Pubblicità

le metamorfosi di omogene

Alexis Giannotti, il giovane e autodidatta designer fondatore di Omogene, ci racconta che nella moda "tutto si trasforma" e ci fa conoscere l'armonia del suo caos felice.

di Eloisa Reverie Vezzosi
|
18 maggio 2015, 1:05pm

Omogene è una versione alternativa al comune aggettivo: homogène. E Alexis Giannotti non è il solito stilista emergente. Anzi, non chiamatelo stilista. E adesso vi spieghiamo perché.

Ha 29 anni e porta il nome del nonno, il più giovane pittore vincitore del Prix de Rome. È nato a Montecarlo e ha vissuto a Firenze per studiare architettura, poi marketing e infine per scoprire che era il mondo della moda l'universo adatto alla sua passione per le trasformazioni. Nel 2013 ha lanciato Omogene, il suo brand che unisce l'arte alla scienza, l'artigianalità all'avanguardia tecnologica per dar vita ad abiti in cui funzionalità ed estetica si fondono alla perfezione.
La sua mente progetta. E convinto infatti afferma: "Io sono un designer."
Porta sempre una penna bic nel passante dei pantaloni per essere sempre pronto a disegnare i suoi schizzi. Il segno è deciso, immediato e sicuro come le sue idee. L'unica costante del suo mondo in continuo divenire sono le metamorfosi. Chissà se vincerà "Who is on next? Uomo 2015" alla prossima edizione di Pitti Immagine... noi comunque siamo sicuri che questo sia solo l'inizio.

Il tema della tua ultima collezione sono le "Metamorfosi". Quali sono state le tue e come si definisce oggi Alexis Giannotti?
Mi sento sempre in continuo mutamento e l'unica costante resta il principio del mio lavoro: trasformare le cose. Il tema delle Metamorfosi mi è molto caro ed è legato al mio background di architettura e design. Io non ho fatto nessuna scuola di moda, dopo il liceo classico ho fatto due anni di architettura all'Università di Firenze e tre anni di marketing e comunicazione al Polimoda. Per l'autunno/inverno 2015 ho scelto questo tema che appartiene proprio al mio background. Mi sono chiesto: cosa può essere una trasformazione? Ho cominciato a fare ricerche su cosa potesse rappresentare al meglio il tema. La rana è un animale che segue una sua metamorfosi. Così l'ho utilizzata come stampa per le felpe usando un camouflage particolare, unendolo ai toni del rosa e del rosso. Come materiale ho scelto quello dei sacchi a pelo: la loro funzione primaria è quella di essere un involucro che ti protegga. Ho creato un piumino corto e uno lungo. Inserendo elementi un po' dandy come forme molto organiche, e dettagli particolari come tasche arrotondate e zip. 

Ho preso in mano questo processo creativo come se fosse un progetto di architettura portandolo così avanti dalla a alla z.  Non sono andato a comprare capi vintage, ma ho fatto una ricerca di volumi, silhouette, forme contemporanee... Ho combinato tutto in questo mélange, che non è altro che l'essenza di Omogene.

Come nasce Omogene?
È stato difficile trovare un nome che unificasse tutti i miei interessi. Io ho tanti punti di riferimento e le cose che mi incuriosiscono sono le più diverse. Tutto è contaminazione e tutto si combina in questo processo di equilibrio rappresentato da Omogene. "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma" diceva Lavoisier.  Ritengo che questo sia assolutamente vero, soprattutto nella moda in cui tutto dipende da un costante processo di trasformazione come accade per me e per il mio lavoro. Omogene è costante ricerca non solo di forme, ma anche di materiali e tessuti, è basata su una produzione artigianale tra il Veneto e la Toscana ed è sempre in crescendo.

Stai "progettando da 29 anni", qual è la tua principale fonte di ispirazione? Quali sono i tuoi modelli?
Il secondo marito di mia nonna si chiamava Alexis Axilette ed è stato il più giovane vincitore del Prix de Rome, a 25 anni. Mio padre mi ha chiamato così in sua memoria. Così sin dalla nascita io sono entrato nella parte artistica della famiglia. Questa liaison la trovo una strana coincidenza. Mio padre poi aveva tutti i cataloghi di Sotheby's e da piccolo me li dava e li guardavo sempre, e questo mi ha dato una base. Il mio è un percorso caotico ma allo stesso tempo ben strutturato: mi sembra tanto un caos felice.  Il mio modello di riferimento è senza dubbio Martin Margiela. Sono profondamente affascinato da lui e dalla sua maison, prima che la lasciasse. Margiela e Jean Paul Gaultier, di cui Martin era assistente, sono le due figure della moda alle quali guardo con estrema ammirazione. 

Risiedi a Montecarlo ma hai vissuto a Firenze. Come descriveresti queste due città? Puoi raccontarci un tuo aneddoto su Firenze?
Firenze è "tosta", è la città dell'arte. Monaco si distingue per il lifestyle, ed è una città molto chic. Anche Firenze lo è, ma in modo più discreto, Firenze ha la storia. Quando vivevo in Toscana il mio hobby era andare in mountain bike verso Fiesole. Avevo i capelli lunghi e usavo sempre un laccio da scarpe bianco o marrone come elastico. Anche questa è una trasformazione.

Che consigli ti senti di dare ai giovani designer che sognano il mondo della moda?
La cosa più importante è conoscere se stessi, avere consapevolezza della propria personalità e prendersi il proprio tempo.  Tutto quello che fai decidi di renderlo pubblico solo una volta che l'hai maturato e profondamente capito. Se non hai passione vera, lascia perdere. Devi viverla e sentirla in te in modo viscerale. Il mondo della moda è impegno costante, fatica. A me non interessa lo star system, le paillettes e gli strass; io amo il processo e il pensiero che stanno dietro all'abito e desidero che il mio lavoro sia riconosciuto per questo. 

Omogene è "proiettato verso il futuro", e il tuo futuro come lo vedi?
Il mio desiderio sarebbe quello di aprire un concept store a Monaco, la mia città di nascita. Poi sto pensando di creare una linea di retail e di dare vita a una collezione per la donna.  Sarà difficile sperimentare anche in questo campo: quelli femminili sono codici diversi e sento il bisogno di aspettare ancora almeno due anni. Sono certo però di una cosa: se c'è la voglia irrefrenabile di creare allora niente sarà difficile. Basta l'idea. 

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi

Tagged:
Martin Margiela
Μoda
Pitti Immagine
alexis giannotti
le metamorfosi
omogene