Fotografia Mitchell Sams

come virgil abloh ha rivoluzionato la moda con una sola sfilata

Una settimana dopo il suo debutto in casa Louis Vuitton, riflettiamo sul modo in cui Virgil Abloh ha completamente riscritto le regole della moda.

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29 giugno 2018, 9:53am

Fotografia Mitchell Sams

Ad attendere gli invitati della prima sfilata di Virgil Abloh per Louis Vuitton c'era una nota introduttiva dal titolo Il Vocabolario Secondo Virgil Abloh. Non è sbagliato considerare questo vademecum come l’emblema che meglio riassume le conseguenze dell’arrivo del designer di Off-White in casa Vuitton. I lemmi inseriti spaziano da un settore all'altro con nonchalance, esattamente come fa Abloh nel suo lavoro. Il trait d’union tra le diverse voci è l’ironia distaccata con cui guarda a ciò che lo circonda, che si parli della venerazione per Margiela o del nuovo tipo di relazione instaurata tra brand e consumatori poco importa. Ma sotto la superficie, quelle parole altro non sono che una celebrazione della gioia per la nomina di Virgil Abloh in questa posizione, in questa maison, in questo momento storico. È l’ascesa dei millennial, un tempo colpevolizzati e oggi venerati.

È stata una celebrazione totalmente diversa da qualunque cosa vista fino a quel momento nell’industria della moda. Non è stato un evento di moda, ma una riflessione sul mondo in cui viviamo. Il fulcro non sono stati gli abiti, quanto piuttosto il modo in cui la cultura si sta evolvendo, così come le nostre speranze, opinioni, possibilità e sogni. È stato un momento che ha scritto nuove regole per l'industria, ridefinito il significato del lusso, il potere dell’ironia e l'importanza di omaggi e riferimenti. È stata una festa che ha raccontato il potere delle nuove tecnologie, il dialogo diretto con la nuova generazione, il know-how di costruire un brand vicino ai giovani, la rottura dei vecchi dogmi e la voglia bruciante di creare qualcosa di nuovo.

Due giorni prima Virgil aveva presentato la sua collezione per Off-White, a cui il pubblico ha reagito con sentimenti contrastanti. Appena 24 ore dopo, Raf Simons ha fatto il suo ritorno alla Fashion Week di Parigi, continuando la sua elaborata danza d’amore e odio con Virgil. “Abbiamo bisogno di un nuovo schema, di nuove forme,” ha dichiarato Simons dopo la sua sfilata. Commentando con aria annoiata l’iperbole lusso-streetwear-moda, ha poi proseguito: “ci sono troppe felpe con stampe grafiche in giro. Qualcosa deve cambiare.” Potremmo definire la S/S 19 di Simons come una collezione haute couture pensata per essere indossata solo dopo il calar del sole, in cui lo stilista ha sicuramente provato ad andare oltre la democratica prosaicità dello streetwear, tentando contemporaneamente di trovare una nuova estetica e un nuovo modo di comunicare. L'esordio di Virgil in casa LV ha fatto esattamente lo stesso. Poi c’è stato il debutto di Kim al timone di Dior Homme e la prima sfilata di Alyx, brand guidato da Matthew Williams, a cui Kanye e Virgil hanno assistito direttamente dalla prima fila.

Queste sfilate hanno dimostrato che le divisioni all’interno dell’industria sono ormai un vago ricordo e nulla più. Contemporaneamente, hanno dato vita alla creazione di una nuova realtà. Certo, l’esordio di Virgil è quello che si è conquistato le prime pagine dei giornali, ma tutta la flotta di designer che hanno presentato le loro collezioni a Parigi rientra in questo schema di rottura con il passato. Del resto, è stata la sua la sfilata più attesa degli ultimi anni. L’hype è un mostro che si nutre di se stesso, che non ha bisogno di aiuti esterni e che cresce a dismisura. Ma quello che ha preceduto la passerella Louis Vuitton Uomo, espressosi principalmente attraverso una sfilza pressoché infinita di storie su Instagram, è nato dal fatto che pochissime altre sfilate nella storia hanno mai gettato le basi per un cambiamento così sostanzioso nell’intero sistema. E da una piattaforma così ampia. C'è stato così tanto hype perché non stavamo aspettando una nuova estetica o outfit interessanti, ma una vera e propria rivoluzione nell'approccio alla moda stessa. Un movimento verso qualcosa di più aperto, inclusivo e diverso.

"Quelli che un tempo erano gli outsider, oggi hanno un pass che permette loro di accedere ai corridoi del potere. Oggi hanno il potere. Oggi sono il potere."

Nella nota introduttiva Virgil ha definito l’ironia come “filosofia della nuova generazione” e “presenza di Virgil Abloh da Louis Vuitton.” Il lusso è diventato “un’etichetta determinata da valori, codici e qualità, il cui uso e definizione sono stati appannaggio di pochi eletti, fino a che una nuova generazione ne ha conquistato il dominio, cambiando così per sempre le regole del gioco.” Lo streetwear è stato riassunto come “tipologia di abbigliamento largamente prevedibile nella prima sfilata di molti designer dell’establishment, ma anche un genere in cui ciò che veniva visto come sportswear sta oggi diventando lusso.” Virgil ha coniato il termine Margielismo—ovvero la religione professata dai giovani designer come lui—, ha individuato i millennial come suo pubblico di riferimento (sottolineando però di non essere uno di loro) e ha visto nel normcore la sublimazione di una generazione cresciuta a pane e stravaganza.

Prima della sfilata, Virgil ha lasciato intravedere il cambiamento in arrivo in un articolo apparso sul Financial Times. "Alla moda da cui arrivo io non basta più essere considerata innovativa,” ha spiegato al giornalista Charlie Porter. “Credo si stiano definendo le premesse di un nuovo establishment. Questo è il momento di essere assertivi. Ormai abbiamo oltrepassato la linea di demarcazione. Sono state vendute abbastanza camicie e abbastanza post su Instagram hanno ormai cambiato l’ecosistema. Non possiamo più tornare indietro.” Vedere Virgil Abloh al timone di Louis Vuitton è la rappresentazione definitiva di questo ecosistema ormai stravolto. Che poi, ora come ora, non è un ecosistema stravolto, ma il solo ecosistema esistente. Quelli che un tempo erano gli outsider, oggi hanno un pass che permette loro di accedere a ogni spazio, backstage e anfratto dell’industria che fino a qualche tempo prima li guardava dall’alto in basso. Oggi hanno il potere. Oggi sono il potere.

Se la moda ha saputo distinguersi come una delle forme d’espressione artistica più interessanti e dinamiche, è anche grazie al potere pluralistico dello streetwear, inteso come tendenza che si oppone alla storia e alle tradizioni degli atelier parigini. Perché è semplice, comodo, libero, vero e aperto a tutti. E proprio questa apertura l’ha portato al successo. La moda ne aveva bisogno e lentamente gli spazi che separavano questo mondo dall’haute couture si sono assottigliati, fino a scomparire del tutto.

"La moda ora è invitare 3000 persone alla tua sfilata. Fare un casting che più diverso non si può. Scegliere una passerella dei colori dell'arcobaleno. Abbracciare il tuo migliore amico. Sostenersi a vicenda."

Oggi la moda è la forma d’arte più funzionale in assoluto, perché è quella che più cattura la nostra attenzione nell’infinito susseguirsi di immagini che i nostri occhi incontrano quotidianamente attraverso gli smartphone. Vecchio e nuovo, cool e noioso, collaborazioni e colpi di scena, tutto oggi è parte di un solo, eterno scroll. Instagram ha saputo catalizzare il desiderio di tutti noi di avere una moda più inclusiva, ma in prima linea in questa rivoluzione non c’eravamo noi. C’era Virgil Abloh.

Negli ultimi cinque anni circa la moda è passata da nicchia esclusiva a business democratico e inclusivo, facendosi portatrice delle istanze e dei desideri della nostra generazione. La moda non ha più a che fare con la gente stronza, maleducata, piena di sé, a cui piace escluderti e gode nel vederti rimanere fuori dalle sue feste. Queste sono cose che alla nuova generazione non interessano minimamente. La moda ora è invitare 3000 persone alla tua sfilata. Fare un casting che più diverso non si può. Scegliere una passerella color arcobaleno. Abbracciare il tuo migliore amico. Sostenersi a vicenda. Ammirare uno stilista che non ha studiato fashion design, che è figlio di immigrati ghanesi e che rappresenta oggi Louis Vuitton, facendo di tutto per portare questo brand tra le braccia dei giovani.

“Oggi al timone delle più grandi maison d’Europa ci sono stilisti che fino a qualche tempo fa neanche avrebbero osato sognare in risultati simili. È fantastico," ha detto Naomi Campbell al nostro Matthew Whitehouse prima della sfilata LV. “Tutto è possibile. Non solo Virgil è un genio in ciò che fa, ma è anche stato in grado di influenzare positivamente moltissime persone. Lui è l’esempio che tutto può succedere nella vita, e può succedere proprio a te. È per questo che mi piace così tanto. Ti dà speranza!” Che è esattamente il motivo per cui Virgil Abloh ha completamente rivoluzionato la moda con una sola sfilata: Virgil personifica non solo la speranza, ma anche la possibilità che i sogni diventino davvero realtà.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.