Fotografia e oggetti in argilla di Tommaso Turchet, tatuaggio e note di Valerio Santarsenio, grafica di Martina Rizzieri 

Persona x i-D #3: finzione e materialità, certezze e false illusioni

La quarantena ha innescato un crollo delle verità, o instillato una riflessione più profonda di chi siamo veramente?

di Carolina Davalli
|
07 maggio 2020, 10:36am

Fotografia e oggetti in argilla di Tommaso Turchet, tatuaggio e note di Valerio Santarsenio, grafica di Martina Rizzieri 

PERSONA x i-D Italy è la rubrica di quarantena in cui vengono pubblicati gli artefatti dei collaboratori di PERSONA, realtà milanese che si occupa di street casting e art direction. Per questo progetto, abbiamo chiesto loro di riflettere periodo storico che stiamo vivendo, come ci sta cambiando e in che modo rivoluzionerà le tematiche di identità, affetti e comunità, offrendo fermimmagine della quarantena e delle sensazioni innescate da essa, attraverso le lenti e il linguaggio visuale di ciascun creativo.

Siamo entrati nella fantomatica fase 2, quella in cui si può passeggiare per la città. Camminare per le vie e le piazze di quartiere è un po' come scoprire un mondo nuovo, e nel farlo s'incontrano altri volti stralunati in giro, tutti munite di mascherina e guanti. Stiamo iniziando a riappropriarci della città, ma lo facciamo senza neanche aver capito davvero fino a che punto la quarantena ci abbia scombussolato.

Alcuni di noi si sono rifugiati nell'immaginazione, consacrando tutto il proprio tempo a letture, riflessioni e studio. Altri si sono invece dedicati alla materialità più concreta, riscoprendo il piacere del creare con le proprie mani. La manipolazione della realtà che ci circonda è avvenuta dunque secondo due modalità differenti, ma qualunque sia il nostro caso, ora ci troviamo a doverci riadattare a ciò che è rimasto, intatto, là fuori.

Tra immaginari fittizi e la ricerca senza sosta della corporeità, ecco i lavori di Persona x i-D #3, che potete fruire integralmente anche qui.

Martina Rizzieri - FAKE - BELIEVE

Il progetto parte dal presupposto che il preciso periodo storico in corso e l’espansione di questa epidemia creino un senso di pessimismo e di solitudine diffuso. Per solitudine intendo sia l’esclusione da ogni forma di presenza e vicinanza altrui, sia l’assenza della comfort zone abitudinaria. La riflessione che propongo mette il focus principalmente sulla mancanza di un ambiente intimo vivo e stimolante, poiché dopotutto presumo che la casa si riveli essere un ambiente ostile e ripetitivo (in questa situazione particolare). Credo perciò che l’immaginazione sia l’unica via d’uscita dalla noia: “mettere in scena”, ricreare una situazione astratta o uno spazio fittizio è l’unico modo per “salvarsi”. L’atteggiamento del “far finta” (il make-believe), inteso come il lasciarsi assorbire dal mondo della finzione, senza per questo perdere il senso della realtà, ha piena partecipazione psicologica. Possiamo infatti sperimentare la creazione di un universo intorno a noi che in realtà non esiste, ma che ci fa sopravvivere in quanto processo genuino e personale. Benjamin, ad esempio, sostiene quanto questa attitudine sia naturale: i bambini infatti sono in grado di giocare agli indiani pur non trovandosi in un deserto, ma riescono anche a giocare al “treno”, trasformandosi così in materia non viva.

Con l’intento quindi di ri-creare uno spazio/ambiente ideale e non reale (fake), il quale altera le cosiddette “4 mura di casa”, ho articolato l’idea in una grafica realizzata in diversi livelli di fotomontaggio. Lo strato di base è la fotografia di una scatola, un modellino in legno 20x20x13 di una stanza. Il layer successivo è uno strato bidimensionale disegnato a mano in cui si articola l’arredamento che compone questo ambiente. L’ultimo livello è composto da un “tappeto” e da due me in 3D. L’insieme formerà il mio ambiente di sopravvivenza, un “arredamento” grafico anti noia = una sorta di render fatto a mano. In questo modo si crea una situazione irreale e parallela, ossia la resa in bidimensionale dei frutti del mio immaginario sotto forma di fake installazione virtuale.

1588663613705-MartinaRizzieri_FAKE-BELIEVE_2
1588663697052-MartinaRizzieri_FAKE-BELIEVE_MAIN

Tommaso Turchet - Una Forma Semplice

Il quadrato, forma semplice, cerca in qualche modo di esprimere il concetto di casa, di unione e di giornata; le sue infinite suddivisioni creano elementi singoli, differenti, ma se unite, uguali. Una riflessione ispirata al concetto di uguaglianza che ha portato il virus, una visione dall’alto, come una prospettiva a vista d’uccello. Ogni persona è diversa ma se vista dall’alto, dentro la sua casa, uguale. In questi giorni le unioni e le distanze sono state particolarmente prese di mira. Con chi avreste voluto passare questi giorni e, come?

Come degli animali, chiusi in un recinto, ognuno prova a vivere come meglio può assieme a chi gli sta accanto, imparando cosa fare e cosa non, cercando il miglior equilibrio e rapporto, fino a cercare di formare un quadrato, una forma semplice, di passare l e giornate. Ognuno suddivide questa forma semplice come meglio riesce, a volte cambiando le proprie abitudini, a volte, intensificandole. L’importante è sapersi distrarre, confondere la realtà, ognuno a modo proprio. Chi meglio ci riuscirà, avrà vinto e meno risentirà della forza del recinto.

1588663888424-Tommaso_una-forma-semplice_-MAIN
1588664023207-1-Tommaso_una-forma-semplice_1
1588664147781-2-Tommaso_una-forma-semplice_2

Ombra e Faith + Ronin/Hank (Loggia West Milano) - Desideri Hills

Desideri Hills è stato pensato poco prima dell’inizio dell’isolamento. Inizialmente doveva essere un featuring di Ombra con Ronin di LWM, su strumentale di Faith. Il giorno in cui è stata indetto il lockdown, ci siamo sentiti e abbiamo deciso di chiuderci in studio a Monza, per concludere il pezzo. Il caso vuole che Ronin si faccia accompagnare da Hank, altro membro di LWM. La traccia funziona, vogliamo includere anche Hank nel progetto, che scrive una strofa in 15 minuti e la registra. Spacca. Restiamo in studio una trentina di ore, dopodiché ognuno a casa propria. Nei giorni seguenti Faith cura il mix e, a distanza, decidiamo gli ultimi ritocchi necessari.

Il beat è caratterizzato da campioni vintage e suoni nostalgici. Il concetto ricorrente alla base del testo é la volontà di evadere, prodotto dello stato di insoddisfazione, tipico della nostra generazione, anche in tempi tranquilli. In quanto artisti, per poter dar vita alle nostre idee, sentiamo il costante bisogno di superarci e, adesso più che mai, questa sensazione si concretizza.

“[...] quando si trova si fa una festa, ma quando si arriva?” - Ombra “[...] non dirmi quando torni, qui le ore sono giorni “ - Ronin

Ma proprio perché questo stato d'animo è da sempre il nostro motore, le restrizioni che ci impongono in questo periodo non fanno altro che aumentare la nostra spinta creativa. Abbiamo voglia di andare, dove non si sa. Ma ci riusciamo anche da casa nostra.

Ma quando si arriva? Non si scollina mai.

1588664468353-Ombra_DH_MAINCover

Giulia Anna Kapelanczyk - once a week

“once a week” è una delle tante illustrazioni che sto facendo in questo periodo di quarantena, in cui si cerca di evadere alla monotonia quotidiana, data dalle poche azioni che si possono compiere all’esterno in questo momento. Una di queste è uscire a fare la spesa e quelle poche volte che vado al supermercato lo scenario che mi si ripresenta davanti è sempre lo stesso: persone in coda (con una stragrande maggioranza di anziani) che aspettano di entrare e ti guardano con diffidenza per paura che ti avvicini troppo; il tutto accompagnato da un grande silenzio che ti fa sentire in un film post-apocalittico.

La signora che torna a casa da sola con le buste della spesa e la mascherina è una scena che rivivo ormai in loop una volta a settimana da quando è cominciato tutto, sperando che facendole fluire fuori, attraverso la penna, non si ripetano più. Usciremo dal Matrix?

1588664520406-Giulia-Anna-Kapelanczyk-once-a-week

Attimino - DecaDance

In un momento in cui il passare del tempo non è mai stato così relativo, non essendo più scandito dalla nostra buona, vecchia e frenetica routine, noi come collettivo abbiamo elaborato una riflessione sul periodo storico in cui stiamo vivendo, focalizzandoci sulla velocità con cui elaboriamo i contenuti che osserviamo, captiamo e viviamo ogni giorno. Puntiamo ad esaminare, celebrare, e descrivere questo modo di vivere che rappresenta, in parte, l’estetica di ATTIMINO, frutto del nostro pensiero collettivo, che punta all'essere eclettici. Il fine di questo progetto è dunque riuscire a mostrare, tramite la lente di ATTIMINO, la società odierna con un'impronta documentaristica e il più autentica possibile rispetto alla nostra nascente identità, noi siamo solo un "attimino" perché non pretendiamo di essere di più, non pretendiamo di essere di più..

Valerio Santarsenio - FINALMENTE INSIEME

Il periodo storico nel quale siamo immersi e che stiamo vivendo ci vede, temporaneamente, obbligati a vivere rinchiusi nelle nostre case, chi soli, chi con le loro famiglie, chi con le loro metà o i loro amici. Io come persona in questo periodo condivido uno spazio scelto: CASA DI LOUISE (Bruxelles), con una persona scelta: LOUISE, una persona causale: AMELIE, una persona di conseguenza: ANDREA. Momenti intimi e forti di discussione, di silenzio e di condivisione. Ho approfittato di questo momento per condividere con altre persone, la mia passione per l’istruzione, il disegno e il tatuaggio, coinvolgendole in un progetto dove sono stati loro gli attori di una collaborazione. Il progetto in sé si basa sulla riflessione generale fatta da noi "rinchiusi" che questo contenimento forzato potrebbe permetterci di poter imparare a conoscerci realmente. Nella mia situazione personale sono chiuso con la persona che potrei definire di più simile a me (Louise), un amica di corta data molto diversa da me (Amelie) e il suo ragazzo, un conoscente (Andrea). Queste persone hanno tutte personalità molto forti e diverse, il fatto di sapere che saremo chiusi insieme per un tempo di lunga durata ci condiziona ad avere un atteggiamento reciproco che permette di non ferirci mutualmente in alcun modo per poter continuare a vivere questa convivenza forzata in modo pacifico.

Spontaneamente tutto ciò ha innescato nel gruppo il comportamento tipico del cosiddetto dilemma del porcospino. Vogliamo imparare a conoscerci, condividere e avvicinarci, pero lo facciamo con una certa distanza di sicurezza, come porcospini che cercano di riscaldarsi tra di loro pero mantenendo una distanza per non pungere gli altri. La mia idea è stata di abbattere questo dilemma cercando di conoscerci realmente attraverso un’ auto-analisi, discussioni aperte e workshop creativi collaborativi. Tutto e stato riassunto e documentato attraverso una sintesi grafica, utilizzando il medium del tatuaggio, che a aiutato ad un riavvicinamento dei nostri corpi e catalizzato una riflessione sulle nostre identità e affezioni. In particolare come vedo me stesso e come mi vedono altre PERSONE con diversi gradi di affinità. Ognuno a tatuato sul corpo dell’altra persona la sua riflessione e suo pensiero su essa, malgrado non erano pratici del tatuaggio o della pratica del disegno in generale, una grande fiducia e nata attraverso questa azione.

1588664682215-Valerio_FinalmenteInsieme_9
1588664778940-Valerio_FinalmenteInsieme_MAIN

Mattia Giordano - Home Attempts

Tentativi casalinghi nel vedere la quotidianità in modo differente da come siamo abituati. Una fuga da una routine a cui siamo costretti , specialmente in questi giorni. Tutto sta nel come uno osserva la realtà fatta dagli oggetti e dalle persone. Siamo più in contatto con oggetti inanimati che con persone, ci avevate già pensato? Io lo davo per scontato. Ci sentiremmo più soli senza avere i nostri averi, come succede quando rimaniamo senza le persone a noi care.

Mi concentro principalmente sul trovare l'insolito in oggetti e situazioni di tutti i giorni giocandoci, andando oltre al limite dell’uso comune di quell’arnese. L’infinita ripetizione delle azioni ci annoia e rende meno interessante quello che abbiamo intorno giornalmente, con la mia arte cerco di portare nuovi punti di vista per sensibilizzare le persone sull’andare oltre alla consuetudine. E’ anche il mio modo per fuggire dalla serietà imposta a noi adulti. Riportarci a quella voglia innata di giocare tipica dei bambini che, a mio parere, è fonte di gran parte della creatività che si ha poi crescendo.

Che sia nelle mie foto, in una mia installazione o in un mio dipinto mi piace partire da ciò che è reale per renderlo surreale. Siamo in un momento storico che porterà sicuramente un rafforzamento della coscienza collettiva, portando una nuova sensibilità tra le persone, che si ritrovano con la vita in pausa a guardarsi dall’esterno e prendere coscienza delle loro vere passioni e indole, il che è già un piccolo cambiamento verso la realizzazione personale.

1588842191367-image0-3

Kevin Ferretti- Nostalgia Da Casa

È ormai inutile negare che stiamo attraversando un momento storico senza precedenti, una di quelle fasi della nostra vita che ci condiziona il domani in maniera straordinaria. Rimuginando la situazione attuale in casa, ovviamente, ho deciso di parlarne in chiave poetica; d’altronde, è forse la forma d’arte più diretta per esprimersi. Attraverso brevi e incisive strofe, ripercorro quelli che potenzialmente potrebbero essere i momenti ideali di un quarantenario italiano qualunque: noia, spaesamento, amarezza, rabbia, innocenza, sono tutti stati d’animo che proviamo quotidianamente da più di un mese..

Essendo un giovane ventunenne che mai si accontenta, soprattutto di questi tempi, mi è balzata in mente un’idea che potesse arricchire ulteriormente l’immaginario raccontato: donare al senso poetico una forma ben definita, un volto crudo, un’immagine di realtà incorniciata, una semplice fotografia di attimi a cui non siamo mai stati abituati prima d’ora. E così, con l’innocua scusa di uscire di casa per spesare, mi sono armato della mia fedele Canon per catturare, strada facendo, istanti che valorizzassero oggigiorno la quarantena milanese. Una coda interminabile di persone fuori dal supermercato, una bandiera italiana svolazzare su un qualsiasi balcone, un manifesto di fiducia di un rosso acceso,, sono alcuni dei protagonisti che danno una sembianza ancora più concreta alla mia poesia.

1588665628354-Kevin_NOSTALGIADACASA_MAIN-1

1588665712121-Kevin_NOSTALGIADACASA_MAIN-2-1

Segui i-D su Instagram e Facebook

Se ti sei perso PERSONA x i-D #2:


Crediti

Testo: Carolina Davalli
Editor: Amanda Margiaria
Curatori: Enrico Cestaro, Alma Malara e Giulia Sgobba (PERSONA)
Talenti: Martina Rizzieri, Tommaso Turchet, Ombra, Giulia Anna Kapelanczyk, Attimino, Valerio Santarsenio, Mattia Giordano, Kevin Ferretti
Altri collaboratori: progetto FINALMENTE INSIEME Louise Samy, Amélie Dogot, Andrea Fabbro; progetto DecaDance Blanca Zamperini, Tommaso Centanni e Tullio Grani, contributo di Antonio Clavelli

Tagged:
personA
esperienze
identità
individualità
quarantena
Persona x i-D Italy
collettività