maggior attenzione. Un pezzo trap con note buie ma pur sempre sexy, una nuova frontiera per Twigs. Dopo aver ottenuto il numero di Future, fece qualcosa che tutti noi avremmo fatto; ossia scrivergli un messaggio a caso. “Non ero sicura che sapesse chi fossi. Gli scrissi tipo, ‘Ciao, sono Twigs. Fammi sapere se ti va di parlare di musica o di altro.’ Ha risposto al messaggio subito e io ero tipo…” Improvvisamente, Twigs lancia il suo telefono sul divano affianco a lei. “Oddio, mi ha appena risposto!’ È troppo dolce. Gli ho mandato l’album e poi l’ho chiamato dicendo: ‘Senti, Future… Il mio album parla di questo. È un album davvero potente e sensibile, con tanta energia femminile, e questa è probabilmente la canzone più divertente che c’è dentro, però mi manca ancora il testo.’ E lui mi fa: ‘Okay, ci penso io’. E la sua parte era meravigliosa,” ricorda Twigs. “Parla delle sue cadute/tracolli come uomo; di quanto è dispiaciuto e chiede aiuto. Amo il Future triste. Amo quando diventa emotivo, quando dà voce alla sua interiorità. È così bello quando si apre agli altri.”

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Sad Day è come se It’s A Fine Day di Opus III incontrasse Kate Bush su un pendio. “La trovo isterica.” Così Twigs descrive la parte vocale. “È tutto sulla stessa nota, è inquietante. Ti sta chiedendo se nella monotonia della tua vita saresti pronto a scommettere tutto per qualcuno o qualcosa di più grande. Ti giocheresti tutto per amore, pur rischiando di soffrire di nuovo?” Anche Mary Magdalene contiene altri glitch alla Kate Bush: il pezzo si apre con un distorto assolo di piano e continua riflettendo sulla potenza femminile.

Una delle sue preferite da interpretare, Home With You, commuove e pretende l’attenzione: “Parla delle relazioni. Le persone sono molto bisognose di affetto, no?” dice. “È così bella e divertente da cantare. Questi archi potenti alla fine – sembra di volare con la voce!” Mirrored Heart è una ballata al pianoforte strabordante di lacrime, piena di dolore e conflitto. “Oh, è triste, vero?” chiede Twigs. “Di solito sono uno schifo quando la canto. Piango ogni volta. In realtà è davvero bello piangere sul palco. Sento sempre quando sta per succedere.”

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Giacca e camicia Marc Jacobs. Pantaloncini Nike. Collant Falke.

L’ultimo pezzo, Daybed, sembra essere più contemplativo, tollerante e calmo. “Quando l’ho scritta,” dice Twigs, “Sapevo che tutta la mia vita stava per crollare. Tutto ciò che conoscevo, la mia stabilità e tutto ciò che ci stava attaccato... Tutto stava per andarsene via.” Un momento abbastanza spaventoso, no? “Nonostante questo non è una canzone arrabbiata. È tipo, wow, questa è la vita. Succederà. Perderò tutto e dovrò ricostruirmi ogni cosa.” La strofa ‘possessive is my daybed’, mi spiega, descrive quella sensazione che provi quando sei sdraiato sul divano paralizzato dai tuoi pensieri e non riesci a muoverti. “L’hai mai provato?” mi chiede. “Tutto nella stanza diventa astratto. Come quando ripeti una parola migliaia di volte e inizia a perdere il significato. Così, ma con la sua stanza, la tua casa, e poi… Tutto. Inizi a vedere le cose in un ordine diverso. Tutto ha un posto giusto e una sua armonia e tutto ciò che puoi fare è far sì che ciò accada, che ti scivoli addosso.”

Per qualcuno che solitamente riesce a gestire bene le cose, un qualcuno di molto cauto, dev’essere sconvolgente non sentirsi più in controllo di tutto, no? “Sì e no… Penso che ci sia una forma di controllo nell’accettare di non avere il controllo. Appena lo si accetta, in un secondo non ci si sforza di combattere più e ci si sente in pace. Ci si sente più calmi.” Mentre dice queste frasi, si vede chiaramente la ripresa. La luce alla fine del tunnel è finalmente qui.

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Ora che manca così poco all’uscita del nuovo album, mi chiedo se Twigs si senta ancora legata al suo nome d’arte. “Non è più il mio alter-ego e questo non è un concept album,” dice con una risata. “Non lo è. Twigs mi ha aiutata ad arrivare fino a un certo punto. Mi ha aiutata a pensare in modo diverso. Ora è fatta. Posso lasciarlo andare.”

Un paio di settimane prima del nostro incontro, Twigs ha fatto un pellegrinaggio a Glastonbury, dove la Torre di San Michele incontra le meravigliose rovine della cappella di Maria Maddalena. “Sono andata e ho meditato,” dice. “Questo viaggio non ha ispirato tutto l’album, ma è lì che è nata la linea di pensiero che mi ha aiutato a finirlo. Siamo andati in cima alla collina durante l’eclissi e tutti stavano urlando alla luna. È stato fantastico poter dire, in tutti i sensi: ‘Grazie e buonanotte, è ora di andare a riposarmi.’”

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Top Saint Laurent by Anthony Vaccarello.
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Top Christopher Kane. Pantaloncini Nike. Collant Falke.

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Crediti


Fotografia Willy Vanderperre
Styling Alastair McKimm

Capelli Rio Sreedharan di The Wall Group prodotti Kérastase
Make-up Lynsey Alexander di Streeters prodotti Lancôme
Nail technician Ama Quashie di Streeters prodotti CHANEL Le Vernis Organdi and CHANEL La Crème Main
Set design Emma Roach at Streeters
Assistente alla fotografia Romain Dubus, George Eyres, Tomo Inenaga and Louis Headlam
Digital technician Henri Coutant
Assistente allo styling Madison Matusich and Abby Adler
Assistente capelli Sherean Miller
Assistente make-up Phoebe Brown
Assistente set design Nia Samuel Johnson
Produzione Ragi Dholakia Productions
Assistenti alla produzione Claire Huish, May Powell, Nina Parsons and Louis Courts
Casting director Samuel Ellis Scheinman for DMCASTING

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