Immagine su gentile concessione di tytm8

Se pensavi che calze e collant fossero roba per tua nonna, ora devi ricrederti

Il brand tytm8 si inserisce nel settore più noioso della moda, quello delle calze, e lo ribalta dalle fondamenta.

di Giorgia Imbrenda
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16 ottobre 2020, 4:00am

Immagine su gentile concessione di tytm8

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di tytm8, il brand di calze e collant creato da Arianna e Sasha, che unendo i loro background culturali (italiano e inglese) hanno dato forma a un immaginario scanzonato e impertinente.

Il brand di Arianna e Sasha si inserisce in un mercato classico e tradizionalmente noioso, quello delle calze, e lo ribalta dalle fondamenta. Fotografie degli archivi personali delle due fondatrici diventano stampe giustapposte in maniere stranianti e paradossali, il tutto infuso da alienanti interventi grafici.

Se tutto questo vi confonde e vi fa pensare che tytm8 sia un pasticcio di infiniti riferimenti totalmente slegati l’uno dall’altro, vi vogliamo rassicurare. Il brand di Arianna e Sasha funziona esattamente grazie alla sua capacità di sovrapporre immagini, significati e (auto)ironia.

Scopri TYT M8, brand di calze e collant colorati e stampati
Immagine su gentile concessione di tytm8

Ciao! Parliamo un po' di voi. Chi siete? Quando e perché avete fondato il marchio?
Arianna: Sono una fashion designer. Tutto è nato spontaneamente circa due anni fa, assecondando la nostra passione per i collant e la nostra ossessione per la stampa. All’inizio non avevamo alcuna pretesa di diventare un marchio vero e proprio, anzi, mi sono sempre ripromessa che non avrei mai aperto un mio brand. Ultime parole famose: abbiamo cominciato a fare delle prove per noi stesse, e poi con il tempo è arrivata l’idea che ha definito l’identità della prima collezione: 50 percento italiana e 50 percento british.
Sasha: Pochi anni fa un mio amico mi ha suggerito che avrei dovuto iniziare a disegnare calze, dato che ne indossavo sempre di assurde. E ogni volta mi diceva che era proprio quello che mancava in questo mondo! Così l’abbiamo fatto. E ora che le nostre nonne non ci danno più soldi per Natale perché ci odiano, comprate le nostre calze!

Da dove arriva il nome TYTM8?
Arianna: Nasce proprio dal termine “tight”, cioè collant in inglese. Volevamo un nome didascalico che mantenesse il focus su un prodotto specifico.
Sasha: Inoltre a Manchester, la mia città d’origine, c’è un termine in slang per indicare le persone che non vogliono mai spendere soldi: TIGHT! E poi, in pieno Liam Gallagher style abbiamo aggiunto un bel “mate”. Don’t be tight m8, compra tyt!

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Immagine su gentile concessione di tytm8

Nonostante il vostro brand sia nato da pochissimo, ha una sua identità estetica molto forte. Come avete sviluppato la visual identity di TYT M8?
Arianna: Nasce da un mix postmoderno delle nostre due culture e dei nostri codici estetici, così che rappresenti entrambe.
Sasha: Il nostro logo è stato creato da una giovane designer, @.ewa., che ha anche designato alcuni bellissimi pattern per noi. Volevamo qualcosa di divertente e bold per l’identità del nostro brand, e lei l’ha creato.

Che storia c'è dietro le grafiche che utilizzate come fantasia delle stampe?
Arianna: Il processo creativo è molto spontaneo. Scavando in vecchi album, scatole e cassetti, abbiamo ritrovato le foto delle nostre nonne e dei nostri familiari, molti dei quali non sapevamo nemmeno chi fossero. Io sono emiliana, quindi le foto sembravano uscite dall’ultima scena di Amarcord. A queste immagini abbiamo poi applicato interventi grafici contemporanei, creando un contrasto anacronistico.
Sasha: I miei nonni Pat e Pete da Manchester erano dei ballerini di line dance. Quando ero piccina andavo spesso a ballare con loro (anche se, in realtà, cadevo in continuazione e rovinavo i passi di tutto il gruppo) e sono sempre stata affascinata dai loro abiti meravigliosi. Quando ho rivisto le loro foto, ho sentito che erano troppo speciali per rimanere nascoste nella soffitta di nonna Pat. Lei tuttora non si capacita del perché le persone stiano comprando le calze con la sua faccia in tutto il mondo, ma è anche commossa dall’idea che nonno Pete viva ancora attraverso quelle calze.

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Immagine su gentile concessione di tytm8

Come mai avete deciso di avviare un progetto all’interno di questa nicchia di accessori?
Arianna: Trovare la nicchia giusta è importante per differenziarsi dai brand megalomani che ti offrono praticamente tutto, dall’abbigliamento fino ai servizi idraulici. Secondo me, l’appiattimento del mercato degli ultimi anni è iniziato quando tutti hanno cominciato a fare tutto, dimenticandosi il valore del “Made in Italy”, ovvero la specializzazione su un prodotto o una tecnica specifica.
Sasha: Ma c’è anche un motivo più terra terra: non sapevamo più dove comprare i collant, così abbiamo iniziato a farli noi.

Guardando il vostro lookbook siamo state subito rapite, volete raccontarci il perché dei nomi e delle immagini che avete deciso di attribuire a ciascun look?
Arianna: Fin dall’inizio volevamo utilizzare dei nomi lunghissimi e un po’ incomprensibili, semplicemente perché ci sembrava divertente e un modo efficace per mescolare italiano e inglese—il “calabritish”, citando un mio caro amico. Adesso, però, sentiamo le maledizioni dei nostri assistenti che devono spedire gli ordini ogni giorno, e perdono un quarto d’ora ogni volta che devono rinominare un articolo.
Sasha: I nomi derivano dai due temi che abbiamo scelto per questa prima collezione: Cowboy e Matrimoni. Per esempio, “Cowboy Nonni Dance la Red Hot Salsa” è stato dedicato all’unico ballo che sapevo fare con Pat e Pete. Un classico di Dave Sherriff.

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Il vostro brand è unisex e gender-fluid, che tipo di concept c’è dietro a queste scelte?
Arianna: Credo che ormai sia obsoleto pensare ai capi e accessori come oggetti legati ad un genere specifico. Per noi è stato semplicemente naturale immaginare che le nostre calze potessero essere indossate da chiunque le potesse apprezzare e capire. Se lo compri è tuo, baby!
Sasha: tyt non è per tutti, ma è per everyone.

Se doveste scegliere un paio di designer con cui andare a cena stasera, chi sarebbero? E in quale ristorante li portereste?
Arianna: Porterei Hedi Slimane a mangiare le lasagne da mia nonna.
Sasha: Dame Viv Westwood e Gemma Collins (ho adorato la nuova collezione!) e li porterei a Long Chang in Paolo Sarpi.

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Quanto conta Instagram nella promozione di un brand emergente come il vostro?
Arianna: È fondamentale per l’effetto domino che provoca, creando una community globale decisamente più ampia rispetto alla nicchia che un brand emergente può trovare offline.
Sasha: Ci ha davvero aiutato tanto con lo vendita delle nostre calze, anche grazie al supporto di Lotta Volkova. Parallelamente, però, abbiamo voluto adottare una strategia old school, vendendole di persona in un pop-up store in Brera lo scorso settembre.

Cosa c'è nel futuro di TYT M8?
Arianna: Tra qualche giorno io e Sasha ci separeremo, ma continueremo a lavorare insieme a distanza, tra Londra e Milano. Sicuramente ci saranno nuove collezioni a breve e forse anche qualche collaborazione, ma nessuna T-shirt e nessuna tote bag. Tyt continuerà a ballare la Red Hot Salsa!
Sasha: Tante tante tantissime TYT!

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Crediti

Testo di Giorgia Imbrenda
Fotografie su gentile concessione di tytm8

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