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abbiamo parlato con i cinque performer della mostra angelic sisters a milano

Cosa può esserci di più evocativo di un nome criptico come Angelic Sisters? Aspettando settembre e la performance di Genesis Breyer P-Orrige, abbiamo incontrato i 5 artisti scelti dalla 186f Kepler per portare la loro arte tra le mura della sconsacrata...

Eloisa Reverie Vezzosi

Non importa avere fede per credere all'arte.
Cosa può esserci di più evocativo di un nome criptico come Angelic Sisters?
Forse solo immaginare di assistere in una chiesa sconsacrata del XVI secolo a performance incentrate sul rapporto tra musica e arte immersi tra gli affreschi dei Fratelli Campi e le mura che hanno sentito le voci di Maria Callas e di Mina.

Angelic Sisters è una mostra organizzata dalla 186f Kepler inaugurata durante l'Esposizione Universale e che da maggio a settembre occuperà la Chiesa di San Paolo Converso di Milano, sede dello studio CLS Architetti.
Per l'opening di maggio sono state organizzate tre giornate di performance artistiche tenute da 4 artisti internazionali quali Stefan Tcherepnin, Anne Imhof, Mai Thu-Perret e John Armleder, mentre quella di Genesis Breyer P-Orridge è prevista per l'11 settembre. Noi di i-D abbiamo voluto interrogare i 5 artisti per conoscerli meglio e per capire dalle loro parole se anche l'arte sia o meno "nutrimento per il pianeta".

John Armleder, una delle più importanti figure artistiche del panorama svizzero e internazionale, ha portato a Milano la sua installazione fatta di luci, laser e proiezioni che hanno creato sculture sugli affreschi e le strutture della chiesa. Dopo Portikus (Francoforte), MOMA - PS1 (New York), Francesca Pia (Zurigo), Palais de Tokyo (Parigi), e la sua candidatura per il più prestigioso premio tedesco della Neue National Galerie Price, Anne Imhof arriva in Italia col suo show che indaga il rapporto tra artista e spettatore, lentezza e passività, dominio e sottomissione. Il lavoro di Mai Thu Perret si divide tra forma e spiritualità, design e tematiche femministe. I protagonisti della sua performance sono marionette a grandezza naturale animate dalla danza di Anja Schmidt e dalla canto di Tamara Barnett- Herrin. 

Stefan Tcherepnin non è solo un visual artist. Insieme al fratello Sergei rappresenta una linea di compositori che ha avuto origine dal trisnonno, Nikolai Tcherep, che collaborava con il Balletto russo e che annovera tra gli altri l'inventore (loro zio) del "serge modular", lo strumento da cui ha avuto origine il sintetizzatore. Neil Andrew Megson alias Genesis Breyer P-Orridge vive al di là dei limiti artistici prima che quelli fisici ed estetici. Si definisce "un avant-garde anti-hero", ha avuto una strabiliante carriera nella musica underground (Throbbing Gristle e Psychic TV, con questi ultimi è stato pioniere della acid house), è anche poeta e artista performativo. Lasciando per un attimo da parte la portata e l'influenza del suo impegno musicale, Genesis Breyer P-Orridge si è presentato a noi come pioniere della pandroginia. Ha sempre odiato le imposizioni della società e i limiti imposti. Così insieme alla moglie, Lady Jaye Breyer P-Orridge, ha deciso di usare la chirurgia plastica, la terapia ormonale e il cross-dressing per mischiare le loro identità e creare un unico individuo, "Breyer P-Orridge". Si tratta di un atto d'amore che continuerà "in eterno" e che l'artista ha deciso di portare avanti anche dopo la scomparsa della moglie nel 2007.

Come descriveresti la tua arte performativa?
John Armleder: Come musica.
Anne Imhof: Lentezza.
Mai Thu Perret: Figures è ispirata dall'antica arte giapponese del teatro di marionette bunraku, segue le varie incarnazioni del personaggio centrale, da indiano devoto alla divinità a intelligenza artificiale.

Stefan Tcherepnin: La performance è attivazione di oggetti inanimati attraverso vapore evanescente accompagnato da musica angelica. Si apre così una porta sulla realtà al di là di ciò che vediamo nel momento contingente e unendo l'architettura alla sua storia.
Genesis Breyer P-Orridge: La nostra esperienza esplora un futuro dove gli essere umani come li conosciamo non esistono più, sottomessi al sistema binario tramite la focalizzazione sui costrutti genetici ereditari; un futuro dove il condizionamento sociale e dogmatico rompe i consacrati cappi comportamentali e l'immaginazione atrofizzata. Noi chiamiamo questo processo "ingegneria culturale". L'improvvisazione pandrogenica e i metodi "cut-up" di Brion Gysin - che noi reputiamo uno degli strumenti più creativi disponibili nel ventesimo secolo - sono profondamente incorporati in tutto quello che creiamo.

Cosa significa per te Angelic Sisters?
John Armleder: Un progetto di Jeanne Graff.

Anne Imhof: Esperienza.
Mai Thu Perret: Corpi imprigionati e voci eteree.
Stefan Tcherepnin: Angelic Sisters è una delle molte manifestazioni dello spirito della generosità e della compassione nell'universo.
Genesis Breyer P-Orridge: Gli angeli non nascono dalla carne. Così come essi sono ermafroditi ed esistono al di fuori del tempo e dello spazio; così questi angeli non hanno genere, sono perfettamente "pandrogenici". Si tratta di un termine che abbiamo creato per separare il nostro interesse sui cambiamenti evolutivi negli esseri umani sia fisici che psichici per distanziare il nostro lavoro dalle strategie tradizionali e più conservative che hanno precedentemente avuto luogo nel mondo dell'arte. Le sorelle simboleggiano il cameratismo, lealtà solidarietà e supporto verso di noi, BREYER P-ORRIDGE. Noi vediamo anche la corrente civilizzazione come politiche, potere ed espressione di un patriarcato sempre più autodistruttivo, un disastro globale messo davanti alla stanza degli uomini.

Anche l'arte è "nutrimento per il pianeta"?
John Armleder: Anzi è il contrario. La maggior parte del cibo reperibile è quello spirituale. Purtroppo il restante è tenuto in mano da privilegiati che non sembrano sapere come condividerlo.
Anne Imhof: No.

Mai Thu Perret: È un bene ed è giusto parlare di nutrimento spirituale, ma il pianeta ha bisogno di qualcosa di più che di gesti simbolici.
Stefan Tcherepnin: Per fortuna non è un nutrimento che viene imposto...

Genesis Breyer P-Orridge: L'ARTE per noi è un atto di devozione suprema; una chiamata, come essere un dottore, un guaritore, uno sciamano, un'anima basata sulla generosità. APRI IL TUO CUORE, IL CUORE È LA TUA ARTE. Così noi diciamo: VIVA LA EVOLUTION.

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi
Foto Tassili Calatroni, tranne il ritratto di Anne Imhof e Genesis Breyer P-Orridge