Intervista a Pietro Turano, antitesi del disimpegno artistico e volto della resistenza LGBTIQ+

A chi sostiene l'inutilità dell'arte, quest'intervista all'attore di "Skam Italia" non sarebbe piaciuta per niente. Ma a noi sì!

di Gloria Venegoni
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01 luglio 2021, 4:00am

Potremmo riassumere questa intervista con una sola frase: “L'onestà fa crollare la presunzione”. Ed è questo il perno attorno cui Pietro Turano ha costruito non solo la propria vita, ma anche la propria carriera—e a soli 24 anni. Incanalando nella professione di attore l’attitudine all’attivismo e l’impegno politico, Pietro ha incanalato in un personaggio in particolare (quel Filippo Sava di SKAM Italia) la propria storia personale (quella di giovane uomo gay), normalizzando il processo di coming out e facendo in modo che, anche in Italia, ci fosse una figura di riferimento in cui le nuove generazioni potessero riconoscersi e sentissero di avere un modello per quel complesso momento di passaggio identitario.

La scelta di usare non solo la sua piattaforma ma prima di tutto sé stesso, col proprio corpo e la propria voce, per dare il suo contributo culturale e politico nell’attuale contesto italiano emerge anche dal suo irriducibile attivismo, pratica a cui si impegna in prima linea. Tramite le collaborazioni con diversi enti di supporto alla comunità LGBTIQ+, Pietro ha creato un network di aiuto e sostegno dedicato soprattutto ai giovani, offrendo loro un punto di riferimento e uno spazio di ascolto. E l’ha fatto esponendosi sempre con onestà, epurando la propria narrazione da ogni costruzione e mettendo la propria visibilità al servizio del movimento per i diritti civili, di cui è parte integrante e motore.

Non si tratta, però, di un processo facile. La vocina della paura che il momento di gloria sparisca, che l’impegno cada nel nulla e che ci si ritrovi da soli ad affrontare i soliti pregiudizi e le conseguenti porte in faccia, sussurra all’orecchio di chiunque, indipendentemente da status e visibilità. Alcune persone, però, come Pietro, decidono di esporsi comunque. Per questo abbiamo deciso di confrontarci direttamente con lui, che ci ha parlato di arte e attivismo, di ciò di cui il Movimento LGBTIQ+ ha bisogno per evolvere, del proprio impegno con Gay Center e molto altro.

Pietro Turano su una terrazza con felpa colorata, foto di Clotilde Petrosino
Pietro indossa felpa MSGM. Gioielli dall'archivio del modello.

Partiamo con la domanda rompighiaccio per eccellenza: parlaci un po’ di te e del tuo percorso. Chi era Pietro crescendo, com'è arrivato alla recitazione e come ha svoltato con SKAM?
In realtà sono sempre stato un bambino un po’ cupo, non so dire perché. Ma anche molto combattivo e determinato nelle idee e nelle consapevolezze. Il desiderio di recitare ha sempre fatto parte di me così come un certo spirito politico: sono stato rappresentante di classe, poi d’Istituto, poi sono approdato nell'attivismo. Nel frattempo ho continuato a studiare teatro, dove ho conosciuto la mia agente, e da lì abbiamo fatto tutto insieme. Sono arrivati i primi debutti teatrali, poi Skam Italia, da un provino come tutti gli altri. Nessuna svolta, non si smette mai di imparare da e ringraziare per, ogni nuova occasione.

Oltre alla recitazione sullo schermo fai anche teatro: quali sono le principali differenze che riscontri tra grande e piccolo schermo e quale dimensione preferisci?
Quando sono stato scelto per Skam Italia avevo fatto solo qualche corto e per il resto tutto teatro, avevo la presunzione di pensare che arrivando dal teatro quella sarebbe stata una passeggiata: che str*nzata! La verità è che sono in tutto e per tutto lavori diversi, non c’entrano molto l’uno con l’altro. Poter lavorare in entrambe le direzioni stimola capacità diverse e le due cose si arricchiscono a vicenda, ma non sono paragonabili. Mettermi in discussione come attore mi diverte e appassiona sempre, ma se dovessero togliermi definitivamente qualcosa nella vita… non vorrei mai fosse il teatro. Essere stato fermo e lontano dal palco così tanti mesi mi ha fatto allontanare dal mio corpo e per la prima volta non mi ci sto più sentendo a mio agio dentro, ho bisogno di un palco.

Pietro Turano di fianco a un cactus, foto di Clotilde Petrosino
Pietro indossa top e pantaloni MSGM. Scarpe Dr Martens. Gioielli dall'archivio del modello.

Quando hai deciso di impegnarti nell’attivismo? In che modo si fondono la tua identità da attore e quella da attivista? A volte entrano in collisione?
Ho avuto il privilegio di poter fare coming out a 12 anni e di vivere un'adolescenza alla luce del sole, però mi sentivo solo nel mio essere gay: quando mi guardavo intorno nella comunità LGBTQ+ non vedevo persone della mia età, nessuno specchio per riflettermi e riflettere alla pari, era un contesto già adulto. Così, dopo uno spiacevole attacco omofobo ho deciso di passare all’attivismo LGBTQ+ per portare il mio contributo da giovane per giovani, sfruttando il privilegio datomi dalla visibilità e sperando di poter essere d'esempio per altri giovani che cercavano una sponda per esporsi ed esprimersi.

Ho coordinato per anni un gruppo che ha dato a migliaia di giovani quello che a me era mancato: ho visto sbocciare fiori, nascere amori, carriere, sogni. Da lì in poi è diventato un impegno e un lavoro quotidiano a servizio della comunità. Le mie anime, artistica e politica, sono in costante dialogo perché l'identità è una sola, nella sua complessità! È una continua contaminazione, perché il mondo dell'arte mi spinge a guardare fuori dalla mia bolla e mi fa approcciare all'attivismo in modo creativo, allo stesso modo porto l'attivismo nel mio lavoro artistico, perché la cultura, il cinema, la tv, il teatro per quanto "aperti" sono sempre specchi del paese a cui appartengono: maschilisti e poco inclusivi. Più che entrare in collisione… essere un attore con un'identità forte ha un prezzo, ma sono qui per forzare le regole del gioco. 

pietro turano con camicia rossa e kajal, foto di Clotilde Petrosino
Pietro indossa total look Gucci. Gioielli dall'archivio del modello.

Ti va di parlarci di Gay Center, del tuo lavoro per Arcigay, della scena LGBTQ+ di Roma e del tuo ruolo da portavoce?
Roma è grande, è un territorio difficile, ma credo che essere diventato oggi portavoce di Gay Center sia proprio segno di un cambiamento che mette al centro il bisogno di rimettere insieme i pezzi e riorganizzare la lotta. La mia formazione politica è merito di Arcigay, la più grande associazione italiana con 70 comitati territoriali. Ma la mia casa è da sempre il Gay Center, punto di riferimento che accoglie a Roma Arcigay, Azione Trans, Differenza Lesbica e i primi servizi di ascolto e accoglienza d'Italia, apripista per decine di altri percorsi fondamentali: la Gay Help Line (800.713.713), un numero verde nazionale di supporto per persone LGBTQ+ e alleatə, che offre ascolto e servizi gratuiti come consulenze legali, psicologiche, mediche, di mediazione familiare, orientamento, ecc.

Gestisce anche l'accoglienza di Refuge LGBT, la prima casa-famiglia in Italia per giovani LGBT+ cacciatə di casa o vittime di violenza. Organizziamo attività culturali, progetti in circa 30 scuole del Lazio, abbiamo 3 gruppi giovani (Under-20, Under-27, Trans) e un gruppo Over-55, ma anche il coro e il gruppo di lettura! Il nostro lavoro è quello di metterci a servizio della comunità offrendo spazi e strumenti mentre lottiamo per i diritti di tuttə, e sostituendoci a loro come uno "scudo" quando hanno bisogno di aiuto. 

pietro turano con pantaloni a vita alta di tessuto e kajal, foto di Clotilde Petrosino
Pietro indossa tank top Calvin Klein. Pantaloni Hanged Empress. Gioielli dall'archivio del modello.

Ti è mai capitato di venire criticato per questa tua scelta? Non sarebbe la prima volta per un personaggio dello spettacolo che si espone per supportare certe tematiche…
Non è così semplice, all'apparenza solo attestati di stima. Ma è tutto molto più sottile, strisciante. Si preferiscono identità neutre, vuote, da riempire di contenuto. Essere così esposto significa essere considerato pesante, ingombrante. Potevo scegliere di sottrarmi e fare una carriera lineare, ma la mia è una battaglia culturale. Non combatto solo per me, ma per chi viene dopo e ha i miei stessi sogni. Voglio morire sapendo di aver fatto qualcosa, questo per me sarebbe il vero successo.

Quali sono le narrazioni mediatiche della comunità LGBTQ+ che più ti infastidiscono? Noti dei miglioramenti di recente?
Anche qui è un discorso di apparenze. Si sta facendo qualcosa per essere sullo schermo più rappresentativi di un mondo fatto di sfumature sempre più visibili. Le narrazioni però sono ancora troppo spesso superficiali e bidimensionali, pensate per strizzare l'occhio al pubblico. Ma il grande lavoro da fare per cui mi batto è soprattutto dietro le quinte, dove bisogna fare in modo che le sfumature identitarie di ognunə non siano più il metro di giudizio per accedere o meno alle stesse opportunità lavorative. È un processo culturale che deve essere radicale. 

pietro turano in mezzo ai panni con braccia alzate, foto di Clotilde Petrosino
Pietro indossa camicia Valentino. Gioielli dall'archivio del modello.

Cosa significa essere parte oggi della comunità LGBTQ+ del mondo dello spettacolo?
Significa sentirsi profondamente soli, perché quasi nessuno è pubblicamente esposto. Sembrano di stare ancora negli anni '60, forse servono dei moti di Stonewall dello spettacolo. 

In un'intervista hai parlato degli stereotipi inerenti alla coppia eteronormata, di come la comunità LGBTQ+ possa smantellarli e di rapporti poliamorosi. Ti va di approfondire l’argomento?
Volevo dire che da quando la comunità LGBTQ+ si è organizzata le prime volte, dai veri margini di una società che non voleva vedere e includere le identità "non conformi", ha cercato i suoi modi per vivere sperimentando e scoprendo modelli di esistenza, relazione, sessualità, famiglia non previsti. Gridare "io esisto", quando fino a quel momento si è finto che tu non ci fossi, scuote lo status quo e mette in discussione tutto ciò che è prestabilito e preconfezionato.

Tutte le battaglie LGBTQ+ sono state territori di indagine inediti e messa in discussione della norma, soprattutto quando la norma è: uomini e donne si sposano e fanno figli secondo regole precise. Mettere in discussione questo modello escludente partendo dal fatto che alcune persone non possono farne parte, è stata un'occasione per dire a quest’ultime e alle altre che esistevano possibilità diverse per pensarsi e viversi. La liberazione delle identità queer è un'occasione per adottare nuove lenti che liberino chiunque da una prospettiva patriarcale della società. 

pietro turano seduto in poltrona con testa appoggiata alla mano, foto di Clotilde Petrosino
Pietro indossa total look Emporio Armani. Gioielli dall'archivio del modello.

Si ha la sensazione che l'Italia proceda su due binari paralleli per quanto riguarda inclusività e diritti civili. Uno è quello della nostra bolla, l'altro quello del cosiddetto “Paese reale”. Secondo te, come possiamo veicolare questi dibattiti tramite canali di distribuzione più generalisti? Che ruolo può esercitare in questo senso il mondo dello spettacolo?
Il cambiamento si fa a tutti i livelli, dal più alto e intellettuale al più terreno e generalista. Pensare che certe questioni siano elitarie è una visione inutilmente borghese. Il percorso è culturale e radicale, deve andare alla radice delle cose, e parlare della vita e dell'identità delle persone è la cosa più alla radice che esista. Il mondo dello spettacolo è conservatore, sbagliamo a credere che non sia così: usa giochi di fotografia per proiettare luci che non esistono e dietro c'è un'enorme camera oscura. Per essere funzionale al cambiamento e veicolare qualcosa di nuovo bisogna prima bruciare la pellicola, premendo l'interruttore nella stanza.  

In un'intervista apparsa su Fuori i nomi! di Simone Alliva, Caterina De Simone fa notare come il movimento LGBTQ+ si sta muovendo tramite canali esterni alla politica—anche perché i giovani ne sono esclusi. La sua posizione è che il movimento dovrebbe provare a rientrare nella sfera politica. Qual è la tua opinione a proposito? Il Movimento LGBTQ+ è in effetti più incisivo e virtuoso quando è esterno alla politica e rimane nei canali “culturali”—spettacolo, letteratura, internet?
Il Movimento si è piegato alla politica seguendo un percorso di "normalizzazione" quando ha creduto di poterci guadagnare finalmente qualcosa, ma era una truffa. Bisogna farsi forti di questi nuovi canali del nostro secolo per tornare a fare pressione e prenderci con la forza gli spazi politici, perché alla fine le grandi partite si giocano lì. Se pensiamo che da mesi stiamo affrontando un dibattito pubblico su una legge vecchia di trent'anni, quando in realtà la comunità sta già anni luce avanti, di che dobbiamo parlare ancora? Ma ci siamo dovuti prestare a questo circo perché la politica detta l'agenda. Allora noi dobbiamo tornare a dettare i temi, perché la società civile siamo noi. 

pietro turano sdraiato su un letto foto di Clotilde Petrosino
Pietro indossa tank top Calvin Klein. Pantaloni Hanged Emperess. Gioielli dall'archivio del modello.

Il ruolo per cui sei diventato famoso è quello di Filippo Sava di SKAM Italia. Per cosa sarai sempre grato a questa esperienza? Ti ha cambiato e arricchito?
Ho capito di essere gay guardando una serie americana nella desolazione notturna della mia cameretta, durante le vacanze di Natale. Pensare che per migliaia di ragazzinə sia stato uguale guardando me in una serie italiana… mi fa piangere. Sono felice di una felicità che scoppia dentro. Se domani muoio avrò chiuso il mio primo cerchio, quello più importante. 

Qual è, secondo te, l’apporto di SKAM Italia al dibattito sociale attualmente in corso?
Un respiro di sana verità. L'onestà fa crollare la presunzione.

pietro turano con viso appoggiato alle mani foto di Clotilde Petrosino
Pietro indossa canotta Emporio Armani.

Cosa hai in cantiere adesso?
Ho appena finito di girare il film d'arte La Discoteca di Jacopo Miliani, visual artist pazzesco con cui debutteremo a Settembre al Museo Pecci di Prato e poi in contesti festivalieri. Da gennaio invece è nato con Cross Productions un rapporto di consulenza editoriale bellissimo, grazie al quale sto sviluppando come autore e conduttore dei progetti di podcast originali, ma non solo… 

Dove e come ti vedi tra 10 anni?
Mi vedo autore, ma senza smettere di essere un attore. Per vedere le narrazioni che ci mancano dobbiamo metterci in gioco e prenderci gli spazi con le unghie e con i denti. Chi lo farà per noi altrimenti? Il mio faro oggi è Michaela Coel.

pietro turano appogiato alla credenza con dei piatti, foto di Clotilde Petrosino
Pietro indossa total look Givenchy. Gioielli dall'archivio del modello.
pietro turano davanti a credenza con piatti, foto di Clotilde Petrosino
Pietro indossa total look Givenchy. Gioielli dall'archivio del modello.
pietro turano in bianco e nero in mezzo ai piatti foto di Clotilde Petrosino
Pietro indossa Gilet Vivienne Westwood. Gioielli dall'archivio del modello.
pietro turano in bianco e nero foto di Clotilde Petrosino
Pietro indossa total look Valentino. Gioielli dall'archivio del modello.

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Crediti

Fotografie di Clotilde Petrosino
Stylist Gianluca Cococcia
MUA Ilaria Iannaccone
Capelli Antonia Ninni
Testo di Gloria Venegoni

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