Fotografia di Bea de Giacomo

nita, il brand emergente che sfida la gioielleria tradizionale

Fondato dal designer Nicolò Taliani, il brand multidisciplinare si inserisce nel mondo della gioielleria creando oggetti ibridi che fondano ricerche antropologiche e studio degli artefatti.

di Giorgia Imbrenda
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13 ottobre 2021, 9:48am

Fotografia di Bea de Giacomo

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di nita, il brand di gioielli del designer Nicolò Taliani che, partendo dal suo background multidisciplinare, ha voluto traslitterare il proprio immaginario nel reame della gioielleria, sovvertendolo dall’interno.

Partendo dai suoi studi in Design Industriale, passando poi dalla direzione creativa e dalle pratiche scultoree, Taliani ha acquisito un background eclettico delle arti applicate, che ha portato nell’universo della gioielleria creando dei cortocircuiti che fondessero pratiche, visioni e modi di operare diversi tra loro. Nasce così un brand fluido, che partendo dallo studio degli artefatti e degli oggetti prende pieghe antropologiche, poetiche, che tracciano i contorni di un immaginario progettuale e visuale complesso e multiforme.

Ispirate dalle sue visioni e dall’immaginari di nita, abbiamo voluto intervistare il fondatore e designer per capire di più gli obiettivi e il raggio d’azione dell’intero progetto.

nita rebel label giovani emergenti
Fotografia di Bea de Giacomo

Ciao Nicolò! Parlaci di te, del tuo passato e di tutto ciò che hai fatto prima di decidere di avviare il tuo brand.
Ciao! Ho iniziato il mio percorso frequentando il corso di Design Industriale alla Central Saint Martins di Londra nel 2003. Proprio in quegli anni ho disegnato la mia prima lampada—Lampada no.1—ancora in produzione nella sua prima versione chiamata switch. Da lì ho iniziato a lavorare come freelance nel mondo dell'illuminazione, degli interni e dell’arredo, fino ad approdare da poco nel mondo della gioielleria.

Come ti sei avvicinato alla pratica della gioielleria?
Avevo appena concluso una parentesi da direttore creativo per un brand di illuminazione, e decisi che avevo bisogno di un cambiamento radicale. Volevo esplorare idee più astratte e nel 2014 viaggiai a Los Angeles con Christian Rosa, pittore e amico d’infanzia, con coi ho lavorato per qualche anno, imparando ed evolvendomi sempre più. È lì che ho iniziato a cimentarmi nella scultura. Durante la mia permanenza a LA, ho conosciuto una persona di nome Snarky che era fuggito dal Colorado e stava fabbricando anelli in argento in una tenda scambista al Burning Man Festival.

L’obiettivo era quello di creare 500 anelli in una settimana. Dalla fusione, alla saldatura, fino al prodotto finito. In quel momento ho capito che mi interessava portare avanti anche questa di passione. Anni dopo ho aggiunto al mio processo di produzione anche la lavorazione del vetro che ho imparato da Moulaye, un ragazzo senegalese conosciuto dai maestri veneziani come Mura’nero’, diventato poi il nome della sua bottega.

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Fotografia di Bea de Giacomo

Come definiresti in tre parole il tuo brand?
Direi zeitgeist, film-set e decostruito.

Le tue opere sembrano della maschere antiche riviste in chiave contemporanea, qual è la tua più grande ispirazione?
L'ispirazione dietro a questi oggetti—creati in collaborazione con Kenneth Ize—era la parola unity. L'idea era quella di usare i volti come rappresentazioni della diversità umana e di dare un tocco di colore e teatralità a un momento buio come quello del lockdown. Questi gioielli vogliono essere indossati come una maschera. Che sia la propria cultura, l’età o la propria personalità, ogni persona indossa una maschera. Almeno una. 

nita rebel label giovani emergenti
Fotografia di Bea de Giacomo

Quali altri campi stai esplorando nella tua ricerca?
Prima delle faccine, il mio percorso mi aveva portato a creare un mondo architettonico, una struttura, quasi un set cinematografico che mi potesse dare la possibilità di popolarlo di personaggi più organici, umani e animali. Questi personaggi saranno il fulcro dei prossimi progetti. In questo modo, voglio creare un mondo immaginario completo ed eterogeneo, che possa trasmettere emozioni e idee attraverso più sfaccettature.

Con quale taglio hai sviluppato la comunicazione del brand?
Il nome “nita” ha vari significati in varie culture. Per me, è semplicemente la crasi delle mie iniziali (Ni)colo (Ta)liani.

nita rebel label giovani emergenti
Fotografia di Bea de Giacomo

C'è un personaggio, reale o inventato, del presente o del passato, che credi rappresenti i codici estetici del tuo brand?
Lo scenografo Ken Adams.

Quanto conta per te l’artigianalità?
L'artigianalità, per me, è alla base di qualsiasi oggetto che abbia un valore. 

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Fotografia di Bea de Giacomo
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Crediti

Fotografia: Bea de Giacomo
Creative direction: OURUSE
Art Direction: Natalie Marie Gehrels 
Assistant Art Direction: Leonardo Pellegrino
Crediti: Milano People 

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