Fotografia di Anna Ottum

Foto che vi faranno ricredere sugli stereotipi del cowboy americano

Bifolchi dell'America dimenticata? No grazie, i cowboy e le cowgirl di oggi sono tutta un'altra storia, e queste immagini lo dimostrano.

di Emma Russell
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06 agosto 2020, 4:00am

Fotografia di Anna Ottum

Lo stereotipo del cowboy americano, che cavalca fiero, indossando una giacca di pelle con le frange, una bandana al collo, stivali con il tacco, canottiera e sovrapantaloni (altrimenti detti, ‘chaps’), è emerso nel 19esimo e 20esimo secolo, sulla scia di figure dello spettacolo come Buffalo Bill Cody. Lui ha ispirato lo stereotipo hollywoodiano, immortalando la virilità, l’orgoglio e la libertà insita nei cowboy. Oggi, nei più di 700 rodei professionali di tutta America, i cowboy e le cowgirl moderni mostrano ancora oggi la loro prestanza, e mantengono intatte tutte le loro tradizioni. La fotografa Anna Ottum ha documentato questi eventi e la sue immagini nostalgiche sono dense di quel romanticismo insito nell’immaginario collettivo del vecchio West.

“Ho iniziato a fotografare i rodeo per diversi motivi: era uno sport così cool e così interessante” afferma Ottum. Ma, più che lo sport, è stato vedere i diversi aspetti rispetto i concetti di genere, di società e della cultura farsi strada in quei luoghi — un melting pot di tradizioni che traggono dal heritage messicano, mestizo e dei nativi americani — che ha trattenuto la fotografa, e che l’ha spinta a scavare in profondità. Il rodeo è una fusione di influenze dei conquistadores spagnoli, dei nativi americani e degli schiavi dell’Africa dell’Ovest, spiega Ottum, “cosa può essere più Americano, del forgiare un’idea rispetto a questo specifico sport?”

Per Ottum, che ha passato dieci anni a New York come fotografa di moda, tutto ha avuto inizio nel 2016, quando ha partecipato per la prima volta al rodeo professionale Bull Riders al Madison Square Garden assieme ai suoi amici. Questo evento ha acceso nella fotografa un vero e proprio amore per il rodeo, e l’ha invogliata a saperne molto di più. Ma è stato solamente due anni dopo, quando ha partecipato al Pendleton Round-Up, nella sua città natale nell’Oregon, che ha davvero avuto inizio il suo progetto fotografico. Dopo aver mandato svariate email, chiedendo se potesse portare la sua macchina fotografica, il direttore dell’evento l’ha chiamata dicendo, “Howdy! Ho letto la sua email e ho visto il tuo lavoro, e stavo cercando qualcuno come te. Stavo cercando proprio un fotografo di moda, perché lo stile dei rodeo è stupendo e unico nel suo genere.”

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Ottum ha speso una settimana al Pendleton Round-Up, immergendosi velocemente all’interno della scena. Devi per forza avere un look Western per partecipare all’evento, e così è tornata a casa di suo padre per scegliere dei vestiti adatti, che le permettessero di amalgamarsi alle altre persone. “Ci sono delle situazioni davvero visivamente appaganti nel mondo del rodeo,” afferma Ottum. “[Ma] mi sono sono trovata anche a prendere in disparte dei partecipanti, per farmi raccontare i motivi per cui amano il rodeo e la loro storia personale.” Infatti, gli scatti intimi di Ottum, catturano i soggetti in una maniera che sembra molto personale anche per loro, aggiungendo lo sguardo voyeuristico della stessa fotografa. “È una cultura in cui non sono cresciuta, e quindi noto i dettagli di ciascuna persona.”

Al suo ritorno, la fotografa ha capito cosa la attraeva di più dei rodeo, qualcosa di molto specifico: “Era la patina di colori Kodacrhrome, alla Vecchio West,” spiega Ottum. Potenzialmente, il rodeo è uno sport che può essere molto pericoloso, ed è decisamente mascolino e virile, ma lei ha deciso di catturarlo attraverso dei colori caldi, cinematici e romantici, usando una pellicola da 35mm. Consolidando il senso di dovere insito nella cultura dei rodeo, che sia per il fatto di mantenere intatta una tradizione, o supportare le loro famiglie — molti rider usano i soldi dei loro premi per finanziare i loro stessi ranch —, le sue immagini raccontano la profonda connessione tra il rider e l’animale che cavalca, la tensione tra dipendenza e adrenalina.

“Fotografo in un modo particolare, coreografato, quasi danzato. Quando cavalchi, devi stare attento ai movimenti dell’animale che sta sotto di te, e muoverti di conseguenza.” I competitor spesso si allenano su enormi barili, oscillando avanti e indietro, per capire la sensazione di cavalcare. A seconda di come si muove l’animale, devono imparare a muoversi con loro. “È un’azione molto vulnerabile,” afferma.

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“Posso promettervi che non salirò mai su un toro o cavallo che sia. Non ne ho proprio il desiderio,” aggiunge Ottum. “Ma ho il desiderio di capire come ci si sente.” Ecco il perché degli zoom sui suoi soggetti: la gamba del cowboy, gli speroni di un paio di stivali o la polvere sollevata dagli zoccoli del cavallo. “È uno studio di come ci si dovrebbe sentire ad essere sopra quell’animale — selvaggio, che scalcia, e la difficoltà di restare in equilibrio.”

Con la sua esperienze nella moda, Ottum era assolutamente attratta dallo sfarzo tipico del vestiario da rodeo — blu accesi e sovrapantaloni metallici, le immancabili frange elaborate — ma ha presto capito che non erano utilizzati solamente per pura estetica, ma che avevano uno scopo anche funzionale. I vestiti enfatizzano il contrasto tipico del rodeo, tra il pericolo dello sport e la qualità spettacolare dell’evento.

Ottum ha iniziato a lavorare con l’associazione Professional Bull Riders per gettare una luce sulle grandi competizioni, ma dopo aver notato un’immensa mancanza di rappresentazione di altre minoranze, ha deciso di dedicarsi alle diverse subculture del rodeo. Aveva in mente di fotografare la International Gay Association dei rodeo proprio quest’estate, dove gli show di drag queen stanno affianco al classico bull-riding, e poi la Bill Pickett Invitational Rodeo, rappresentazione della cultura nera all’interno dei rodeo, ma entrambi gli eventi sono stati cancellati a causa del Covid-19. Ma, nonostante questo, Ottum ha partecipato alle finali della competizione Miss Rodeo America Pageant a Las Vegas, dove ha fotografato le rider femminili mentre combattevano per diventare le nuove Rodeo Queen.

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C’è una strana giustapposizione insita nell’evento, spiega Ottum, tra il glamour di Vegas, e i set molto Western degli eventi rodeo. “Ho parlato con molte Rodeo Queen e la maggior parte si definivano dei veri e propri maschiacci. Erano tipo, ‘La prima volta che mi sono truccata avevo 17 anni, e non volevo mai pettinarmi i capelli,’” afferma. Tutte sono abituate a lavorare nei ranch e per diventare Rodeo Queen devi essere molto brava nella tecnica, — alle competizioni, le ragazze cavalcano nell’arena, e vengono poi intervistate sulla cultura rodeo e sull’equitazione.

A Las Vegas, Ottum ha anche incontrato delle caricature delle sue cowgirl preferite: anni ‘80, con capelli e acconciature enormi, tantissimo trucco, orecchini giganti e un’infinità di brillantini. Chiamate le ‘buckle bunnies’ questo tipo di ragazze escono solo con riders — in qualche modo ‘inseguono le fibbie.’ Una donna che spiccava particolarmente era Shondra, che distribuiva delle gigantografie del volto di sua figlia, che in quel momento stava partecipando alla gara; una mamma assolutamente a suo agio nel mondo dello spettacolo.

Molti dei partecipanti alle gare pregano prima di cavalcare, e una delle immagini più iconiche di Ottum mostra una Rodeo Queen vestita di rosso, bianco e blu, immersa in preghiera, prima di iniziare la competizione. Lo sfondo sembra quasi finto, ma è proprio tramonto che tingeva il cielo di quella sera. “C’è molto romanticismo infuso nell’immaginario dell’America dell’Ovest” che Ottum associa ai panorami tradizionali di quei luoghi, proprio come nella pratica di Georgia O'Keeffe, che ha catturato i tramonti impressionanti e le soffici nuvole alla perfezione.

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Ma c’è un lato più scuro del mondo dei rodeo, con eventi e competizioni estremamente pericolose, come la cavalcata senza sella, o con cavalli imbizzarriti e tori, che possono causare molte ferite — costole rotte, schiene distrutte e anche la morte. Spesso i rider competono con già molte di queste ferite, e Ottum ha scattato anche il momento in cui questi rider si ricoprono totalmente di scotch rosa, prima di partecipare all’eventi. Ci sono delle frasi, spiega, come ‘rimettersi in sella’, che sono universali, ma che vengono usate alla lettera nel mondo dei rodeo.

Una delle immagini preferite di Ottum è quella di un rider molto sicuro di sé, del Sud Carolina, chiamato Austin, e conosciuto come “Critters,” che con orgoglio mostra la sua cicatrice a forma di cavallo imbizzarrito. È successo nel suo primo rodeo, quando è stato colpito dal cavallo, “L’ho inteso come se fosse un segno che avrei dovuto fare questo per tutta la mia vita,” ha affermato. Il suo amico Lukasey, che viene da una piccola cittadina dell’Oklahoma, è nato in una famiglia che ha sempre partecipato ai rodeo. È entrato a contatto con questo sport tramite sui zio, amico stretto di Lane Frost, la cui morte ha ispirato il film 8 Seconds. Parlando con i ragazzi, ha dimostrato alla fotografa “quanto è diverso entrare in contatto con il rodeo da esterni, e invece nascerci dentro, dove sembra che non ci sia alcuna alternativa o margine di scelta.”

C’è una nozione nella cultura dei rodeo e dell’America in generale, aggiunge Ottum — che devi sempre rialzarti, farti forza, lottare per quello che fai e ottenere quello che vuoi. “Tutti noi sappiamo che non funziona proprio così… ma credo che faccia parte di questo concetto romantico tipico dei rodeo.” Esplorando gli stati del Sud, e le vita di queste persone, Ottum afferma che, anche se la serie fotografica dei rodeo è incompleta, questo lavoro è stato il suo modo di “riunire” sotto un’unico progetto, tutte le sue sensazioni personali e i pensieri legati al suo paese.

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