"Sogno o Lydia" di Martha Micali

Entrare nei sogni degli altri si può, anche attraverso le fotografie

La poesia visiva di Martha Micali traduce l'universo onirico in atmosfere tattili, trasportandoci con delicatezza ed empatia nel suo mondo dei sogni.

di Carolina Davalli
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05 agosto 2021, 10:20am

"Sogno o Lydia" di Martha Micali

L’arte è un territorio complesso, che si plasma secondo le intenzioni, le urgenze e le estetiche del momento storico in cui prende forma. È quindi estremamente difficile, se non impossibile, individuare una definizione univoca di questa disciplina, che si mostra nella sua essenza come una costellazione di pratiche e soggettività.

Ma la caratteristica che rende l’arte universale è la sua capacità di amplificare la nostra percezione, connettendoci a realtà altre, immateriali, che entrano in relazione tanto con la nostra sfera personale quanto con le esperienze collettive. Solo tu conosci il profumo di quell’armadio di tua nonna, tutt* conosciamo l’odore della pioggia (e il campo semantico a cui rimanda). Attraverso i canali dell’arte, infatti, possiamo tradurre i paesaggi emotivi e sensoriali più intimi nella lingua parlata dalle percezioni collettive, in un processo di sublimazione empatico e riflessivo.

Intervista alla fotografa Martha Micali sul libro di poesia visiva
Odori Altari Alfabeti

Un esempio concreto di questo processo è il volume Sogno o Lydia della fotografa e arista Martha Micali, un progetto editoriale che parte proprio dalla dimensione del sogno—uno degli spazi sensoriali più indecifrabili dell’esperienza umana e, per questo, tema centrale di artist* e poet* fin dalla notte dei tempi—per tradurre le visioni oniriche dell’autrice in un dispositivo comunicativo condivisibile, universale. Con la propria pratica, Martha ci guida in un viaggio percettivo dentro lo spazio liminale tra una realtà metafisica e la sua rappresentazione visiva, sensoriale, concreta. Il risultato sono fotografie prodotte da attese e sedimentazioni, immagini materiche, fibrose, che si fanno portali verso altre dimensioni.

Curiose di farci strada nei suoi sogni per leggerne la portata universale, abbiamo deciso di parlarne direttamente con la fotografa.

Intervista alla fotografa Martha Micali sul libro di poesia visiva
Odori Altari Alfabeti

Ciao Martha! Come ti sei avvicinata al mondo della fotografia?
Ho iniziato a scattare da adolescente, al tempo la mia fotografia era il risultato diretto di una voglia impulsiva, spontanea e poco consapevole di ritrarre il mondo che mi circondava. Compravo macchinette usa e getta e piccole camere digitali che mi permettevano di fare scatti immediati, veloci. Dopo questa prima fase la mia ricerca fotografica è cambiata, assumendo i tratti di una pratica relazionale e interventista, dove il legame con i soggetti era una parte essenziale.

In quel periodo intendevo l’atto del fotografare come una performance, e ho portato avanti un progetto di ritratti che ha poi composto un archivio di oltre 700 immagini. L’elemento performativo era certamente presente nel processo creativo, ma oggi si intravede solo come una scia di relazioni. Mi capita ancora di incontrare o interfacciarmi con persone di cui ho scattato il ritratto molti anni fa, come se il progetto non fosse mai realmente terminato. L'evoluzione più recente della mia fotografia, invece, è quella di una pratica più lenta e consapevole, dilazionata e residuale, frutto di decisioni autoriali che affondano nel reame sia della materia che dell’immaterialità.

Intervista alla fotografa Martha Micali sul libro di poesia visiva

Sei la cofondatrice della casa editrice indipendente DITO Publishing e lavori per Libreria Marini a Roma. Dov’è nata la tua passione per l’editoria?
Il primo approccio che ho avuto con il mondo dell’editoria è stato attraverso un piccolo libro autoprodotto, che mi ha spinto a volermi confrontare con altri contesti di autoproduzione. È stato essenziale l’incontro con Funzilla, un festival di editoria indipendente con sede a Roma che mi ha avvicinata al mondo del libro fotografico autoriale.

Questo imprinting mi ha fatto assumere una concezione della fotografia, e dei libri fotografici, come dispositivi per una produzione manuale, artigianale e fortemente autoriale. Da lì, si è dispiegato un percorso a tappe abbastanza diluito, che, nel corso del tempo, mi ha portato a lavorare da Libreria Marini, uno spazio di ricerca il cui focus è proprio la riattivazione e curatela di tutto ciò che ha a che fare con fotolibri e libri d’artista.

Intervista alla fotografa Martha Micali sul libro di poesia visiva

Guidaci nel tuo processo creativo.
I miei scatti sono frutto di continue sedimentazioni e stratificazioni, legate a suggestioni subconsce. Se prima cercavo di creare qualcosa che fosse più esteticamente appagante, oggi ciò che scatto vuole sì soddisfare quell’aspetto, ma forzando le immagini a intraprendere un percorso di attesa prima di rivelare le proprie soluzioni formali. Mi capita sempre più spesso di riutilizzare scatti dal mio archivio, che manipolo con diverse tecniche e ricontestualizzo per calarli nel contemporaneo. Mi piace l’idea di scoprire nuove versioni delle stesse immagini, e per farlo utilizzo le tecniche più svariate, per vedere le evoluzioni attraverso cui uno stesso materiale può passare se manipolato o riadattato a distanza di tempo.

Attraverso il collage analogico, in particolare, l’intero processo si manifesta anche nei suoi errori e nelle sue mancanze. Questa pratica mi ha portato ad affrontare un discorso sulla manualità che è diventato essenziale per me, e che mi permette di trasporre immagini spesso astratte e metafisiche in una dimensione concreta. In quel processo che è il rivedere, rieditare, riscoprire e rielaborare è essenziale mantenermi connessa con l’esterno, per recepire quando è il momento giusto per fermarsi e considerare il lavoro completo.

Intervista alla fotografa Martha Micali sul libro di poesia visiva
Paper Work

La parola è parte integrante dei tuoi lavori. I processi che utilizzi per le immagini sono gli stessi che applichi nei tuoi scritti?
Il rapporto tra immagine e parola si regge su un movimento oscillatorio, che permette a qualcosa di onirico, astratto, metafisico di assumere una forma concreta in questo mondo, una forma più comunicabile. Ma è pur sempre un compromesso.

I due processi si somigliano abbastanza, anche se nel testo permane in maniera più evidente una componente di immediatezza e impulsività. A volte, il movimento creativo parte dall’immagine, a volte dal testo, ed entrambe le discipline camminano di pari passo per poi collidere nel prodotto finale. Come per le immagini, anche i testi subiscono manipolazioni e riadattamenti, come è capitato per la poesia di Sogno o Lydia, che è stata scritta più di cinque anni fa e che ho deciso di recuperare nel momento in cui ho trovato le immagini giuste che potessero affiancarla.

Intervista alla fotografa Martha Micali sul libro di poesia visiva

Raccontaci del tuo libro Sogno o Lydia. Che significato ha questo nome e di cosa tratta il progetto?
Il titolo è molto didascalico, riprende gli elementi che hanno ispirato il volume: un sogno che ho fatto tempo fa in cui la protagonista si chiamava Lydia. Il progetto è la trascrizione di un sogno specifico, una traduzione visuale e testuale che tenta di ricreare l’atmosfera di quell’esperienza, così che chi legge possa provarla sulla propria pelle.

A ognuno di noi è capitato di vivere esperienze oniriche impattanti, che al risveglio riescono a cambiare chi sei, a farti conoscere parti inesplorate della tua identità. Questo libro vuole essere un dispositivo per l’empatia, un portale verso l’interiorità di un’altra persona. Ultimamente sento che c’è una maggiore voglia di comprendersi, in maniera trasversale, dalle arti alla società. E credo che l’immagine, l’arte e la poesia in particolare siano un veicolo privilegiato per questo tipo di indagine. Sono mezzi per mettere in luce verità personali, capaci di creare atmosfere articolate e condivisibili.

Intervista alla fotografa Martha Micali sul libro di poesia visiva

Come ci si sente a sapere che le persone stanno entrando in un tuo sogno?
Sono una persona molto accogliente, non la vivo come un’invasione di campo. Penso che questo progetto instauri una condivisione e una connessione emotiva che trovo necessaria, soprattutto in questo momento storico. Si tratta di legami delicati e sensoriali, che ci ricordano quanto può essere travolgente condividere anche questi aspetti della nostra intimità.

Può essere patetico, è vero, ma esternare le proprie sensazioni, anche quelle meno razionali, credo che sia una pratica che dona conforto. Ecco, se dovessi dire ciò che mi interessa innescare nelle persone che entrano in contatto con Sogno o Lydia, è che trovino un conforto emotivo, un luogo in cui essere liberamente vulnerabili e in cui trovare una visione, anche se minima, di ciò che sono come esseri umani.

Intervista alla fotografa Martha Micali sul libro di poesia visiva
Odori Altari Alfabeti

Parlaci di Odori Altari Alfabeti, il tuo progetto continuativo. Che intenzioni ci sono dietro al progetto?
Il progetto nasce da un luogo specifico, l’Isola di Salina, dove ho scattato tutte le fotografie. È un’indagine sull’atmosfera di isolamento e magia legata a quel luogo. Gli scatti tracciano un panorama di suggestioni che riprende le storie, le leggende e le mitologie che popolano quegli spazi, ma anche l’esperienza personale diretta che vivo quando vivo quel tipo di ritiro. Con questo progetto cerco di portare la fotografia a un piano esperienziale, tastando fin dove posso spingermi con l’immagine, e liberandola da qualsiasi tipo di narrazione o storia lineare.

Odori Altari Alfabeti è una costellazione di input visivi che vogliono restituire un’atmosfera generale. C’è un rapporto tra le immagini che crea un ecosistema visivo, piuttosto che raccontare una storia. Il titolo è una citazione di una poetessa italiana contemporanea, Francesca Matteoni, che credo esprima appieno ciò che voglio trasmettere con le mie fotografie. È stata un’affinità immediata, parole e immagini che stilano una grammatica dei sensi—un elemento essenziale dell’esperienza dell’isola—, in un gioco di proiezioni che spingono verso una dimensione sacrale, spirituale e metafisica.

Lasciaci con tre libri.
Aqua viva di Clarice Lispector, Caino di Mariangela Gualtieri e Atem di Massimiliano Tommaso Rezza.

Intervista alla fotografa Martha Micali sul libro di poesia visiva
Odori Altari Alfabeti
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Odori Altari Alfabeti
Intervista alla fotografa Martha Micali sul libro di poesia visiva
Sogno o Lydia
Intervista alla fotografa Martha Micali sul libro di poesia visiva
Sogno o Lydia
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Sogno o Lydia

Puoi acquistare “Sogno o Lydia” sul sito di DITO Publishing.

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Crediti

Testo: Carolina Davalli
Fotografie: Martha Micali

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