Dani Coyle: “Per me, Pride significa esprimere ogni aspetto della mia identità, anche se è contraddittorio”

Per celebrare la collezione Pride di Calvin Klein abbiamo incontrato giovani artisti queer di tutta Europa. Qui, l’artista e attivista intersessuale di base a Berlino Dani Coyle ci spiega perché le persone intersessuali debbano essere incluse nella conver

di Creato con Calvin Klein
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01 dicembre 2020, 9:44am

Nel corso dell’ultimo anno, trovare un motivo per festeggiare è diventato sempre più complicato. In particolare, per i membri delle comunità queer il 2020 non è stato certo una grande, infinita parata. Tuttavia, anche se quest'anno le occasioni per celebrare in carne ed ossa le nostre identità e comunità sono state rimandate a data da destinarsi, le persone queer di tutto il mondo hanno dimostrato un dinamismo e una capacità di resistenza tali da essere d’ispirazione. Abbiamo dimostrato che l'orgoglio queer, il cosiddetto Pride, va ben oltre i confini di una singola parata o del Pride Month, perché è qualcosa che ognuno di noi porta dentro di sé, ogni giorno di ogni anno. 

Per celebrare l'intero spettro delle identità LGBTQIA+ e la gioia generata dalla libera espressione sé, Calvin Klein ha lanciato la campagna #PROUDINMYCALVINS, invitando nove talenti queer internazionali ad esprimere la versione più autentica di loro stessi in una serie di video e immagini. Nel corso di quest'anno, Calvin Klein ha collaborato con i leader delle comunità queer di tutto il mondo per celebrare i temi dell'amore, della famiglia, dell'alleanza e dell’identità, ma ha anche lanciato la collezione Pride, disponibile tutto l’anno.

Determinato a mantenere viva a lungo l’atmosfera di festa, i-D ha chiesto a cinque artisti emergenti della comunità LGBTQIA+ internazionale di raccontarci cos’è per loro il concetto di Pride, le comunità di cui fanno parte, cosa rende la vita queer nelle città in cui vivono così interessante e quali cambiamenti vorrebbero veder realizzati nella lotta tutt’ora in corso per l’uguaglianza dei diritti queer. Oggi intervistiamo Dani Coyle, AKA @inter_sexy. Usando il suo talento di designer e la sua personalità creativa, Dani cerca di dare nuova linfa alla conversazione sull’intersessualità, spostando l’attenzione dagli aspetti medici della condizione e trasformando il suo mondo in un divertente universo pop.

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Cosa significa il concetto di Pride per te?
Poter esprimere ogni parte della propria identità, anche se contraddittoria. Credo significhi rifiutare ogni stereotipo. La queerness non ha un’estetica precisa, e non ci sono regole su chi, o come, devi essere. Ecco, il concetto di Pride per me è accettare tutto questo nelle persone che mi stanno intorno.

In che modo il concetto di Pride fa parte della tua vita?
Pride per me ha significato prima di tutto coming out, perché non avrei mai pensato che l’avrei fatto davvero. Il mio aspetto è quello di una persona cisgender, il che è una benedizione e una maledizione insieme. Una parte di me che pensava che non avrei mai dovuto fare coming-out, che la mia vita sarebbe stata più facile se non l'avessi fatto. Ma Pride per me significa anche poter essere la persona che avrei voluto essere quando ero più giovane. Quando mi hanno spiegato che ero intersessuale, hanno detto che non c'erano abbastanza persone in Inghilterra per poter creare un gruppo di supporto. In realtà, circa il 2 percento della popolazione mondiale è intersessuale, e online ci sono molti attivisti con cui avrei potuto entrare in contatto. Sento un moto d’orgoglio crescere dentro di me quando la gente mi scrive cose come: “Ho scoperto il tuo account e ora sto iniziando a pensare di fare coming-out anch’io,“ oppure: "Mia figlia mi ha appena detto che sta attraversando gli stessi cambiamenti che hai attraversato tu, ed è così bello vedere qualcuno la cui vita non è stata rovinata da questo fatto.”

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La tua creatività ha influenzato il tuo processo di ricerca identitaria? 
Al 100 percento. Buona parte di tutto questo è costituita dalle mie riflessioni sul tema. È successo a volte che non mi sentissi a mio agio nel parlare di questo o di quello, ma poi i miei pensieri si sono trasformati in qualcosa da condividere online, ed ecco che solo dopo mi accorgevo di averne in realtà parlato. Succede quasi per caso, ed è proprio questo il bello.

Quali sono i migliori aspetti dell’essere queer, intersessuale e vivere a Berlino?
Qui è super speciale, c'è un'enorme comunità queer. E ci sono così tanti spazi queer in cui potersi esprimere liberamente. Per fare coming-out, credo per me sia stato fondamentale trovarmi a Berlino e avere le persone che ho intorno a me, così da potermi sentire a mio agio abbastanza da aprirmi completamente.

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Ti consideri parte di una comunità specifica? 
Sì, mi sento parte della comunità intersessuale, il che è incredibile. Siamo sparsi in tutto il mondo e ci incontriamo online, ma questo significa solo conoscere un sacco di gente che vive in altri luoghi. Quando andrò a New York, ad esempio, potrò incontrare alcuni di loro. È così bello non doversi spiegare, succede di rado, anche con i propri migliori amici o con altre persone queer. Gli intersessuali hanno sicuramente bisogno di essere maggiormente parte della conversazione e di sentirsi più inclusi negli spazi LGBTQAI+, ma abbiamo anche alcuni problemi specifici in termini di violazione dei nostri diritti, quindi parlare con altre persone intersessuali è semplicemente incredibile. 

Si dice spesso che il primo Pride sia stato stato una rivolta. A mezzo secolo di distanza dai Moti di Stonewall, per cosa pensi la comunità LGBTQIA+ debba ancora lottare?
Gran parte del mondo non è neanche al corrente dell’esistenza dell’intersessualità. E anche chi ne ha sentito parlare non sa cosa significhi esattamente vivere una vita da intersessuale. Non sa in che modo il nostro corpo sia diverso, come questo influisca sul modo in cui possiamo avere accesso all'assistenza sanitaria, o semplicemente come si svolge la nostra vita sentimentale. Spero che il momento della visibilità e dei diritti intersessuali sia dietro l’angolo, e attività come il Justice Project o l’ospedale di Chicago che per primo ha vietato le operazioni chirurgiche di ri-assegnazione del sesso per bambini intersessuali mi fanno vedere il futuro con positività, ma credo che la comunità queer debba davvero prendersi cura delle persone più marginalizzate al suo interno. Abbiamo bisogno di essere più coinvolti.

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