Breve guida alle Fashion Week Digitali

Inizia oggi la Milano Digital Fashion Week. Qui, una guida per districarsi in questa giungla online.

di Carolina Davalli
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14 luglio 2020, 10:46am

Fotografia di Giorgia Imbrenda

Che il 2020 ci sita mettendo alla prova è, più che un dato di fatto, una vera e propria certezza. Tra una pandemia ancora in corso, una quarantena appena conclusa (per alcuni) e una conseguente crisi economica e finanziaria in fase di accelerazione, tutti i segnali puntano verso un periodo di drastici cambiamenti che scuoteranno le fondamenta della nostra società, della nostra cultura e il nostro stile di vita. Ma i momenti di crisi, dove le priorità e le prospettive si trovano ad essere messe al vaglio sia dei singoli che della collettività, sembrano essere l'occasione giusta da cogliere per rivoluzionare quei sistemi che ormai appaiono chiaramente stantii ed obsoleti, per immaginare nuovi possibili futuri dettati da una maggiore consapevolezza.

Il mondo della moda, in particolare, è stato uno dei settori più colpiti dalla pandemia per innumerevoli motivi. Un'industria che fa affidamento e che collega tra loro praticamente tutti i campi professionali, con un'estensione globale e una portata economica impressionante; il sistema del fashion si è ritrovato immerso in delle vere e proprie sabbie mobili, dove ogni passo falso rischiava di innescare conseguenze disastrose. In un istante, quel mondo è stato risucchiato in un vortice di brainstorming e progettazione, mobilitandosi per cercare di aggirare il problema della promozione della moda in un periodo di distanziamento sociale, attraverso applicazioni sperimentali ed alternative. Lo abbiamo visto in piccolo quando i fashion victims di tutto il mondo hanno iniziato a promuovere i loro look su Animal Crossing, e quando sono state create delle iniziative benefiche per l'emergenza coronavirus, e per il sostegno di associazioni anti-razziste, azioni curatoriali online ed editoriali scattati da remoto, ma tutti stavamo aspettando il momento in cui le Settimane della Moda avrebbero fatto ritorno, in che misura e con che metodologie.

Usciti dall'ultima sfilata della scorsa Fashion Week, non avevamo ancora idea di che cosa ci stesse aspettando sulla porta, e che il prossimo evento di moda sarebbe stato in "data da destinarsi". Ma come può un mondo così legato alla sfera materiale, fisica e 'reale', piegarsi a una situazione in cui tutto ciò che sta al di fuori delle nostre quattro mura risulta inaccessibile o non fruibile nella sua completezza? Un sistema in cui il fulcro non sono tanto gli abiti, quanto le persone che compongono e alimentano quegli immaginari creativi che finiscono per definire la nostra cultura collettiva? È davvero possibile una promozione della moda che sia totalmente digitale? Ora che vediamo dispiegarsi di fronte ai nostri occhi i risultati di questi mesi, possiamo dire che sì, secondo noi è possibile. Ma solo se sai come farlo.

London Fashion Week

Il primo ente di moda ad annunciare una Fashion Week digitale è stato il British Fashion Council, che ad aprile ha dichiarato che la Settimana della Moda inglese sarebbe stata gender neutral e online, unendo le presentazioni delle collezioni sia uomo che donna all'interno di una piattaforma digitale. E così è stato. In un weekend stracolmo di eventi, 127 designer tra cui Ahluwalia, Bethany Williams, Nicholas Daley, Marques’Almeida, JORDANLUCA, Robyn Lynch, Mulberry e Rixo, hanno messo in mostra le proprie collezioni, chi attraverso l'uso di fashion film, chi progettando mostre in 3D, chi facendo indossare i propri accessori alla modella e influencer digitale Noonoouri e chi attraverso dei DJ set per beneficenza.

Totalmente gratis e accessibile a chiunque, la Fashion Week londinese ha attratto a sé un'audience impressionante. Oltre alle presentazioni dei brand, molta dell'attenzione si è incentrata sulla serie di talk e discussioni su temi come l'antirazzismo, portate avanti dagli insider del settore e da figure di rilievo all'interno dell'industria della moda. Un trend di questo evento è infatti stato un netto distacco dagli abiti e dai vestiti come oggetti a se stanti, per lasciare spazio a un'esplorazione di nuovi per reinterpretare e presentare la moda, all'insegna di una narrazione estetica e artistica, ma anche sociale e culturale.

Essendo presenti pochi nomi delle maison più influenti, come Burberry, Stella McCartney e Victoria Beckham, questa edizione della London Fashion Week è stata un'ode ai giovani talenti, fornendo una piattaforma per una nuova generazione di designer e per le classi di neolaureati del 2020 della Manchester Metropolitan University, della Central Saint Martins, della University of Westminster e molte altre università del paese.

Haute Couture Fashion Week

Forse non esiste controsenso più grande di rendere la settimana della moda più esclusiva un evento digitale, e trasportare i design più raffinati e preziosi su di uno schermo. Elitaria già nella vita reale, la Haute Couture Fashion Week non poteva che essere un evento per pochi anche in quest'occasione, ma non sono state password o paywalls ad ostacolare la fruizione di queste sfilate, bensì in passaparola che ha riunito i fedeli della Couture di fronte agli schermi della Fédération Française de la Couture et de la Mode per apprezzare i filmati prodotti dalle 33 maison più celebri del globo.

I nomi erano infatti 33, ed ogni maison ha pubblicato sulla piattaforma digitale e sui solo social media i video teaser delle proprie collezioni. Un mash-up eterogeneo, che ha incluso video in cui viene privilegiato l'aspetto introspettivo e progettistico delle collezioni, come nel caso di Schiaparelli, ed altri più narrativi e iper-curati, come nel caso della collaborazione tra Dior e Matteo Garrone.

Il caso di Viktor&Rolf è stato forse il più emblematico e il più attuale, indirizzando la collezione agli "straordinari tempi di cambiamento" in cui siamo immersi. Narrato da Mika, con una perfetta voce da presentatore di altri tempi, il video riprende i look passo a passo, creando un cortocircuito tra le sfilate dei salotti degli anni '20, con un'estetica ultra contemporanea.

Paris Fashion Week

A cavallo tra la Haute Couture Week e l'appena conclusasi settimana della moda parigina, ha fatto breccia la seconda puntata della serie firmata Maison Margiela, che per la promozione della propria collezione Artisanal Co-ed AW20, ha ideato un'escalation ascendente di video, dichiarazione della propria nuova e rinnovata filosofia progettuale, incentrata sull'inclusione, la diversity e sulla trasparenza. L'ultimo video per il lancio della collezione andrà in onda giovedì 16 luglio alle ore 18:00, su tutti i canali digitali della maison.

La piattaforma digitale della Paris Fashion Week ha presentato un calendario eterogeneo, fornendo la possibilità per ogni designer di inserire il proprio video teaser della collezione. Anche in questo caso, il tema della progettazione e del 'dietro le quinte' è stato centrale, come nel film di Rick Owens, in cui si vede il designer immerso nel momento di fitting con il proprio modello, un'occasione per scoprire le tipologie di relazioni (per nulla scontate) che si instaurano nel processo di una collezione. Altri fashion film, come quello di Étude ci hanno immerso in un mondo che ormai conosciamo fin troppo bene, ossia quello in cui ci troviamo soli a vagare per le vie di una città.

La PFW digitale ha però soddisfatto anche molti atri aspetti della moda, ossia quello di fornire una serie di talk e interviste da parte di curatori, artisti, designer ed esperti dell'industria, oltre a screening di film, allargando il respiro dell'evento e innescando delle conversazioni inerenti al discorso della moda nell'era contemporanea. Una piattaforma dedicata ai nuovi talenti, con accesso per i buyer, ha inoltre dimostrato che una vendita e una promozione della moda online è possibile, anche per i creativi nascenti del settore.

Milano Digital Fashion Week

Ora, sulla scia delle settimane della moda digitali precedenti, si inserisce quella di Milano, inaugurata questa mattina da Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. La Milano Digital Fashion Week sarà incentrata sui temi dell’innovazione digitale e della sostenibilità, offrendo la propria piattaforma per le presentazioni di 41 brand, 21 dei quali di talenti emergenti e nomi internazionali.

Lo spazio digitale sarà utilizzato dai brand nelle modalità più svariate, mostrando le proprie collezioni Uomo SS21 e pre-collezioni Donna SS21, in modalità che sbordano dallo spazio della passerella, per impossessarsi dello schermo attraverso performance, video, installazioni ed eventi digitali.

Oltre ai livestream dei brand interni al calendario, saranno fruibili dagli utenti dei contenuti speciali, ed una sezione editoriale dedicata, affidata a curatrici e curatori del settore, in cui si indagheranno i temi più significativi e le problematiche che hanno travolto l’industria della moda e la cultura contemporanea.

Ma, come abbiamo specificato già dall’inizio, le settimane della moda digitali sembrano avere come filo rosso quello della promozione di giovani talenti, offrendo il sostegno di questi creativi attraverso progetti ad hoc. Nel caso della settimana della moda di Milano, 11 designer saranno i protagonisti del progetto Together For Tomorrow, che mette in luce le piccole aziende la cui filosofia progettuale verte sui temi della sostenibilità, della slow fashion e del Made in Italy. Un altro progetto parallelo ha come protagonisti 10 nuovi nomi del panorama internazionale, presenti all’interno del portale International Fashion Hub Market, tra questi brand come Commas, Münn e Orange Culture.

Un altro dei temi fondamentali delle fashion week digitali, è stato come affrontare la vendita diretta nello spazio digitale, e la MDFW ha infatti inserito una sezione dedicata agli showroom, attraverso cui i buyer internazionali possono entrare in contatto con designer selezionati. Una nuova modalità che ci si aspetta diventerà, se non la normalità, una buona alternativa anche nel futuro.


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