Fotografia di Giorgia Imbrenda

La sfilata più divertente della Fashion Week è stata quella di Barbara Bologna

In un momento in cui sembra forte il bisogno di concettualizzare tutto, Barbara Bologna ci ricorda quanto sia forte il potere dell'ironia e del gioco.

di Alessio de Navasques
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21 febbraio 2020, 5:04pm

Fotografia di Giorgia Imbrenda

Da sempre sinonimo di buongusto ed eleganza, a differenza di altre capitali del design e della moda Milano non dimostra (ancora) altrettanta libertà espressiva e sperimentazione. Il calendario della fashion week si arricchisce di proposte e spunti interessanti, ma è sempre difficile trovare quella dimensione davvero fuori dagli schemi e in qualche modo ludica della moda, vicina alle arti performative, che da sempre è dominio di città come Londra e Berlino, promossa e supportata, fin dalla formazione, da istituzioni e scuole come la Central Saint Saint Martins.

D'altro canto, equilibrio e misura sono insite nel nostro DNA italiano, concetti e briglie da cui è difficile liberarsi, nella creazione di una collezione intesa come espressione artistica tout court. In questo panorama Barbara Bologna rompe una routine milanese, con uno show performante e divertente, un caleidoscopio distopico di stili e movimenti. Dal post punk al rock fino al fetish: ecco una tribù inclusiva e coinvolgente, dove spettatori e performer si fondono in un unico coinvolgente happening.

Barbara Bologna mfw fotografia aw21

Una lunga fila in Cesare Correnti per entrare nel teatro buio, dove si indossa una tuta bianca in stile CSI, a metà tra scena del crimine e laboratorio della scientifica. La scena e il parterre vogliono essere autenticamente off, non ci sono giornalisti di moda, i pochi presenti sono del mondo dell'arte.

Nel manifesto della collezione dal titolo “Tribù”, Barbara Bologna dichiara, come in una vera e propria azione artistica, provocatoria e dissacrante, di voler cambiare il mondo attraverso la sua tribù, di poter fare quello che vuole del suo corpo, di voler essere libera di fare sesso in pubblico, così come correre libera come un cavallo, di non voler uccidere gli animali senza ragioni. Infatti, quello che colpisce è proprio la resilienza autenticamente punk: fuori dal sistema, persiste attraverso una tribù di creativi che reagisce con forza ad un universo contemporaneo sempre più ostico. Uno show che è una festosa protesta, senza strumentalizzazioni e mercificazioni di una diversità identitaria, che è vissuta come ricchezza espressiva.

Barbara Bologna mfw fotografia aw21

“Un insieme di persone diverse che si ritrovano e creano questa nuova concezione dello stare insieme. Una tribù che va in avanti in un futuro, difficilmente comprensibile, che non ha pretese rivoluzionare, ma che esiste, perché esistere oggi è la vera rivoluzione” racconta Barbara Bologna. Dark me, Hi Candy, Genetics Tribù, Save the Cheerleaders Save The World, Run with Me, Psyco Killer, My Brutality sono otto capitoli di una collezione concepita come una storia fantasy, secondo mood diversi che raccontano altrettanti mondi di riferimento.

Filo conduttore dei diversi codici è la mitizzazione della cultura pop anni '80 '90 dal mondo nerd e fantasy fino al candy di barbie e cheerleadears. Capi stratificati e destrutturati nelle loro componenti formali, raccontano otto anime molto diverse tra loro e dimostrano la maturità espressiva di una collezione che non è solo spettacolo, ma anche uno sviluppo concreto e interessante in forme e materiali. Infatti parliamo di una realtà concreta che in dieci anni di attività, distribuisce in diversi store in tutto il mondo.

Barbara Bologna mfw fotografia aw21

Le stampe con la figura del mitico E.T. di Steven Spielberg, ma anche croci della vita e occhi del faraone ripresi dai film cult come Stargate fino esasperazioni animalier in un mix di contrasti di materiali di ogni tipo, rendono la collezione espressionista ed esasperata. Il casting straordinario tra creativi, amici o personaggi trovati su instagram dalla stessa Barbara racconta un universo di essere mutanti, che sperimentano e giocano con la loro stessa identità ed essenza, come in un videogioco.

In un momento in cui sembra forte il bisogno di concettualizzare tutto, Barbara Bologna ci ricorda quanto sia forte il potere dell'ironia e del gioco, per far passare messaggi importanti come inclusività e antirazzismo.

Barbara Bologna mfw fotografia aw21
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Crediti

Testo di Alessio de Navasques

Fotografia di Giorgia Imbrenda

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