Guida all'antirazzismo dalla A alla Z

Per fare un po' di chiarezza, partendo dalle basi.

di Asta Diabatè
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08 giugno 2020, 11:03am

La morte di George Floyd ha scoperchiato un vaso di Pandora da cui sono emerse problematiche che intaccavano la nostra società da decenni, ma che prima d'ora erano sempre state messe a tacere, soffocate da una cultura dell'omertà, della legittimazione e del consenso di pratiche abusive.

Complici le proteste avvenute in tutto il mondo, nelle ultime settimane abbiamo iniziato conversazioni scomode, sincere e necessarie sul razzismo, concentrandoci specialmente su ciò che ognuno di noi può e deve fare per combatterlo. Ci siamo resi conto che dire di non essere razzisti non è abbastanza, perché è necessario agire attivamente contro il razzismo, tramite comportamenti e modi di pensare dichiaratamente antirazzisti.

Grazie a queste conversazioni, abbiamo accettato che c’è ancora molto lavoro da fare per porre fine alle discriminazioni razziali e far sì che il mondo sia realmente equo. Ci siamo resi conto che serve avere le idee chiare, informarsi da fonti affidabili e rappresentative della comunità nera, sostenere le iniziative che aiutano e sostengono le persone di colore, donare, scendere in piazza a manifestare.

Uno dei mantra che più abbiamo sentito ripetere è Educate Yourself, e da qualche parte bisogna pur cominciare. Qui trovate un prontuario che vi aiuterà a porre le basi per diventare antirazzisti e comportarsi ogni giorno come tali.

A come Ahmaud Arbery
Ahmaud Arbery stava facendo jogging in un quartiere distante pochi chilometri da casa sua, in Georgia, quando due uomini bianchi lo inseguirono con il loro pickup, gli spararono tre colpi di pistola e lo uccisero. Era il 23 febbraio del 2020, Arbery aveva 25 anni e i due erano Gregory McMichael, ex ufficiale del dipartimento di polizia di Brunswick, e il figlio Travis. La ragione? Secondo i McMichael, il profilo di Arbery corrispondeva a quello di un uomo sospettato di furto. L’omicidio fu ripreso da un altro uomo bianco, William "Roddie" Bryan, ora testimone chiave nel caso. A inizio maggio, a distanza di tre mesi dalla sua morte, e solo dopo la pressione dell'opinione pubblica indignata dal video dell'omicidio che circolava in rete, l'omicidio di Arbery verrà trattato come un possibile crimine d'odio, secondo quanto dichiarato dall'avvocato della famiglia Arbery. E se gli afroamericani e i loro alleati stanno scendendo nelle piazze americane in questi giorni, è anche per lui.

B come Black Lives Matter
In seguito all'assoluzione di George Zimmerman per l'omicidio del 17enne afroamericano Trayvon Martin, nel 2013 l'artista e attivista Patrisse Cullors pubblica un post per denunciare l'accaduto utilizzando l'hashtag #BlackLivesMatter. Da quello spunto Alicia Garza, Opal Tometi e Cullors stessa decidono di fondare un movimento globale che si dà il seguente obiettivo, come si legge nello statuto: "Combattere insieme, immaginare e creare un mondo libero dal razzismo contro i neri, in cui ogni persona nera abbia a disposizione risorse sociali, economiche e politiche per avere successo." Impegnato nella lotta contro il razzismo e le discriminazioni, il movimento organizza regolarmente manifestazioni per protestare contro le violenze della polizia e le disuguaglianze giuridiche perpetrate ai danni di persone nere.

C come Civil Rights Movement
Tra gli anni ‘40 e ‘60, il Civil Rights Movement combatté per i diritti degli afroamericani con l'obiettivo di porre fine alle discriminazioni razziali. Una serie di cause legali, proteste, atti di boicottaggio, iniziative e azioni furono il modo degli attivisti del movimento di dire basta. Persone disposte a mettere a rischio la loro stessa vita per rendere l’America un posto per tutti, uno stato in cui la libertà sia un diritto di tutti, non solo dei bianchi. Tra loro troviamo nomi di spicco, come Rosa Parks, Martin Luther King Jr. e Malcom X. Ma non dimentichiamo i Freedom Riders, giovani attivisti per i diritti civili che raggiunsero in autobus diverse città del Sud degli Stati Uniti per protestare la segregazione sui mezzi di trasporto, nei bagni pubblici e nei ristoranti. Allo stesso modo, ricordiamo le 250 mila persone che marciarono su Washington per la Libertà e per il Lavoro. Il movimento ottenne inoltre l'abolizione delle Jim Crow Laws, una serie di leggi segregazioniste promulgate in molti stati degli Stati Uniti per perpetuare la discriminazione contro i neri a diversi livelli sociali, dall’educazione alla possibilità di accedere agli alloggi, dal diritto di voto alle condizioni di lavoro.

D come Angela Davis
Filosofa e professoressa emerita della University of California, Santa Cruz, ma anche femminista e attivista politica. Queste sono solo alcune delle categorie che possiamo usare per descrivere quella forza della natura di nome Angela Davis. Nel suo curriculum c'è anche un'accusa di cospirazione a uccidere, per la quale dovette scontare un anno di carcere per poi venire assolta e riconosciuta innocente. Vinse inoltre il Premio Lenin per la Pace (che è la risposta Sovietica al Premio Nobel per la Pace) e prese parte attivamente al Black Panther Party, un movimento rivoluzionario afroamericano che rifiutava il messaggio non-violento di Martin Luther King in favore dell’autodifesa, legittimando dunque le azioni armate.

E come Black Excellence
Uno dei modi migliori per combattere il razzismo e gli stereotipi annessi è pensare all’eccellenza nera, rappresentata da persone afrodiscendenti di tutto il mondo che hanno ottenuto successo e posizioni di spicco. Pensiamo a Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson: tre matematiche afroamericane che con il loro lavoro aiutarono la NASA a vincere la space race. Ma anche a Barack Obama, Presidente degli Stati Unti d'America dal 2009 al 2017; Kofi Annan, segretario generale dell’ONU dal 1997 al 2006; Chimamanda NGozi Adichie, acclamata scrittrice feminista nigeriana, Tristan Walker, fondatore e CEO della Walker & Co, un’azienda di cosmesi per persone di colore; e Rihanna, con i suoi successi nel campo della musica e del business. Se ci avviciniamo un po' a casa, pensiamo a Michelle Francine Ngonmo, CEO e fondatrice dell'Afro Fashion Week Milano; Evelyne S. Afaawua, CEO e fondatrice di Nappytalia, un’azienda che produce prodotti eco-bio per i capelli afro; e Igiaba Scego, scrittrice afroitaliana autrice del libro La linea del colore.

F come White Fragility
Per quale motivo i bianchi americani faticano ad affrontare la questione del razzismo? La risposta, come riportato dal New York Times in riferimento alle riflessioni di Robin Di Angelo, educatrice e sociologa americana, risiede nella white fragility: “I bianchi si mettono sulla difensiva quando le loro idee sulla razza e sul razzismo vengono poste in discussione, e in particolare se sono coinvolti nelle dinamiche che assicurano la supremazia bianca. Il loro sentirsi a disagio di fronte all'argomento e il fatto di sentirsi protetti dalle dinamiche discriminatorie li rende fragili e non disposti al confronto quando si tratta di parlare di razzismo. E quindi reagiscono dicendo cose come 'io non vedo il colore della pelle,' 'ho amici neri,' o 'è il classismo il vero problema.'”

G come George Floyd
Aveva 46 anni quando è deceduto lo scorso 25 maggio 2020, nella città di Minneapolis. Come attesta un video diventato virale, a ucciderlo è stato un ufficiale di polizia, che l'ha steso a terra e gli ha tenuto il ginocchio premuto sul collo per 8 minuti e 46 secondi, impedendogli di respirare. A nulla sono servite le sue implorazioni di aiuto rivolte agli agenti: "Basta, ti prego, non riesco a respirare." Inizialmente le forze di polizia hanno dichiarato che Floyd stesse resistendo all’arresto, fosse sotto l'effetto di sostanze stupefacenti e si sentisse già male al momento dell'arresto, tutte circostanze che sono poi state smentite. L'1 giugno, al termine di un'autopsia condotta privatamente per volere della famiglia Floyd, viene confermata come causa di morte l'asfissia provocata dalla manovra dell'agente di polizia, che è stato accusato di omicidio di secondo grado. È per questo che il mondo intero è sceso in piazza a protestare e dire basta.

H come Harriet Tubman
Harriet Tubman (1822 - 1913). Abolizionista, attivista politica, spia e infermiera per gli stati dell’Unione (dalla parte di Lincoln durante la Guerra di Secessione) è anche conosciuta con il nome di "Mosè degli afroamericani". Nata in schiavitù nel 1820, riuscì a scappare nel 1949 e negli anni seguenti si dedicò ad aiutare centinaia di schiavi a fare lo stesso, servendosi del il percorso tracciato dalla Underground Railroad—ovvero una rete di percorsi, case e nascondigli per gli schiavi neri che fuggivano dalle piantagioni verso stati sicuri, come il Canada, spingendosi a volte anche oltreoceano—che lei stessa contribuì a sviluppare.

I come IUS Soli
Io, Asta Diabaté, sono nata e cresciuta in Italia e mi sono sempre sentita italiana, ma fino al 2007, l'anno in cui mio padre è diventato cittadino italiano, avevo solo il passaporto ivoriano e il permesso di soggiorno italiano (quando era ancora un pezzo di carta e non una tessera). Non sono l’unica. Come me, i bambini e giovani italiani figli di immigrati possono richiedere la cittadinanza al raggiungimento dei 18 anni, o anche prima, ma solo se uno dei genitori diventa nel frattempo cittadino italiano. “Ma com'è possibile?” mi chiedevano i compagni di classe stupiti.

È perché in Italia vige lo Ius Sanguinis, un'espressione giuridica che indica l'acquisizione della cittadinanza italiana alla nascita solo se uno dei tuoi genitori è cittadino italiano. Lo Ius Soli, invece, dà a una persona il diritto di essere considerato cittadino italiano semplicemente per il fatto essere nata sul territorio nazionale, come avviene negli Stati Uniti. Ci sono stati diversi tentativi di cambiare le cose in Italia: nel 2015 una legge sullo Ius Soli era stata presentata e approvata dalla Camera dei Deputati, e se fosse stata approvata avrebbe dato la possibilità ai bambini nati in Italia di diventare automaticamente italiani sotto determinate condizioni (es. un genitore si trova in Italia legalmente almeno da 10 anni). Ma il Senato si è opposto e tutto è rimasto invariato.

J come Marsha P. Johnson
Attivista, drag queen, survivor e sex worker, Marsha P. Johnson (1945 - 1992) lottò tutta la vita per i diritti della comunità LGBTQ+, ed è la dimostrazione dell’apporto della comunità nera nelle battaglie civili. Fondò STAR (Street Transvestite Action Revolutionaries), la prima organizzazione a offrire rifugio ai giovani appartenenti alla comunità LGBTQ+ e tutelare il lavoro dei sex worker transessuali. Marsha, inoltre, combatté come attivista per la prevenzione dell’AIDS negli anni '90. È stata anche una delle figure di spicco dei Moti di Stonewall del 1969, una serie di manifestazioni e proteste violente per contrastare i raid polizieschi nei bar gay negli Stati Uniti. Marsha scomparve nel 1992, e le circostanze della sua morte sono avvolte da un alone di mistero. Secondo alcuni si trattò di suicidio, secondo altri di omicidio.

K come Martin Luther King Jr.
Presidente del Southern Christian Leadership Conference, pastore cristiano e premio Nobel per la Pace del 1964, è considerato il leader della lotta per i diritti degli afroamericani e dedicò la sua vita a combattere per questo, anche se significò mettere a rischio la propria incolumità, avendo a che fare con attentati, arresti e bombe piazzate in casa. Il suo discorso I Have A Dream, pronunciato il giorno della Marcia su Washington, continua ancora oggi, a distanza di più di 50 anni, a essere una grande fonte di ispirazione. Il 4 Aprile 1968 fu assassinato dal suprematista bianco James Earl Ray mentre si trovava affacciato sul balcone della sua camera d'albergo.

L come Stephen Lawrence
Fu accoltellato a morte da un a gang di giovani bianchi durante un attacco razzista nell’aprile del 1993 a Londra, all'età di 18 anni. I sospettati dell'omicidio furono i fratelli Neil e Jamie Acourt, Gary Dobson e David Norris. Solo nel 2012 due dei sospettati--Dobson e Norris--furono riconosciuti colpevoli e condannati all’ergastolo. Ottenere giustizia fu un calvario. Nel 1999, un report commissionato emerso da un'inchiesta pubblica dimostrò che la polizia aveva commesso degli errori rendendosi colpevole di razzismo istituzionale. Nel 2000, la polizia metropolitana dovette sborsare 320 mila sterline [circa 360 mila euro, NdR] alla famiglia Lawrence per compensare i danni.

M come Legge Mancino
La risposta della legge italiana ai crimini d’odio. Passata il 25 giugno 1993, condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. La sanzione prevede fino a un anno e 6 mesi in carcere o 6 mila euro di multa.

N come NAACP
Nel 1909 uomini e donne sia bianchi che neri fondano la National Association for the Advancement of Colored People in sostegno della battaglia per i diritti degli afroamericani. Si tratta della più antica associazione per i diritti civii, e ha avuto focus diversi nel corso del tempo: mettere fine ai linciaggi, alle disuguaglianze nel mondo del lavoro, nell’istruzione, nella sanità e nel voto. Ma il loro metodo non è cambiato: la NAACP è sempre stata ed è un'associazione che opera attraverso proteste pacifiche, lobbying e all'interno del sistema giudiziario per raggiungere i suoi obbiettivi.

O come Overt Racism
Ci sono diversi tipi di razzismo. Uno è quello che tutti condanniamo, quello che ti guarda dritto negli occhi, ti sputa in faccia e non si nasconde. È il razzismo dei linciaggi, del Klu Klux Klan, della parola con la "n". La prima volta che mi sono trovata davanti questo tipo di razzismo avevo 13 anni, quando il padre di una mia compagna di scuola mi urlò addosso che ero una "n* di merda" per la decisione, presa di comune accorto con lei (o almeno così pareva), di fare scambio di partner per un esame di lingua inglese. Ecco, questo è l’Overt Racism.

Ma c'è anche il Covert Racism. È subdolo ed è silenziosamente accettato, perché difficile da identificare. È il razzismo che spinge i poliziotti ad accanirsi con le persone di colore. È il razzismo che fa sì che tu non ottenga una promozione al lavoro anche se te la meriti. È il razzismo delle microaggressioni, del "ti tocco i capelli perché sembrano quelli di un barboncino". È il razzismo che urla “anche noi bianchi siamo vittime di razzismo,” ed è quello del white saviour complex--le persone prive di qualifica che vanno in Africa (con una meta generica, senza considerare che si tratta di un continente di 54 paesi anche molto diversi tra loro) per salvare i bambini neri e fare foto insieme loro. Il Covert Racism è una brutta bestia.

P come Protesta
Martin Luther King Jr. disse: “La libertà non è mai data volontariamente dall’oppressore; deve essere reclamata dagli oppressi.” Pare che avesse proprio ragione. Senza la resistenza nel Sudafrica, l'apartheid non sarebbe mai stato smantellato. Senza le azioni del movimento dei diritti civili in America, probabilmente le cose non sarebbero cambiate negli anni '50 e poi nei '60. La protesta può essere un meccanismo fenomenale per spingere i governi a legiferare in modi più progressisti. Quindi continuiamo a scendere in piazza--con le dovute precauzioni, come ti suggeriamo in questo post.

Q come Il Razzismo Quotidiano
Dal 2011 questa iniziativa si impegna per ricordare alle persone che episodi di razzismo si verificano eccome in Italia. Lo fa tramite un database online che a oggi conta più di 6800 casi, che documenta cronologicamente le vicende di razzismo che avvengono nostro paese e permette di identificare la portata del fenomeno in Italia. Si tratta del primo passo per passare a soluzioni concrete per sradicarlo dalla nostra società.

R come Razzismo Sistemico (Razzismo Istituzionale e Razzismo Strutturale)
Il Razzismo Sistemico è il razzismo con la R maiuscola. E si manifesta in tutti gli aspetti della società e delle istituzioni. Per abbattere i muri del razzismo sistemico ci vuole tanta forza e tanta voglia di combattere. Ma come si individua? Il razzismo sistemico racchiude quell'insieme di politiche pubbliche, di pratiche e di sistemi sociali radicati nelle istituzioni che portano all’esclusione o alla promozione di determinati gruppi. Queste politiche pubbliche hanno un impatto enorme sulla tipologia di servizi e di opportunità a cui hanno accesso diverse razze. Episodi del genere si verificano ancora oggi, ad esempio nelle discriminazioni nel mondo del lavoro o nella mancanza di rappresentazione di persone nere nei media.

S come Silenzio Bianco
I nostri feed in questi giorni sono stati inondati da pagine nere, video e post di gente che protesta, gente arrabbiata e gente che piange. E sono rimasta positivamente sorpresa nel vedere molte persone che avrebbero potuto semplicemente prendere le distanze dalla causa, non sentendosi coinvolte in prima persona, esporsi e dire la propria opinione, condividere la loro rabbia o semplicemente divulgare risorse, libri e video che possono informare gli altri. Magari sono io fortunata a trovarmi nella mia bolla, perché altri assistono all'indifferenza del Silenzio Bianco.

Savala Trepczynski, direttrice esecutiva del Thelton E. Henderson Center for Social Justice alla UC Berkeley, dice che il White Silence ha potere, che “non è neutrale, ma agisce come un’arma. Non è muto, ma dice tutto. E le persone di colore che si trovano vicino a una persona bianca che sta zitta, sentono il silenzio. E lo percepiscono. E sentono che significa implicitamente: 'Non ti proteggo le spalle. O non m’interessa abbastanza da scomodarmi e parlare chiaramente.'” Può essere anche la paura a fermarli, ma se c’è una cosa che mi sento di dire è questa: è importante intervenire di fronte a un'ingiustizia. Se hai una piattaforma, è ancora più importante farlo. Il silenzio degli indifferenti ci ha portato alle atrocità del passato. Cerchiamo di non commettere gli stessi errori.

T come The Fact of Blackness
Questo il titolo di un capitolo del libro Peau noire, masques blancs di Frantz Fanon, uno psichiatra e filosofo politico della Martinica, un’isola francese dei Caraibi. L’autore mette a nudo quello struggimento interiore che si manifesta soprattutto quando vivi in una società in cui spicchi sempre e solo perché sei nero, in una società in cui la gente ti guarda per strada e i bambini ti indicano, in cui i miti sui neri vengono perpetrati e creduti. È preoccupante notare come, a distanza di quasi 70 anni dalla pubblicazione del libro, le parole Fanon descrivono situazioni ancora concrete per coloro che vivono l’esperienza di essere neri tutti i giorni all'interno di realtà più o meno ostili.

U come USB
L’Unione Sindacato di Base (USB) “rappresenta e organizza i soggetti del lavoro e del non lavoro, è un sindacato creato per accogliere per le nuove istanze sociali, è un sindacato 'meticcio', è un sindacato 'contaminato' dalle esperienze provenienti da altre realtà di lotta: per la casa, per l’ambiente, per i beni comuni, per i diritti uguali dei migranti.” Una figura di spicco nell’esecutivo nazionale confederale dell'USB è Aboubakar Soumahoro, classe 1980, Sindacalista del Coordinamento Lavoratori agricoli USB, co-fondatore della Coalizione Internazionale Sans-Papiers, Migranti e Rifugiati (CISMP) -- che lotta per i diritti dei braccianti in Italia. È anche autore del libro Umanità in Rivolta, in cui racconta le condizioni in cui questi braccianti -- sia italiani che migranti -- si ritrovano, sottopagati, maltrattati, sfruttati.

Tra il 2013 ed il 2019, 1500 braccianti agricoli sono morti in Italia a causa del loro lavoro. Questo dato, però, non include tutte le altre vittime come Soumaila Sacko, uccise dal caporalato: “Una forma illegale di organizzazione e reclutamento dei lavoratori, dove si utilizzano braccianti pagati a giornata, reclutati da intermediari illegali, chiamati appunto caporali. Questi intermediari forniscono la manodopera al datore di lavoro e trattengono per sé una parte del compenso, che gli viene corrisposta sia dal datore del lavoro che dal lavoratore. Le paghe sono molto più basse dei minimi salariali. Il caporalato, entrato nel campo della criminalità organizzata, mira a sfruttare la manodopera a basso costo."

V come Voter Suppression
Per noi il diritto al voto, oggi, può sembrarci scontato, ma non lo è per molti neri. Nel 1965, negli Stati Uniti passa il Voting Rights Act, una legge che garantiva il diritto di voto alle minoranze razziali in tutto il paese. Durante l'era della ricostruzione, successiva alla guerra di secessione (1861-1965), in alcuni stati vennero prese delle scelte politiche o esercitata violenza per rendere impossibile agli afro-americani di votare. Ci vollero attivisti come Herbert Lee, ucciso dal deputato razzista E. H. Hurst (mai condanno), molti altri martiri, proteste, marce, come quella da Selma a Montgomery, e le immagini di manifestanti senza armi attaccati dalle forze di polizia dell’Alabama per cambiare le cose. Ancora oggi in molti stati vengono attuate delle politiche di "voter suppression" per disincentivare al voto gli afroamericani.

In Sudafrica venne introdotto il suffragio universale soltanto nel 1994, dopo decenni di legislazioni pensate per rendere difficile se non impossibile alla popolazione nera di votare e avere una rappresentanza politica. Grazie alla lotta contro l’apartheid (Nelson Mandela <3) e le pressioni dalla comunità internazionale le cose sono cambiate.

W come Whitney Plantation Historic District
La Whitney Plantation Historic District è un museo-piantagione sulla schiavitù situato in Louisiana. Dietro il progetto ci sono John Cummings, un avvocato bianco del sud degli Stati Uniti che ci ha messo non solo la faccia ma più di 8 milioni di tasca propria, e Ibrahima Seck, il direttore di ricerca del museo. Il progetto si distingue dagli altri musei-piantagioni della zona per la scelta di focalizzarsi sulla vita delle persone ridotte in schiavitù e costrette a lavorare nelle piantagioni da zucchero e cotone dal 1752 and 1865. Durante il tour della piantagione, i visitatori possono vedere monumenti alla memoria e leggere i nomi di vittime della schiavitù di quella zona.

X come il numero di vittime di violenze contro i neri
George Floyd, Sandra Bland, Ahmaud Aubrey, Breonna Taylor, Tony McDade. Sono solo alcuni dei nomi delle vittime afroamericane uccise quest'anno dalla polizia negli Stati Uniti. Questi nomi si uniscono a una lunghissima lista che include Eric Gardner, Philando Castille, Sandra Bland, Michael Brown, Tamir Rice, Rekia Boyd, Aiyana Stanley-Jones. Ma non si tratta di un fenomeno solo statunitense. Anche in Francia e in Gran Bretagna si verificano con frequenza fenomeni di police brutality. Ma la violenza contro i neri assume anche altre forme: l’incarcerazione di innocenti di coloro che lottano per l’uguaglianza, i linciaggi, i rapimenti nel continente africano per la tratta degli schiavi. Probabilmente non sapremo mai il numero esatto delle vittime, e di molte non conosciamo né il volto, né il nome, né la storia.

Y come Year of Return
Nel 2019 cadeva il 400esimo anniversario dell’arrivo dei primi Africani in catene in Jamestown, Virginia. Year of Return, Ghana 2019 è un’iniziativa promossa dal Governo Ghanese per invertire la diaspora e celebrare la resilienza delle vittime della tratta degli schiavi translatantica. Vengono così organizzati eventi lungo tutto l’anno, allo scopo di incentivare gli africani che hanno lasciato il paese a farvi ritorno, stabilirsi e investire per la crescita non solo locale ma di tutto il continente.

Z come Shoanna Z, Racism Exposed
Vuoi saperne di più sul razzismo? Racism Exposed di Shoanna Z è un album rap del 2003 che va dritto al punto. Aspettatevi di sentire brani dai titoli I Democratici Liberali sono razzisti a Gli Ipocriti della Hollywood Liberal e Secret Hidden Racism.

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Crediti

Testo di Asta Diabaté
Artwork di Maria Laura Buoninfante

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