vi presentiamo leonardo veloce

Ogni fotografo ha la sua storia da raccontare, e un modo unico di narrarla. La nuova generazione di creativi sceglie di allontanarsi dagli stereotipi, usando la fotografia come mezzo di cambiamento sociale.

|
giu 23 2017, 10:02am

Raccontaci qualcosa di te e del posto in cui sei cresciuto.
Fin da piccolo ho avuto una forte attrazione per tutto ciò che è visivo. Castelli e musei erano i luoghi che preferivo visitare durante le vacanze. In quegli attimi riuscivo a ritrovare un equilibrio con me stesso e una forte pace interiore. Mi immedesimavo in quello che vedevo e sognavo le infinite vite possibili che avevano intersecato quei luoghi e quegli oggetti. Sono cresciuto in un paesino di provincia sulla costa a sud di Roma, Fondi, che i miei clienti inglesi si ostinano a chiamare erroneamente Fendi. Fin da allora il mare è sempre stato una componete fortemente evocativa; un elemento che mi ha dato un senso di libertà e che mi rassicura.

Come sei entrato in contatto con la fotografia?
Avevo 14 anni quando la prima rivista di moda mi è scivolata tra le mani. Ero ossessionato dal concentrato di bellezza che quelle immagini riuscivano a trasmettermi. Ricordo che comprai una cartella enorme in cui raccoglievo tutto ciò che mi piaceva. Dopo pochi mesi, sentivo però il bisogno di sperimentare e realizzare qualcosa di mio; così, per la prima volta, un pomeriggio d'agosto costrinsi mia sorella e una sua amica a posare in riva al mare, indossando le collezioni di un giovane stilista locale. 

Cosa ti attira di questo medium?
L'intimità che si riesce a stabilire tra due persone. Si crea una catarsi così forte che ci si sente totalmente liberi di dire e fare qualsiasi cosa; si perde ogni inibizione e ci si abbandona alle emozioni più vive. Vivo la fotografia come una pratica sociale attraverso cui scoprire persone provenienti dai più svariati contesti culturali. Con la scusa di un ritratto riesci a condividere momenti meravigliosi con persone con cui altrimenti non saresti probabilmente mai entrato in contatto.

Dove hai imparato a scattare?
Durante gli anni del liceo, leggevo molto ed ho cercato di imparare il più possibile da autodidatta. Ero concentrato sul concept creativo piuttosto che gli aspetti tecnici. A 15 anni, finiti i compiti, prendevo il treno per Roma e mi intrufolavo alle sfilate. Poi ho deciso di iscrivermi all'accademia.

È necessaria una laurea per intraprendere la carriera di fotografo?
Nelle professioni creative non credo esistano tappe obbligate; tutto è relativo al tipo di background personale. Nel mio caso, la scuola ha avuto un valore altamente istruttivo, soprattutto da un punto di vista tecnico. Il primo giorno di lezione a malapena riuscivo a pronunciare la parola Hasselblad. In generale credo che all'inizio avere qualcuno che ti dia delle regole, giuste o sbagliate, è importante, soprattutto per creare dei punti di rottura che ti portino a sviluppare un senso critico rispetto a ciascun argomento. Nonostante ciò, la parte formativa più importante l'ho avuta sul set. 

Chi o cosa ti ispira?
Elettra, Ecuba, Andromaca, Giulia Gonzaga, Patty Smith, Mina e mia sorella. La ricerca di una musa è una componente fondamentale del mio processo creativo; non si tratta di un fattore puramente estetico, ma piuttosto di una sfaccettatura emozionale che mi faccia innamorare del mio soggetto. La letteratura greca antica ed in particolare la poesia melica del VII-VI sec. a.C. sono un continuo leitmotiv nel processo di comprensione di cosa sono, di cosa provo e di ciò che amo fare. Quando ho paura e sono confuso, amo rifugiarmi nei testi di Gibran, Hesse e Lucio Battisti. Ho un forte debole per il balletto e divento vergognosamente emotivo quando sono in compagnia di statue e dipinti. La National Gallery è ormai una seconda casa.


Come descriveresti la tua estetica?
Sono alla continua ricerca di Bellezza intesa come essenza dell'unicità. Non c'è niente di più attraente di una persona in grado di amarsi per quello che è davvero, esponendo ed esaltando le proprie fragilità e le proprie 'perfette imperfezioni'. Adoro la pelle, mi ossessiona la capacità narrativa che ha un corpo nudo, trovo che non ci sia nulla di più tenero e rassicurante. Mi piace scattare le persone in un ambiente intimo, spesso la mia camera da letto. Adoro guardare come i loro corpi si muovono e come il candore delle loro pelli cambi a seconda degli argomenti che affrontiamo. L'atto fotografico è un momento delicato, di estrema fiducia tra il soggetto e il fotografo. La fotografia fa vedere senza filtri chi si è e cosa si sta attraversando. Non è una questione di corpo ed esteriorità. Uno sguardo, il ritmo del respiro, un movimento del corpo sono in grado di raccontare molto più di quanto si possa pensare.

Chi ti piacerebbe scattare?
Ci sono tante realtà e persone che vorrei esplorare. Ma se proprio dovessi scegliere mi piacerebbe ritrarre giovani creativi; incontrare le nuove generazioni dietro le grandi aziende della moda e le giovani promesse del mondo dell'arte contemporanea.

A cosa stai lavorando al momento?
Tra un volo e l'altro mi sto dividendo tra la preparazione di un progetto personale molto speciale che svilupperò ad agosto e l'inserimento nelle realtà editoriali che più mi interessano per il mio portfolio.

Se potessi cambiare una cosa nel mondo quale sarebbe e perché?
Decisamente l'indifferenza. La facilità con cui tendiamo ad ignorare ciò che non ci piace e ciò che non ci interessa mi lascia sempre, profondamente destabilizzato. Le situazioni indefinite sono una realtà che non riesco a processare, non le tollero e mi feriscono profondamente.

Per cosa ti batti?
La libertà individuale. La libertà di poter essere sé stessi ogni giorno, di poter amare chi si vuole, di poter viaggiare, scoprire, la libertà di poter fallire. 
Spesso, soprattutto con le persone che amiamo ci sentiamo in costante bisogno di provare quanto siamo validi. L' amore incondizionato è il valore più profondo e bello che si possa condividere in un qualsiasi tipo di rapporto; ed è esattamente ciò per cui mi batto ogni giorno. Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, se non prima a noi stessi.

Quali sono le tue speranze e i tuoi sogni per il futuro?
Continuare a svegliarmi giorno dopo giorno, innamorato di ciò che faccio, continuare a incontrare sul set quelle persone il cui essere ti scombussola, lasciandoti in uno stato di eccitamento così forte che ti pervade e nutre per i mesi successivi. Mi piacerebbe, poi, continuare a incontrare realtà editoriali in grado di spingere l'essenza della mia fotografia e (perché no) trovare una giovane galleria con cui sviluppare il mio lavoro di ricerca personale. 

leonardoveloce.co.uk

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Foto Leonardo Veloce