Foto di Halle Hirota

questa serie fotografica è un vaffan***o alla censura sul corpo femminile

"La censura riflette paure sociale e dinamiche di potere che umiliano la donna."

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10 aprile 2019, 9:33am

Foto di Halle Hirota

Ultimissime notizie: ancora dobbiamo coprire i capezzoli femminili su Instagram. Gli uomini sono liberi di starsene lì a torso nudo sui social media (meglio ancora se su una spiaggia brasiliana), mentre se algoritmi e perfetti sconosciuti considerano il tuo petto come femminile, beh, allora meglio se ti copri un attimo. Ora Terms & Conditions, il nuovo progetto di Format, vuole dare un contributo nell'equilibrare questa situazione. Come? Mettendo insieme un cast di fotografe con lo specifico obiettivo di discutere della censura nel loro lavoro, ma anche nella vita di tutti i giorni. "Quando fa veramente caldo vorrei solo potermi togliere la maglietta e rimanere a torso nudo senza sentirmi una pazza, o una criminale," ci ha detto la nostra collaboratrice di lunga data Harley Weir. "La censura di genere riflette paure sociali e dinamiche di potere che sessualizzano il corpo femminile invece che liberarlo," riflette invece Mayan Toledano. Oppure semplicemente, come la mette Michael Bailey-Gates, "È un modo per far vergognare le persone dei loro corpi."

Qui di seguito trovate una selezione dei loro lavori e parole sul tema, mentre a questo link trovate il progetto completo.

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Foto di Harley Weir

“Quando fa veramente caldo vorrei solo potermi togliere la maglietta e rimanere a torso nudo senza sentirmi una pazza, o una criminale. Non credo che le persone dovrebbero nascondere o vergognarsi di alcune parti del loro corpo.”

—Harley Weir

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Foto di Michael Bailey-Gates

“Ho parlato con l'artista Carly Mark, il soggetto di questa foto, e lei mi ha detto che questa forma di censura rende 'il corpo femminile qualcosa di pornografico, non un semplice corpo.' Quello dei social media è un mondo parallelo che tende a tirarci brutti scherzi, ma i cambiamenti che avvengono online possono avere effetti concreti anche nelle nostre vite offline. La censura che esiste su queste piattaforme sottintende che i capezzoli siano qualcosa di offensivo, ma solo se è una donna ad averli. È un modo di far vergognare di sé una persona.”

—Michael Bailey-Gates

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Foto di Richie Shazam

“Dovremmo avere il diritto di mostrare i nostri corpi come diavolo vogliamo, senza la paura di dover essere punite e demonizzate per questo. I nostri corpi sono fonte d'orgoglio e tutti dovrebbero ricevere lo stesso tipo di trattamento. Dovremmo essere rispettate e avere la libertà di fare ciò che vogliamo, come vogliamo. Mettere fine alla censura di genere sui social media è fondamentale—dovremmo poter esprimerci senza inibizioni, avendo nelle nostre mani il controllo della narrativa."

—Richie Shazam

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Foto di Mayan Toledano

“Il fatto che i corpi di donne, femme e persone non binarie vengano ancora controllati dalla censura danneggia la nostra libertà d'espressione, impattando anche il modo in cui vediamo e comunichiamo con i corpi. La censura di genere riflette paure sociali e dinamiche di potere che sessualizzano il corpo femminile invece che liberarlo. Quando una foto in cui compaiono dei capezzoli viene cancellata da Instagram non solo "viola le norme della comunità" ma anche i nostri corpi."

—Mayan Toledano

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Foto di David Uzochukwu

“Permettere che sui social finiscano esclusivamente immagini di seni mutilati o durante l'allattamento suggerisce che il corpo femminile sia in qualche modo offensivo. Non dovremmo sessualizzare i corpi, caricarli del peso del nostro sguardo, ma invece guardarli per quello che sono, cioè corpi."

—David Uzochukwu

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Foto di Kayee Kiu

“Non abbiamo paura.”

—Kayee Kiu

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Foto di Nimrod Mendoza

“La gender equality è importante e ha un impatto concreto su tutti gli aspetti delle nostre vite quotidiane. Le mie fotografie sono un modo per trasmettere all'osservatore i miei pensieri sulla società. Inoltre, sono un luogo in cui esprimere positività, uguaglianza ed empowerment. In quanto artista, uso questo medium per sfidare me stesso e gli altri ad esprimersi liberamente, ma anche per sfidare le norme sociali così presenti nelle nostre vite."

—Nimrod Mendoza

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Altro progetto che celebra le donne in quanto esseri umani e non corpi da censurare o soggiogare al patriarcato, quello realizzato da Dove in collaborazione con Girl Gaze e Getty Images. Ve ne parliamo qui:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D US