napoli (senza filtri) vista con gli occhi di un fotografo londinese

Ritratti che documentano con brutale onestà Napoli e suoi abitanti.

di Amanda Margiaria
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16 gennaio 2019, 11:58am

"Ho passato così tanto tempo all'estero da essermi quasi dimenticato cosa significa essere inglesi," scrive il fotografo Sam Gregg sul suo sito. Classe 1990, Sam è un fotografo nato e cresciuto a Londra specializzato in fotografia documentaristica, che viaggia senza sosta alla costante ricerca del suo prossimo soggetto. Negli ultimi anni è stato a Bangkok, dove ha immortalato lo slum di Klong Toey, e a Puket per il leggendario Festival dei Nove Dei Imperatori. Ad affascinarlo sono le comunità ai margini, ma anche le culture dalla forte unicità. Così, come non proseguire questa ricerca visuale in una città conosciuta (anche) per il forte impatto estetico dei suoi abitanti, cioè Napoli?

Il risultato sono ritratti impossibili da dimenticare perché veri, autentici. Non promettono di spiegarti il mondo, ma solo di documentarlo con brutale onestà. E se è vero che di fotografi che si avvicinano a culture diverse dalla propria ce ne sono moltissimi, in pochi resistono alla tentazione di abbellire il proprio lavoro con una bella pennellata di sensazionalismo. Sam è tra questi pochi, e se non ci credete date un'occhiata al suo ultimo progetto, Vide Napule e po' muore.

Ritratti Napoli Sam Gregg

Perché hai scelto Napoli, e non un'altra città italiana?
Sono stato a Napoli qualche anno fa e mi sono subito innamorato di questa città. Ricordo di essermi detto che prima di morire avrei dovuto vivere lì per un anno a tutti i costi. Arrivato a 26 anni ho pensato "ora o mai più," così ho seguito il mio cuore e mi sono buttato a capofitto in questa assurda impresa. Ho lasciato il mio lavoro a Londra, trovato un appartamento nel centro di Napoli e iniziato a insegnare inglese. Volevo fotografare la città, e fare quel lavoro era l'unico modo per sopravvivere. Insegnavo la mattina e la sera, mentre il pomeriggio scattavo senza sosta.

Intervista Sam Gregg Ritratti Napoli

Quali sono le caratteristiche che rendono Napoli e i suoi cittadini così diversi da qualunque altro luogo e popolo?
I napoletani—specialmente quelli delle zone più centrali come i Quartieri Spagnoli, il Rione Sanità e Forcella—credono fermamente di essere unici. Il modo in cui parlano, si vestono e muovono è totalmente diverso. Sono incredibilmente passionali, colorati, vistosi, frenetici, accoglienti, scaltri, sguaiati, orgogliosi, melodrammatici e incompresi. La lista di aggettivi è infinita. Napoli è il paradigma perfetto della vita stessa.

Se ci chiediamo perché sono così, beh, credo questo sia in parte dovuto alla loro storia. L'identità culturale di Napoli è stata sottomessa a numerosi domini stranieri, anche molto diversi tra loro, nel corso dei secoli, portando in vita un insieme di tratti e peculiarità introvabili altrove.

Intervista Sam Gregg Ritratti Napoli

Le tue fotografie sono in buona parte ritratti. Come ti avvicini ai soggetti? Sono sconosciuti, oppure stringi con loro un legame prima di fotografarli?
Non conoscevo affatto gran parte dei miei soggetti prima di fotografarli. Parlo un italiano decente, quindi la barriera linguistica non mi ha mai impedito di avvicinarmi a qualcuno, anche nelle parti che teoricamente dovrebbero essere "meno raccomandabili" della città. Forse un giorno tutto questo si ritorcerà contro di me, ma ho vissuto quasi un anno a Napoli e non ho mai avuto problemi di nessun tipo, anche se ho perso il conto delle volte in cui mi hanno detto di mettere via la macchina fotografica.

La reazione della gente del posto era quasi sempre positiva; la maggior parte delle persone era felice di farsi fotografare. I napoletani sono teatrali di natura e vanno estremamente orgogliosi del loro stile, di sicuro non sono timidi di fronte alla fotocamera, ecco. Inoltre, il fatto che io fossi inglese credo rappresentasse per loro una novità interessante. Non c'erano molti turisti nelle zone che ero solito frequentare, figuriamoci turisti con una macchinetta analogica appesa al collo.

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Perché hai scelto di chiamare il tuo progetto Vide Napule e po' muore?
Quando questo modo di dire si è diffuso, Napoli era una considerata una delle città più ricche e sfarzose del mondo, così sontuosa che per molti era impossibile lasciarla. L'unico modo per andarsene era, appunto, morire.

Nel contesto contemporaneo, invece, questa frase è diventata un riferimento ironico alla criminalità di stampo camorristico, fenomeno ormai ultra-documentato.

Sam Gregg ritratti Napoli

Come ti sei avvicinato al mondo della fotografia?
Ho lavorato per anni nell'industria cinematografica, ma il mio era un ruolo poco creativo. La fotografia era il mio modo di compensare le otto ore che passavo davanti al computer ogni giorno. Era una sorta di sfogo, ecco. Non voglio sembrare presuntuoso, ma mi sentivo un po' come Tantalo: così vicino alla creatività da poterla quasi assaporare, ma mai toccare davvero. La fotografia, in quegli anni, mi ha permesso di sentirmi comunque in controllo della mia vita, capace di soddisfare le mie necessità creative.

Sam Gregg Ritratti Napoli

C'è una foto nella serie su Napoli alla quale ti senti particolarmente legato?
L'uomo in completo gessato. Si chiama Luigi, ma tutti lo conoscono come il Playboy di Forcella.

Sam Gregg Ritratti Napoli

Quali emozioni speri di suscitare in chi guarda le tue fotografie?
Qualcosa di diverso dal solito. Un cambiamento dalla solita narrativa in bianco e nero sulla Camorra. Sono un outsider, e forse questo mi ha permesso di immortalare la dolcezza di questa città, quegli attimi di tenerezza a cui la gente del posto non presta più attenzione, a cui è totalmente desensibilizzata.

Il mio lavoro è quello di trovare la bellezza nel quotidiano, e sottolineare lo straordinario nell'ordinario. Le mie immagini non hanno una connotazione politica, sono una semplice documentazione dei personaggi unici che trovo nelle zone più ignorate della città.

Sam Gregg Ritratti Napoli

Stai lavorando (o hai in programma di lavorare) ad altre serie che hanno come tema l'Italia?
Spero di poter continuare a scattare ritratti per See Naples and die nei prossimi tempi, e intanto sto lavorando a un paio di documentari video. Anche se nei miei pensieri c'è sempre la Sicilia.

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Qualche tempo fa a raccontarci con gli occhi dello "straniero" un'altra regione d'Italia, la Sicilia, è stato il fotografo israeliano Asaf Einy:

Crediti


Fotografia di Sam Gregg
Test di Amanda Margiaria

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