Fotografia di Mattia Giordano

Una mattina al Balon, lo storico mercato vintage di Torino

Prima che le restrizioni sospendessero il Balon, siamo stati a scoprire i personaggi, i volti e gli oggetti che popolano questo universo.

di Maria Spaggiari
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13 gennaio 2021, 2:01pm

Fotografia di Mattia Giordano

Nell’ultimo anno sono poche le realtà che hanno potuto darci una parvenza di “normalità”, e quando è successo è stato come sentirsi al centro di qualcosa di magico, speciale e mai banale. Credo che questo sia stato uno dei pochi pregi—forse l’unico—del 2020: percepire situazioni comuni, che davamo per scontate, come straordinarie, diverse, eccezionali.

Rallentando e diminuendo drasticamente, il susseguirsi di sporadici avvenimenti ci ha dato la possibilità di osservare con uno sguardo nuovo e più profondo quanto ci circonda e quanto c’è dentro di noi. Ed è propio in queste occasioni che ci si rende conto di quanto la vita, quella vera, fatta di condivisione e socialità, ci manchi da morire, per ora ancora impossibile da sostituire con qualsivoglia surrogato virtuale.

Ecco che anche ricorrenze storiche e inamovibili, come il mercato del Balon di Torino, sono diventate presenze discontinue e incerte. A dicembre, nella totale sicurezza degli accessi contingentati e del pieno rispetto delle nome igienico sanitarie previste dal DPCM, è successa la magia: abbiamo rivissuto la (relativa) confusione, il vociare e la casualità degli incontri che solo il Balon sa dare.

Se si osserva con attenzione la moltitudine di persone che lo compongono, emergono le dinamiche di un microcosmo il cui fluire si basa interamente sull’elemento umano: un antidoto per l’alienazione, ciò di cui oggi abbiamo più bisogno che mai. Passeggiare fra i suoi banchi nelle vie di Borgo Dora rientra nella mia routine del sabato. Mi piace abbandonami, immergermi in quel connubio paradossale tra situazioni da paesino di provincia e fermento urbano che qui viene a crearsi.

Questo storico mercato delle pulci è tra i più grandi di Europa. Affonda le proprie origini nel Settecento, conosciuto per la compravendita di ferri vecchi in seguito alla realizzazione del progetto di Filippo Juvarra di Piazza della Repubblica, sede del mercato di Porta Palazzo, il più esteso dei 42 mercati della città, nonché d’Europa. Negli anni 80 inizia ad essere gestito dall’Associazione Balon, per poi diventare, attraverso diverse fasi di riqualificazione, ciò che è ora.

Io e Mattia Giordano, fotografo ormai rodato nei reportage per i-D, ci siamo dati appuntamento all’alba, un orario in cui solo in after mi era capitato di ritrovarmi al Balon. Volevamo osservare con la pace e l’attenzione della mattina presto i meccanismi e le sue stranezze di questo microcosmo. Molti banchi devono ancora essere montati, i commercianti sono schivi e indaffarati, si respira un’atmosfera controllata e familiare. Assistiamo allo sviluppo del mercato, che gradualmente prende forma e si riempie, concedendoci di chiacchierare con alcuni dei suoi pilastri.

Il banco di Denis al Balon di Torino

Banco di Denis al Balon di Torino, repotage fotografico di Mattia Giordano

Denis lavora al Balon da quando ha 18 anni. Con il suo banco ha saputo aiutare tutta la famiglia, dando un lavoro anche ai suoi genitori durante i momenti di difficoltà. Ha iniziato vendendo preziosi oggetti di antiquariato, abbassando gradualmente il prezzo dei suoi articoli per adattarsi alle abitudini d’acquisto della clientela. Per un periodo ha venduto esclusivamente abbigliamento vintage da moto, cercando e selezionando i capi tra collezioni private e magazzini in tutta Italia. Ora sul suo banco, oltre ai vestiti, si trovano piccoli oggetti di ogni tipo. Quando gli chiediamo dell’andamento del suo lavoro, ci racconta di come si sono alzati i costi per i commercianti del Balon, arrivando oggi a 20€ al giorno per banco, e di come sia ormai diventato impossibile sostenersi con le sole entrate del mercato.

Il banco di Sofia e Piersanti al Balon di Torino

Banco di Sofia e Piersanti al Balon di Torino, repotage fotografico di Mattia Giordano

Da due seggiole ci osservano infreddoliti Sofia, al Balon da 12 anni, e Piersanti, presente dagli anni ‘70. Anche loro confermano che una volta si guadagnava molto di più e che raramente restava dell’invenduto a fine giornata.

Il banco di Carla al Balon di Torino

Banco di Carla al Balon di Torino, repotage fotografico di Mattia Giordano

Carla è la proprietaria di uno dei tanti negozi storici di antiquariato, le cui facciate minute nascondono interni labirintici e silenziosi. Con la sua attività seleziona, restaura e vende mobili del ‘700 e ‘800. Timidamente, si apre con noi, dimostrando una passione commovente: “Sono al Balon da… troppo tempo. Negli anni sono successe troppe cose tutte insieme per poterle spiegare, ma poco di positivo. Le persone ora non acquistano consapevolmente e non si accorgono del valore di ciò che hanno davanti, il nostro lavoro richiede tempo e dedizione, ma ormai è stato completamente svalutato.”

Il banco di Baroneostu al Balon di Torino

Banco di Baoneostu al Balon di Torino, repotage fotografico di Mattia Giordano

La particolare energia di uno degli stand ci rapisce. È stracolmo di capi vintage. Lì incontriamo Baroneostu, uno dei commercianti più giovani del mercato. Aspettiamo il nostro turno per parlarci. Tra una vendita e l’altra e i saluti affettuosi dei suoi clienti, ci racconta delle difficoltà incontrate all’inizio nel mestiere: “Partecipo al Balon da 5 anni, e devo dire che non è stato facile crearmi una clientela under 30. Nel primo periodo ho riscontrato una certa diffidenza da parte dei commercianti storici, ci hanno messo un po’ ad accettarmi. Ho scelto di non avere un negozio fisico per abbattere i costi e poter tenere i prezzi bassi, elemento fondamentale per radicare la cultura del vintage nei giovani.”

Il Covid lo ha costretto a reinventarsi, creando uno shop online con una forte connotazione genderless e appoggiandosi ad Instagram per sensibilizzare sui problemi della fast fashion. “Non ho mai acquistato all’ingrosso, nonostante questa scelta alzi nettamente i costi. Credo nella sostenibilità, che deriva dall’acquisto intelligente durante tutto il ciclo di rivendita. Negli ultimi anni si è creata una nuova attenzione all’ecologia, ma resta il fatto che il vintage ora va di moda ed è vissuto comunque in modo fast.

Il banco di Federico al Balon di Torino

Banco di Federico al Balon di Torino, repotage fotografico di Mattia Giordano

Federico partecipa al mercato dall’'85, dai tempi di Mr. Balon, personaggio storico che vendeva oggetti autoprodotti in legno direttamente dalla sua bicicletta. “Il mercato è cambiato molto. Nonostante la città ora sia molto più sicura, gli articoli in vendita sono meno preziosi di una volta, come dimostra l’assenza del mio dirimpettaio, che vendeva oggetti in oro.”

Il banco della famiglia Cavallo al Balon di Torino

Banco della famiglia Cavallo al Balon di Torino, repotage fotografico di Mattia Giordano

La famiglia Cavallo gestisce da 35 anni uno dei negozi più iconici del mercato. Comprano all’ingrosso abiti vintage statunitensi che rivendono al dettaglio fino in Toscana. Il Covid ha ridotto il numero dei rivenditori da cui possono rifornirsi, per via del processo di sterilizzazione dei capi. Ci raccontano delle difficoltà del lavorare in famiglia, ma anche della passione che accomuna padre e figlio: “Non sapremmo immaginare le nostre vite senza il Balon.”

Il banco di Pasquale al Balon di Torino

Banco di Pasquale al Balon di Torino, repotage fotografico di Mattia Giordano

Pasquale attira la nostra attenzione porgendoci delle copie di monete storiche in vendita a 6€, su un lato è incisa una svastica e dall’altro la faccia di Hitler. Proviamo a parlare con lui senza successo, ha perso l’udito a causa dell’esplosione di un cannone mentre prestava servizio durante la Seconda Guerra Mondiale. Fissa il vuoto con occhio vitreo, raccontando con un filo di voce delle incarcerazioni di chi non portava con sé la tessera del partito nazista e altre storie di guerra.

Il banco di Mattia al Balon di Torino

Banco di Mattia al Balon di Torino, repotage fotografico di Mattia Giordano

Mattia e i colori del suo banco ci rallegrano. Arriva tutti i sabati da Bergamo con i suoi giochi d’epoca acquistati a Trieste.

Il banco di Sergio al Balon di Torino

Banco di Sergio al Balon di Torino, repotage fotografico di Mattia Giordano

Di sabato, Sergio sposta i suoi libri e qualche disco dai portici di Porta Nuova al Balon. Partecipa al mercato dagli anni ‘80, quando era “una giungla.” Ci racconta che al mercato, una volta, veniva più gente, ed era vissuto come un rituale. Ora le persone spendono meno, e per questo sul suo banco si trovano solo articoli da pochi euro. Scopriamo da lui che al mattino le vie di Borgo Dora sono battute da collezionisti e commercianti alla ricerca di rarità. I dischi si vendono meglio di domenica al Gran Balon, che richiama una clientela pronta a spendere di più. Al mercato vorrebbe più musica, gli chiediamo perché non la metta lui, e ci spiega che ai suoi vicini la techno non farebbe piacere e non gli va di scendere a compromessi. Trovata questa passione in comune, scopriamo che è tra i fondatori di The Plug, storica serata underground torinese.

Il banco di Giulio e Paolo al Balon di Torino

Banco di Giulio e Paolo al Balon di Torino, repotage fotografico di Mattia Giordano

Ci imbattiamo in Giulio e Paolo, due cugini che con il loro stand portano avanti la tradizione di famiglia. Il Balon per loro è una casa e piace proprio così com’è.

Il banco di Michele al Balon di Torino

Banco di Michele al Balon di Torino, repotage fotografico di Mattia Giordano

L’amore per la fotografia analogica ci porta al banco di Michele, presente al mercato da più di 10 anni. Le sue vendite hanno subito una tendenza inversa rispetto agli altri: negli ultimi anni le persone, soprattutto i giovani, si sono riavvicinati a questo settore, sono curiosi, hanno voglia di imparare e sono pronti a spendere.

Il banco di Daniele al Balon di Torino

Banco di Daniele al Balon di Torino, repotage fotografico di Mattia Giordano

Nel Cortile del Maglio, l’area coperta del mercato, incontriamo Daniele, che in una borsa porta Leo, il cane che non viene lavato da 17 anni. Dagli anni Settanta vende piante, libri e oggetti medievali autoprodotti. Dopo averci raccontato la storia di quasi tutto ciò che c’è sul suo banco ci confida: “Amo il Balon perché è un ambiente particolare, in cui posso vendere le cose più strane.”

Crediti

Testo di Maria Spaggiari
Fotografie di Mattia Giordano

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