parliamo di creatività con angela missoni, damir doma, carlo capasa e jj martin

In occasione di Milano Moda Graduate i designer Missoni e Doma, Capasa e l'editor JJ Martin hanno parlato in un talk del futuro dell'industria della moda, di come preservare la creatività e dell'importanza dell'identità per i brand emergenti.

di Giorgia Baschirotto
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01 luglio 2016, 11:09am

In un'epoca in cui l'industria della moda si trova ad un punto di svolta e in cui la comunicazione e le strategie di marketing svolgono un ruolo sempre più preponderante, che ruolo ricopre ancora la creatività? E quale approccio dovrebbero adottare i giovani designer per creare una loro identità senza venire plasmati dai social media e dall'estetica dei brand più cool del momento? A queste domande hanno cercato di rispondere gli stilisti Damir Doma e Angela Missoni, il presidente della Camera della Moda Carlo Capasa e l'editor e giornalista JJ Martin durante l'ultimo talk di Milano Moda Graduate, l'evento milanese dedicato ai giovani designer delle scuole di moda italiane.

"Un tempo il brand era al centro, ora invece ad essere al centro del sistema moda è il consumatore," ha esordito Capasa parlando dell'attuale situazione dell'industria. "I brand dovrebbero cercare però di non piegarsi eccessivamente alle richieste del consumatore, il loro scopo è generare desiderio, non solo soddisfare un bisogno." Anche secondo JJ Martin la creatività deve essere messa al primo posto, soprattutto dai giovani brand emergenti, "Non copiate Gucci perché ora è cool, non copiate Céline! Non è facile dare vita ad una propria identità, ma è ciò che rende un brand un buon brand," afferma, "Se volete lanciare un vostro brand allora dovete creare anche una vostra identità."

Il designer croato Damir Doma, che ha fondato il suo brand omonimo nel 2006, si trova d'accordo con quanto afferma Martin. "Quando ho lanciato il mio brand Hedi (Slimane) era molto in voga e tutti impazzivano per le silhouette aderenti, e quello che feci io fu tutto il contrario," racconta lo stilista. "Ero molto ingenuo agli inizi, non me ne intendevo di business e la comunicazione era qualcosa di totalmente diverso nel 2006; ora devi comunicare costantemente, perciò quando si parla di 'processo creativo' oggi si parla di tutta l'estetica del brand in generale."  

Nell'epoca di Instagram e Snapchat, un giovane designer sembra non potersi più limitare a creare un nuovo linguaggio con i proprio abiti, deve sapersi esprimere soprattutto utilizzando un codice visivo tutto nuovo, e una buona media strategy. "L'idea di innovazione si estende a tutti gli ambiti, un giovane designer deve pensare al pacchetto completo quando presenta il proprio brand," afferma Martin. Dal punto di vista di chi porta avanti un brand con un'eredità importante alle spalle, Angela Missoni racconta, "I miei genitori hanno inventato un linguaggio nuovo all'epoca, il che è molto raro. Ma nonostante questo non cerco ispirazioni tra gli archivi - che conosco a memoria -, cerco sempre di guardare avanti." 

Come deve muoversi allora un giovane stilista per guardare sempre al nuovo e cercare di mantenere la propria personalità? Secondo Doma, "È una domanda in linea con lo spirito del tempo. Solo ora iniziamo a porci interrogativi come 'Dobbiamo davvero contare i follower? O dovremmo forse guardare alla qualità piuttosto che alla quantità?' In quanto creativo ho sentito il bisogno di salvaguardarmi, " continua, "Ho eliminato Instagram, Facebook, non ho più una televisione...I creativi devono avere la possibilità di trovare del tempo per loro stessi, e il fatto di aver ridotto gli show a 2 all'anno mi dà la possibilità di respirare di nuovo." Come molti altri designer, anche Doma è tra coloro che ha scelto cambiare l'assetto delle sfilate contribuendo a rivoluzionare il calendario della moda e favorendo in questo modo il processo creativo, passando da quattro show a due, limitando così l'iperproduzione dell'industria. "Ciò che il consumatore cerca oggi è qualcosa di raro, ecco perché il vintage va così tanto oggi, " commenta Missoni, "ci permette di acquistare qualcosa di personale ed esclusivo. La moda però non dovrebbe essere qualcosa di esclusivo, ed è stato forse l'errore più grande unire la moda al concetto di lusso. Non era quello il suo scopo in origine, la moda dovrebbe essere per tutti," aggiunge.

"Il nome della mia ultima collezione è 'Never for money, always for love' ", conclude Doma, "ogni passo che dovremmo fare è verso questa direzione."

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto
Immagine via Damir Doma

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