Screenshot dal video This is England di Shane Meadows

otto cose di moda che sono diventate simboli rivoluzionari

Kefiah, chiodo di pelle, Gilet Gialli: alcuni abiti sono simboli di interi movimenti politici.

di Marion Raynaud Lacroix e Micha Barban Dangerfield
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07 febbraio 2019, 3:24pm

Screenshot dal video This is England di Shane Meadows

Ogni rivoluzione ha bisogno di un simbolo. Spesso si tratta di abiti o accessori. Ne abbiamo scelti otto, un piccolo tour per ricordare a tutti che i vestiti non sono mai solo vestiti.

Il basco Kangol

Béret Kangol Jackie Brown
Jackie Brown, Quentin Tarantino

Ironia della sorte, la notorietà di Che Guevara è molto più legata all'iconografia che al suo pensiero politico. E se quando diciamo "Baia dei Porci" pensate prima a una spiaggia per scambisti che a un episodio storico, è perché il Che ha fallito dove il capitalismo ha invece avuto successo: ridurre la rivoluzione a una divisa facilmente acquistabile su Ebay o Depop. La ciliegina sulla torta del look alla Che Guevara? Il berretto Kangol, che ha anche il vantaggio di richiamare le Black Panthers. Loro lo indossavano all'indietro, abbinato a giacche di pelle e pantaloni neri. Insomma, se volete diventare icone politiche, non potete farlo a testa scoperta.

Le polo Fred Perry

This Is England Fred Perry
This Is England, Shane Meadows

Nel 2013, il giovane attivista francese antifascista Clément Méric fu ucciso da parte di un gruppo di skinhead alla fine di una vendita privata di Fred Perry. L'episodio ci ricorda l'ambiguità storica del marchio britannico, oggetto di una lite senza fine tra schieramenti opposti in tutto, tranne che nel modo di vestire: ai piedi sempre Dr. Martens, sulle spalle bomber neri, capelli rasati e una corona di alloro Fred Perry sul cuore. È il look identitario per eccellenza, nato alla fine degli anni '60 con il punk e poi diffusosi a macchia d'olio tra i giovani della generazione successiva, arrivando fino agli estremi: l'antifa da una parte, nazionalisti dall'altra. Una polo, due rivolte, due schieramenti politici.

La kefiah

Arafat
World Economic Forum, 1996 - Shimon Peres, Yasser Arafat & Klaus Schwab

Prima che Balenciaga la trasformasse nell'accessorio principale della sua collezione autunno/inverno 2007, la kefiah è stata per decenni un emblema della lotta palestinese: nel 1936, durante le rivolte contro la presenza inglese sul loro territorio, i rivoluzionari palestinesi la usavano per nascondere il viso. Nel giro di pochissimo si instillò nelle forze dell'ordine l'equazione kefiah = criminale, e bastava indossarne una per essere arrestati. La reazione dei cittadini? Iniziare a indossarla in massa, nonostante si trattasse di un capo storicamente legato agli agricoltori. Facciamo un balzo in avanti di qualche anno, e nel 2008 il magazine Elle pubblica un articolo dal titolo Kefiah: Come Indossarla in cui viene spiegato ai lettori come replicare a casa il look preferito da Yasser Arafat "in tutta semplicità."

La maschera di Guy Fawkes

Masque Guy Fawkes
V per Vendetta, James McTeigue

La storia di Guy Fawkes risale al 1605, anno della Congiura delle Polveri, aka uno dei più celebri e romanzati tentativi di omicidio del Re d'Inghilterra. Esperto di esplosivi, Guy Fawkes passerà agli annali per la sua (letteralmente) ultima buona idea: evitare di essere squartato impiccandosi prima di essere torturato. È al suo volto ridente e terrificante insieme che si ispira maschera di V, il vigilante anarchico immaginato da Alan Moore, per il quale il (giusto) fine giustifica i mezzi (violenti). Anni dopo, Anonymous farà della sua enigmatica smorfia il simbolo di un nuovo tipo di giustizia, quella che si annida nei recessi del web, inafferrabile e spietata.

Il colletto

L'usine de rien
The Nothing Factory di Pedro Pinho

Dettaglio tanto piccolo da poter anche passare inosservato, il colletto è da secoli il simbolo della lotta di classe. Quello blu emblema della working class, cucito su cappotti utilitaristici e tute da lavoro; quello bianco appannaggio invece delle elite che detengono il potere. Oggi ha perso molta della sua forza simbolica, vuoi per lo sfaldamento della classe operaia, vuoi per la proliferazione delle start-up e del loro codice d'abbigliamento radicalmente diverso, vuoi per l'ossessione della moda contemporanea per il workwear (ne parlavamo qui nel dettaglio). Una cosa, però, non è mai cambiata: l'ingiustizia alla base del sistema in cui viviamo.

Il berretto rosso

Commandant Cousteau Bonnet Rouge
Gita in mare con il comandante Cousteau, Archive INA

Cercate di concentrarvi e pensate all'unica lezione di educazione civica a cui avete partecipato in vita vostra, quando vi hanno spiegato per filo e per segno la genesi dell'Inno Nazionale e il vero significato della Festa della Donna. Quel giorno, l'insegnate di storia probabilmente ha menzionato anche il berretto rosso, copricapo piuttosto appariscente che nell'iconografia degli ultimi secoli rappresenta l'idea di libertà sconfinata. Richiama immediatamente la Francia, certo, e Parigi in particolare, ma nulla vieta di replicare anche qui.

I Gilet Gialli

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Rendu obligatoire en 2016, le « gilet de haute visibilité » ou « gilet de sécurité » permet de rester repérable en cas d'accident, au cas où vous tomberiez en panne sur une route sombre. La fonction initiale du gilet jaune repose donc sur une idée simple : ne pas se faire écraser. Face à un gouvernement dont la politique sociale s'apparente à celle d'un rouleau compresseur, le gilet jaune est devenu un signe de ralliement, invitant la classe politique à écarter ses oeillères pour regarder une France des bas côtés qu'elle ne faisait, jusqu'alors, que mépriser.

Dal 1 aprile 2004 in Italia vige l'obbligo di avere in auto un giubbotto salvavita catarifrangente, così da essere visibili anche da lontano in caso d'incidente. La funzione per cui è stato ideato è assolutamente semplice: non essere investiti da un'altra auto. Sempre un affare automobilistico è alla base dell'insorgere dei Gilet Gialli, così vengono ora chiamati in Italia, nel panorama politico francese: l’aumento voluto da Macron, a partire da gennaio, di 6,5 centesimi e 2,9 centesimi sulla benzina senza piombo. Chi sono e cosa chiedono lo trovate spiegato qui. E qui.

La maglia da calcio

Coup de Tête Football
Colpo di Testa, Jean-Jacques Annaud

Difficile vedere nella maglia da calcio un emblema rivoluzionario. Poi il deputato francese François Ruffin si è presentato in aula con una maglia dell'Olympique d'Eaucour. Il risultato? Multa e stipula di un codice d'abbigliamento per chi riferisce in Assemblea Nazionale. "Quando non stiamo vivendo una crisi parlamentare, viviamo crisi sartoriali," ha commentato Ruffin.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D Francia