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i 10 designer finalisti di milano moda graduate

L'Italia è una Repubblica fondata sulla moda.

di Eloisa Reverie Vezzosi
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03 luglio 2015, 2:56pm

Si parla sempre del mondo digitale come di un'opportunità di vetrina. Internet avrà anche i suoi vantaggi ma molti sono i limiti.
La Camera Nazionale della Moda Italiana ha ideato, con la collaborazione della Triennale di Milano e la Piattaforma Sistema Formativo Moda, la prima manifestazione che raccoglie il lavoro di eccellenza delle scuole di moda italiane e che mette in contatto i nostri migliori e più promettenti designer con gli operatori del settore. La moda è tornata così al mondo reale, regalando ai giovani una vera e propria possibilità di mettere in passerella il loro lavoro.

Il 2 luglio si è svolta la prima edizione di Milano Moda Graduate e 14 sono state le scuole coinvolte: Accademia della Moda, Accademia di Belle Arti di Brera, Accademia Galli, AFOL Moda, Ars Sutoria, Domus Academy, Harim-Accademia Euromediterranea, IED Moda, Istituto di Moda Burgo, Istituto Marangoni, Istituto Modartech, Istituto Secoli, NABA Nuova Accademia Belle Arti, Politecnico di Milano.
Negli spazi della Triennale è stata ospitata un'istallazione di abiti e accessori e, dalle 9:30 del mattino, hanno sfilato alternandosi i vari istituiti e i loro creativi rappresentanti. Dopo una conferenza dal titolo "Le sfide della creatività", alle 20:00 ha avuto luogo "The Best Of": la sfilata dei look migliori dei 10 designer selezionati. Prima della festa finale, la prestigiosa giuria, composta da Angela Missoni, Sara Maino, Simone Marchetti, Giampietro Baudo, Riccardo Grassi, Lory Yedid, Jessica Michault, JJ Martin, Roberta Valentini, Davide Dallomo, ha assegnato un premio speciale a tre giovani "vincitori".

Noi di i-D c'eravamo e con entusiasmo abbiamo voluto raccontarvi l'esperienza con le parole degli stessi protagonisti: i 10 stilisti del "The Best Of". Abbiamo chiesto loro di definirci la loro collezione, spiegarci il valore aggiunto che hanno voluto portare in questo mondo tanto saturo e come vedono il loro futuro. 

Ma prima ci siamo fermati a intervistare l'ideatore dell'evento Carlo Capasa, neo presidente della Camera Nazionale della Moda.

Come è nato Milano Moda Graduate?
Nasce da un'esigenza. C'era necessità di fare sistema. Non ho creato nulla da solo, siamo un bellissimo team che coinvolge la Camera della Moda e un importante numero di imprenditori capaci. Siamo partiti dall'idea di creare una Camera della moda del futuro. E con consapevolezza abbiamo capito che per fare sistema c'era bisogno prima di tutto di formazione. Abbiamo così iniziato a mettere insieme le scuole, a dedicare loro un giorno, a dare loro un sostegno economico e grande visibilità ai ragazzi. Tutti oggi sono passati da qui, dalle maison ai grandi imprenditori come Renzo Rosso e personaggi come Jessica Michault e Marco De Vincenzo. Abbiamo voluto far vedere le creazioni degli studenti, dar vita a un'occasione di incontro e festeggiarli. Questa è una bella energia.

Fino a dove volete arrivare?
Questo è solo l'inizio. Vogliamo continuare a fare, agire e produrre creatività. Adesso ci stiamo concentrando sul lavoro sostenibile. Ci stiamo impegnando in questo nostro racconto per mostrare meglio chi siamo e cosa facciamo in Italia. Vogliamo spiegare la meraviglia della nostra terra. Parlare ad esempio dell'artigianato e del nostro pragmatismo tipicamente italiano.

Cos'è per lei la bellezza?
Io sono costantemente influenzato dall'arte contemporanea. Per parlare di bellezza deve esserci un messaggio forte. Come l'arte così la moda deve essere in grado di trasmettere emozione. Solo questa è la bellezza nel suo significato profondo. Può essere bella una giornata di sole come una di pioggia. Basta che arrivi un sentire forte.

Cosa augura a questi giovani e a tutte le ragazze e i ragazzi che lavorano e sognano il mondo della moda?
Auguro loro di realizzare i propri sogni. Non sono gli stessi per tutti. Alcuni di loro lavoreranno con grandi brand. Altri vorranno collaborare con piccole realtà' indipendenti. Io auguro loro di trovare la strada giusta.

Diamo ora la parola ai giovani designer finalisti.

La collezione dei tre ragazzi di Kökler "è basata sulla leggenda balcanica 'Rozafa' che racconta di una donna murata viva e sacrificata dal marito. Ci siamo ispirati al carattere della donna e alla dualità che rappresenta: forza e fragilità, modernità e tradizione, libertà e prigionia. Tutto questo è visibile attraverso i tagli e i tessuti come nell'uso di materiali molto leggeri a contrasto con armature di pelle. Per i nostri lavori, partiamo sempre dall'arte che è emozione. I primi due modelli che abbiamo realizzato li abbiamo dipinti noi a mano. L'elemento in più che noi pensiamo di portare nel mondo della moda è il nostro mix interculturale, siamo diversi per provenienza, lingue e visioni e questo è riscontrabile nei diversi tessuti: innovativi ma naturali, pregiati ma tecnologici. Tutto è nero su nero: un gioco di trasparenze. Per il futuro, sogniamo di sviluppare le nostre idee sempre più in grande".

Yuefeng Chen ha ideato la sua "Inception" partendo dallo scultore spagnolo Francisco Sobrino. "Le caratterstiche del mio lavoro sono: linee e strutture sovrapposte, uso delle trasparenze, inoltre voglio dare ai capi una forma dinamica e futurista. Ho voluto realizzare dei veri e propri diamanti tridimensionali. Vorrei continuare a studiare moda e spero di trovare un giorno un lavoro in un'azienda importante ma al momento non ho un piano preciso."

Giulia Guadagno ha voluto raccontarci la sua "Guida alla Sopravvivenza nel Mondo Reale", questo il titolo della collezione presentata. "Mi sono ispirata alla domanda stessa. Da qui ho creato delle storie e ho costruito e creato i capi. Solitamente parto da un collage di racconti e questa volta ho preso spunto dal mondo dello scout e del paracadutismo. I protagonisti dei miei capi sono le corde, ovviamente derivano dai fili per l'arrampicata ad alta quota.
Il plus che riconosco nel mio metodo di lavoro sta nel fatto che non decido di ispirarmi a storie di altri ma realizzo io le storie partendo da cose che già ovviamente esistono. Del futuro? Ho paura, questa è la verità."

La collezione "Ametsubi" è a detta dei due giovani designer "classica", forse proprio per la loro impostazione accademica. L'unicità del loro lavoro sta nella decisione di unire le loro due culture, quella giapponese e quella cinese, a Milano e alla realtà in cui si sono trovati a vivere. "I nostri abiti sono un mix di idee diverse. Abbiamo deciso di fondere le nostre visioni e di concetrarci sui dettagli tenendo sempre in mente una cosa come punto essenziale: il capo è un prodotto e le persone devono poterlo indossare. Abbiamo avuto un sacco di idee 'folli' ma abbiamo voluto rimanere calmi per riflettere sulla vera fattibilità. Siamo realisti, anche questo è un nostro valore aggiunto. Per il futuro sogniamo di viaggiare e di portare in giro con noi anche il nostro stile."

Daniela Curatolo disegna accessori di qualsiasi tipo. Perché limitarsi ai classici orecchini-anello-collana? "Ogni pezzo è diverso. In genere io parto dalla tematica ambientale e uso sempre materiali naturali perché quello che veramente mi interessa della moda è dare un messaggio. Lo ripeto, la moda è comunicazione. Creo occhiali, scarpe, borse, orologi... E venendo dal Politecnico lego sempre all'aspetto ambientale anche l'elemento tecnologico proprio derivato dalla mia formazione. Se l'estetica è tradizionale, l'innovazione è il mio tocco creativo. Ad esempio, ho fatto una borsa da nuoto che si può riscaldare per asciugare il costume. Proprio seguendo questi miei 'principi' sogno di aprire un mio marchio seguendo queste caratteristiche. Il ri-utilizzo è cosa preziosa: portiamo con noi sempre la storia dei materiali che indossiamo."

Aldo Altamura rivela di essere in linea con la tradizione ma di "rivisitare" tessuti e lunghezze. L'eco sta in ricami e lavori all' uncinetto e sono pochi ad usarlo nella moda maschile. Bisogna rivalutare le cose fatte a mano e questo mio ritorno alla tradizione penso sia il mio plus. Ho reinventato ad esempio il classico gessato attraverso linee multicolor poste senza ordine. Il mio obiettivo è quello di creare una mia linea e un mio brand. Il 'Made in Italy' è a volte più apprezzato fuori dal nostro Paese, quindi desidero produrre in Italia ma esportare all'estero."

Tarinii Martinsen ha scelto come nome della sua collezione "The Theatre of Masculinity" per indagare una trasformazione che lei stessa reputa molto "strana": la transizione da ragazzo a uomo. "Ritengo infatti che i ragazzi siano già uomini ma che una volta superata una certa soglia d'età debbano iniziare a comportarsi in modo diverso. Lo trovo bizzarro. Mi sono così concentrata su elementi che mi richiamavano questo processo come ad esempio i nodi e le stoffe, che ho dipinto a mano. Penso che la moda maschile sia in una fase di cambiamento e desidero assolutamente farne parte."

Le "Albe Veneziane" di Alice Illi nascono dalla storia dei suoi nonni che "si sono spostati dalla Sardegna fino al Nord e che ogni mattina si recavano al mercato del pesce di Venezia. La base della mia collezione è stato proprio il loro lavoro e la magia di questa città: mi sono basata sui dettagli dei capi e poi la magia di Venezia, interpretandola in maniera raffinata. Relativamente a questo tipo di lavoro al mercato, tanto umido e bagnato, per combattere il freddo, ho usato ad esempio pvc e plastica e per rappresentare l'umiltà di questa occupazione ho fatto indossare a rovescio le pellicce di lontra e di persiano per far vedere il cuoio che rappresenta la parte meno ricca del capo. Poi ho realizzato ricami ispirati all'architettura di Venezia. Proprio questa interpretazione del mondo del lavoro al mercato in chiave elegante è il plus che ho voluto mostrare oggi. Per il futuro vorrei prima di tutto fare un'esperienza lavorando per un'azienda e poi fondare qualcosa di mio."

Junyi Bao ha voluto raccontare "La Guerra, la Gente" ovvero "la storia dei militari cinesi. Io infatti nasco da una famiglia militare cinese e mia mamma ha lavorato addirittura per più di 30 anni in un ospedale militare. Ho continuato così una mia personale ricerca e ho scelto un preciso periodo storico caratterizzato da rivoluzioni e cambiamenti. Ho fuso poi questi elementi del mondo antico cinese con la realtà occidentale di oggi. Tradurre e fondere la tradizione orientale con i nostri giorni è proprio la sfida che mi sono posta. Per il futuro voglio rimanere a Milano e creare un mio brand qui in Italia." 

I sogni di Francesco De Carli si chiamano "Foggy Dreams" o almeno questo è il titolo della sua collezione ispirata "all'ossessione per la fama da parte di teeneger ma non solo. Per realizzare i miei capi sono partito dalla storia di una ragazzina di provincia ossessionata dalle celeb e dalle rock star. Siccome non può permettersi nemmeno lontanamente di avvicinarsi a quel mondo, questa ragazza si costruisce da sola il suo guardaroba personale. Una sorta di 'do it yourself'. Con l'aiuto e lo styling della mia amica Giulia Curti abbiamo messo insieme questa idea che è la chiave del mio lavoro: a volte "'fan kills", come dice un mio abito, ovvero noi giovani siamo tanto e troppo ossessionati dall'apparire e farci i selfie da dimenticarci delle vere cose importanti. Se per il futuro sogno una mia collezione è solo per una mia personale esigenza. Ho bisogno di comunicare e di farlo in maniera creativa, so che se lavorassi per altri, anche se si trattasse di un importante casa di moda, non avrei mai l'opportunità di dire veramente la mia."

milanomodagraduate.it

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi
Foto Gloria Maria Cappelletti