Images courtesy of GmbH 

La S/S 22 GmbH è uno studio critico sul concetto di whiteness

Benjamin Alexander Huseby e Serhat Işık ci hanno raccontato il processo creativo dietro a una delle collezioni più potenti della stagione.

di Mahoro Seward
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28 giugno 2021, 11:27am

Images courtesy of GmbH 

Per la loro collezione S/S 22, Benjamin Alexander Huseby e Serhat Işık di GmbH si sono chiesti: cosa significa vestirsi di whiteness? Da tempo immemorabile, infatti, i designer bianchi di sono appropriati per le proprie collezioni delle estetiche tipiche di altre culture, rendendo esotici e sminuendo interi popoli ritenuti altri e interpretando ricchi patrimoni culturali attraverso prospettive miopi occidentali per creare abiti adatti a poco altro che cosplay razzisti. Ad oggi invece, almeno nella moda, la whiteness e il suo capitale culturale sono rimasti relativamente immuni da alcuna appropriazione.

Per questa stagione, il duo berlinese presenta così White Noise, un corpus di look che disfa gli archetipi del concetto di whiteness con eleganza, umorismo e arguzia. Si basa su una sottile corrente sotterranea che ha attraversato la loro collezione A/W 21—un'indagine su come oggetti quali jodhpurs e stivali da equitazione, maglieria Fair Isle e pellicce sontuose vengano codificati come proprietà dell’ambiente dei ricchi posh bianchi—sperimentando così con il potere sovversivo di inserire corpi di persone BIPOC in quei vestiti.

E se non ti eri accort* della critica che il duo di designer aveva sollevato nelle collezioni precedenti, bè, stai pur cert* che ora sarà ti sembrerà più che cristallina. Tutti, infatti, hanno presente gli archetipi delle persone bianche che i designer hanno analizzato: maglie corte e arricciate abbinate a pantaloni alla cavallerizza bianchi in denim con doppia zip e stivali da equitazione sono perfettamente in linea con l’estetica del giocatore di polo, mentre i maglioni gettati con noncuranza sulle spalle abbinati a pantaloni stretti e camicie in popeline ci suggeriscono che i Tilly e i Rosies stanno guardando quella stessa partita da bordo campo. I look in denim dal taglio pulito emanano un'aria nostalgica, con blue-jeans all’americana, grafiche da baseball e camicie color sabbia indossate con pantaloni in pelle vegan marrone che potrebbero far parte del look di uno sceriffo del Midwest.

Come probabilmente avrai notato dalla descrizione qui sopra, nonostante tutta la complessità dell'argomento scelto, c'è leggerezza nel lavoro di Benjamin e Serhat, un lavoro completamente imbrattato di satira e spirito camp. Gli archetipi che hanno invocato sono, a tutti gli effetti, piuttosto divertenti. Attraverso questi, tuttavia, riescono a parodiare le strategie etnografiche delle istituzioni sociali bianche in un modo che è "quasi drag," afferma Benjamin. "Mi ricorda quella scena di Paris Is Burning, dove la categoria della ball era ‘Città e campagna’.”

Naturalmente, GmbH non è affatto il primo brand a utilizzare la moda come mezzo per interrogare, appropriarsi e sovvertire l'autorità culturale della whiteness. Tra i più notevoli ad averlo fatto negli ultimi tempi ci sono gli eroi della cultura hip-hop e R&B degli anni '90, che hanno preso marchi, look e persino tessuti che un tempo erano sinonimo di un ideale bianco e li hanno fatti propri—pensate ad Aaliyah e le Destiny's Child in Tommy Hilfiger, o agli iconici look in denim strappato di Mary J. Blige. Il dovuto omaggio reso a questo capitolo della storia della moda sta nel finale della collezione, uno spettro di capispalla in denim e eco-pelliccia pastello nella silhouette del revenge dress, dando inizio alla linea semi-couture del brand.

Che questa sia una collezione dal peso cerebrale importante, è un dato di fatto. Eppure, nonostante la mole intellettuale, non si perde dentro ai concetti. Gli abiti che vediamo emergere dalla nebbia bianca nel film di presentazione diretto da Matt Lambert sono accessibili e, soprattutto, davvero hot. Qui, Benjamin e Serhat ci raccontano i pensieri dietro una delle più straordinarie collezioni di abbigliamento maschile della stagione.

Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH

Dunque, White Noise. Parlatemi del titolo. 

Benjamin Alexander Huseby: In parte è stato ispirato da questo libro di Don DeLillo che ho riletto di recente. Tocca molti temi angosciosi della periferia che ruotano attorno ai concetti di morte e della banalità della vita quotidiana, concetti ora estremamente legati alle nostre vite. Da un punto di vista tematico, però, le nostre collezioni sono sempre state molto di reazione, e cercano di incarnare le nostre impressioni rispetto a ciò che sta succedendo nel mondo nel momento in cui siamo immersi. Questa volta si trattava più di un interesse rispetto allo studio di cosa siano realmente la whiteness e la cultura bianca. Come BIPOC, abbiamo costantemente a che fare con la nostra brownness, la nostra blackness—dobbiamo costantemente difenderla e analizzarla—e i bianchi questa relazione con la propria etnia non ce l'hanno. Non devono pensare alla bianchezza, perché è proprio lì, è considerata l'impostazione predefinita.

Serhat Işık: È una ricerca che in realtà abbiamo iniziato la scorsa stagione, ma non molte persone hanno colto i codici estetici a cui stavamo attingendo—l'equitazione, lo sci e tutte queste attività che, anche se non sono esclusivamente riservate ai bianchi, sono note a parte della cultura bianca dell'alta borghesia.

BAH: Sì, un’immaginario da WASP e da country club.

Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH

SI: A quanto pare, non era abbastanza evidente, quindi in questa stagione ci siamo impegnati per renderlo il più chiaro possibile. Come progetto, GmbH si occupa di decolonizzare le nostre menti attraverso la moda, in stretta collaborazione con la nostra comunità. Ci è sempre stato chiesto di descrivere le nostre culture, e questa è una parte importante di ciò che facciamo e di ciò che abbiamo fatto finora. In questo caso, la cultura che volevamo esplorare è quella in cui siamo nati, eppure ci è sempre stato detto che non ne facciamo parte. Volevamo esplorare come sarebbe stato per un marchio come GmbH capovolgere le cose e appropriarsi della cultura bianca.

BAH: È importante dire, però, che è stato fatto con un po' di umorismo e di spirito camp. E anche che non si tratta solo di whiteness—cercare di capire i tropi e gli archetipi di questo ideale di cultura bianca da sogno americano è stato il nostro punto di partenza, ma poi siamo anche tornati a qualcosa a cui siamo sempre stati interessati—esplorando come le persone BIPOC si sono storicamente appropriati e hanno sovvertito la cultura bianca. Era una pratica molto evidente per noi che siamo cresciuti negli anni '90, ed è diventata ancora più limpida nella cultura musicale, per esempio.

Sì, c’è un cambiamento più o meno attorno al look 20 dove il tutto ha iniziato a farmi venire in mente Janet Jackson e Mary J. Blige. Cosa ha alimentato il vostro interesse per le figure che negli anni ‘90 hanno interpretato e sovvertito la cultura bianca? 

SI: Per me, si trattava davvero di cambiare la narrazione. Lavorando in nell’era della post-identità, avrei quasi voluto ritirarmi un momento e concentrarmi sul creare qualcosa di diverso dalle conversazioni che abbiamo avuto da prima ancora che fondassimo GmbH. Diciamo sempre che la moda è uno strumento che utilizziamo per sensibilizzare o parlare delle cose di cui vogliamo parlare, quindi avevamo bisogno di un momento per riorganizzarci e ripensare a come avremmo potuto continuare a farlo senza continuare con la stessa linea di pensiero. Questo è ciò che personalmente mi ha spinto a continuare a ricercare questo argomento e a capovolgerlo realmente. Anche se arrivasse qualcuno e dicesse: "Oh, ora si stanno appropriando della cultura bianca?!", almeno è una conversazione diversa, ed è quella che mi interessa ascoltare. Preferisco questo piuttosto che sentire ancora commenti del tipo “Stanno celebrando la loro cultura! Amo i modelli mediorientali!!, perché è quello che ci si aspetta sempre da noi. Ed è bello, certo, ma ora vogliamo cambiare le cose!

Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH

BAH: Penso che siamo tutti stanchi di dover costantemente fare i conti con le nostre identità.

SI: C'è anche un momento in cui mi annoio. È quasi come se dovessimo stare dentro questa narrazione, e presentare una collezione mediorientale di ispirazione queer dietro l’altra. Ma ora stiamo dicendo: “No, parliamo di te. Parliamo di whiteness. Parliamo di noi che ci appropriamo della tua cultura e vediamo come reagisci.”

BAH: E se parliamo di etnia e colore, una cosa da riconoscere è che non ci siamo chiamati da soli "Brown" o "Black". Quella denominazione è il prodotto di una cultura coloniale bianca, quindi forse è proprio la whiteness il problema. Forse è questo che dobbiamo capire ed esplorare.

Qui lo fate guardando le tipologie di persone bianche, ma lo fate con un tocco leggero. Alcuni di questi look sono davvero camp, cosa vi ha attratto degli archetipi specifici che avete esplorato?

SI: In un certo senso, era perché erano così ovvi. E poiché i codici sono così importanti in quello che facciamo, specialmente i codici che sono stati usati per opprimere le persone BIPOC, si tratta anche di scoprire dove risiede realmente il potere. Ad un altro livello, però, volevamo anche solo mostrare a tutti come potremmo rendere questi archetipi realmente sexy e in un modo inaspettato.

Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH

Un altro elemento fondamentale di questa collezione è la vostra collaborazione con il brand palestinese tRASHY CLOTHING. Raccontateci come avete iniziato a lavorare insieme.

BAH
: Il brand è gestito da Shukri Lawrence e Omar Braika, due ragazzi palestinesi con sede in Giordania. Ci hanno contattato qualche tempo fa e abbiamo iniziato una conversazione su come poter fare qualcosa insieme. Hanno accumulato molte ricerche sul graphic design palestinese, sia politico che non politico, e abbiamo deciso che avrebbe avuto senso fare qualcosa per la nostra collezione—tipo una maglietta Free Palestine. La maglietta è creata per beneficenza, ma penso che sia importante sottolineare che questo non è la sola cosa che chiedono i palestinesi; chiedono solidarietà e visibilità, e che la loro voce venga ascoltata. Abbiamo ritenuto che inserire una dichiarazione semplice in una sfilata di moda fosse uno dei modi in cui potevamo aiutare a mantenere viva quella conversazione. È una situazione molto critica e, per la prima volta nella mia vita, sento che la narrativa mainstream stia cambiando. Vogliamo mantenere quella conversazione e lo slancio in corso, qualunque cosa accada.

SI: Questa è la cosa fantastica della moda, ed è una delle cose che amiamo di essa—c'è una banalità intrinseca, eppure è per questo che è così immediata.

Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH
A model wearing a full look from GmbH's SS22 collection
Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH
Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH
Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH
Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH
Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH
Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH
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Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH
Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH
Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH
Un modello indossa un look completo dalla collezione S/S 22 GmbH

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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Crediti:

Testo di Mahoro Seward
Fotografie per gentile concessione di GmbH

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