Fotografia di Antonello Trio

Italia e Inghilterra si incontrano sotto la stella di un nuovo brand: Jordanluca

Cosa succede quando Luca, italiano dallo stile classico e minuzioso, incontra Jordan, londinese cresciuto da genitori punk?

di Giorgia Imbrenda
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28 febbraio 2020, 12:04pm

Fotografia di Antonello Trio

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Jordanluca, brand emergente nato a Londra ma di duplice origine culturale, italiana ed inglese. I fondatori Luca e Jordan hanno entrambi un passato importante nel mondo della moda: Luca ha passato diversi anni a lavorare presso la casa di moda Vivienne Westwood, mentre Jordan presso il luminare del design di cappelli Stephen Jones. Insieme, hanno fondato Jordanluca: brand classico ma intrinsecamente contemporaneo, un mix elegante e allo stesso tempo underground, progettato in una chiave del tutto sostenibile, con un'attenzione verso i tessuti riciclati e/o prodotti con lavorazioni tecnologicamente molto avanzate.

Noi li abbiamo incontrati per farci raccontare la loro avventura.

Talenti emergenti Jordan Luca Moda

Raccontatemi di voi, chi siete e come vi siete incontrati?
Mi chiamo Luca, ho 35 anni e vengo da Bolzano, nel Sud Tirolo. Avrei voluto fare il veterinario ma poi ho cambiato e scelto il mondo della moda. Tutto è iniziato quando sono entrato per la prima volta nel negozio di Vivienne Westwood a Milano, mi sono detto "io devo lavorare per lei prima o poi". E cosi è stato, ho lasciato medicina ed ho iniziato la NABA a Milano. Ho fatto una gavetta molto dura lavorando per Lucio Costa, Castelbajac e Jil Sander, poi un giorno ho bussato alle porte Westwood e sono stato assunto come suo assistente personale. Sono un Toro, quindi se voglio qualche cosa mi impunto e riesco ad ottenerla. Per sette anni sono stato al fianco di Vivienne e Andreas. É stata un’esperienza bellissima, ma anche molto dura. Una sera, poi, ad un party, ho conosciuto Jordan. All’epoca, lui lavorava per Stephen Jones già da diversi anni. E da quella sera, sono ormai nove anni che lavoriamo insieme. Abbiamo iniziato facendo consulenza di design per altri brand, poi due anni fa abbiamo deciso di intraprendere una nuova sfida: JORDANLUCA.

In che modo il vostro stile personale influenza il design delle vostre collezioni?
Io e Jordan veniamo da realtà completamente diverse. Io, con il mio imprinting italiano, porto un’attenzione maniacale per i dettagli, ed un'attenzione estrema verso la qualità dei materiali e delle rifiniture. Jordan invece, londinese e cresciuto da genitori punk, apporta quello che credo in Italia manchi di più, ossia il non prendersi troppo sul serio. Recentemente una rivista importante ci ha definito ‘council flat heritage’. Ci e’ piaciuto un sacco! ("Heritage da case popolari" e’ la traduzione che si avvicina di più!)

Talenti emergenti Jordan Luca Moda

Qual è stato il primo capo che avete disegnato?
Si chiama Buzzcock, e mi piace definirlo uno stile, perché Buzzcock può essere un pantalone, un top o una giacca. Buzzcock è qualsiasi modello caratterizzato dallo stesso dettaglio: un’arricciatura pazientemente realizzata a mano con un punto che sembra un ricamo. Di stagione in stagione ci piace sperimentare con questo dettaglio, creando nuovi modelli che lo incorporino. Stampa e buyer lo apprezzano, e così i nostri laboratori hanno dovuto costruire dei telai ad hoc per la produzione di questo elemento di design, che ci piace considerare come il nostro cavallo di battaglia.

La scelta dei tessuti utilizzati e delle texture presenti nella vostra collezione, da cosa è motivata? Mi ricorda un mix tra il dandy e il provocatorio, ma assolutamente contemporaneo.
I tessuti hanno un ruolo fondamentale per noi. Tutte le nostre scelte in termini di materiali hanno una storia da raccontare. Io e Jordan usiamo principalmente tessuti italiani o giapponesi. Hanno tutti un elemento di praticità. I buyer ci dicono sempre che noi siamo un ‘touch and feel brand’. È importantissimo avere una forte qualità visiva nei capi di una collezione, ma poi nel momento in cui si trovano appesi in uno showroom o negozio vogliamo sempre regalare un'emozione tattile a chi li tocca per la prima volta. Per la collezione A/W20 ci siamo ispirati al Rinascimento italiano, abbiamo usato diverse tecniche di stampa, dettagli laser, tinture a mano su nylon e ricami realizzati da un ricamificio centenario italiano. La sostenibiltà è un altro elemento fondamentale dei nostri capi. Tutti i nostri nylon sono riciclati da bottiglie di plastica raccolte negli oceani; il nostro cashmere è riciclato da vecchi maglioni che un'azienda riduce in filato; anche i nastri delle nostre zip sono in poliestere riciclato! Per la prossima collezione, abbiamo iniziato un progetto che darà al cliente finale tutte le informazioni su ogni singolo capo, il tempo impiegato per realizzarlo, la specifica provenienza del materiale e il consumo di CO2 impiegato per produrre il capo stesso. Sicuramente è una missione importante, che intendiamo realizzare insieme all’aiuto di un'organizzazione che rilascerà tutti i documenti necessari. Ma come si dice in inglese ‘we love a good challenge!’.

Talenti emergenti Jordan Luca Moda

Nella vostra collezione ci sono molte sovrapposizioni e pezzi che a tratti sembrano armature. A cosa vi siete ispirati per questi elementi?
Io credo che nel mondo della moda tutto sia già stato fatto e nel momento in cui nasce qualcosa di nuovo viene subito perso, inghiottito da una velocissima richiesta del mercato e del fashion system. Tutto è diventato così veloce e, per via dei social media, tutto si brucia in pochissimi secondi. Un lavoro di sei mesi viene apprezzato per un paio d’ore e poi si passa subito al prossimo. Molto importante invece è come i capi vengono abbinati insieme. Londra in questo è un pozzo di ispirazione senza fondo. Un viaggio in metropolitana ci ispira più creatività di una giornata intera passata al Louvre. Qui, la gente corre e sopravvive creando molte volte delle combinazioni di capi incredibili. Nelle nostre collezioni sono sempre presenti degli ‘utility vest’ o ‘backpacks’ proprio perché è quel look tipico di Londra, quando lasci casa la mattina e non sai mai a che ora tornerai.

Qual è il vostro processo creativo?
Il nostro processo è tutt’altro che standard, io e Jordan ci prendiamo a pugni per mesi. Le nostre idee in genere nascono dopo essere stati a Premiere Vision, i tessuti ci aiutano a capire come sviluppare la prossima collezione, le idee nascono sempre insieme, poi a un certo punto io e Jordan ci dividiamo. Io seguo la parte del prodotto e della produzione mentre Jordan segue più il marketing, la stampa, gli editoriali, i contenuti social e tutta l’organizzazione dello show. Jordan, avendo lavorato per anni con Stephen Jones alla creazione di cappelli, è attentissimo alle silhouette, a come cade un capo e a come si muove. Per lui i capi devono sempre avere un appeal sulla gruccia ed è fondamentale la loro interazione con il corpo. Io, lavorando per anni con grandi brand, seguo più la parte della costruzione e della confezione del capo. Come rifinirlo, come trovare soluzioni a problemi ‘strutturali’ e come reagiscono i tessuti durante la lavorazione. In questa ultima collezione abbiamo deciso di abbinare due tessuti insieme e solo in fase di lavorazione abbiamo scoperto che con lo stiro uno si ritraeva mentre l’altro si allargava, ma dopo i primi momenti di panico abbiamo trovato una soluzione che ha reso i capi ancora più interessanti. Ho appreso tanto durante la mia carriera di designer, ma in questo lavoro non si finisce mai di imparare. Ogni sera, quando usciamo dal nostro studio, andiamo nei laboratori dove creano i nostri campionari e stare tra le macchine da cucire, parlare con i macchinisti e i cartamodellisti è il momento che amiamo di più del nostro lavoro.

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Chi è il vostro cliente ideale?
In una città come Londra si trova una community di persone, come noi, che non sentono di appartenere a nessun posto specifico. Il nostro cliente ideale è un gruppo di nomadi, di ribelli internazionali.

Qual è stato il momento più difficile della vostra carriera fino ad ora?
Uh! Quanto tempo abbiamo?! Ci sono stati e ci saranno ancora momenti molto difficili. In primis, iniziare un brand oggi è già un’impresa estremamente ardua. Questo lavoro è molto duro e richiede molte ore di lavoro e un focus costante sul punto di arrivo; si passa da up eccezionali a down spaventosi. Lavori interi mesi, giorno e notte, per dieci minuti di uno show che poi verrà criticato da tutta la stampa internazionale. Io non sono molto bravo a farmi scivolare le cose addosso, e ogni volta prima di leggere una review mi devo sedere! Per non parlare all’inizio delle tante porte chiuse che ci siamo trovati di fronte, porte che, con il tempo, si sono aperte. Il tempo è un altro elemento molto duro da gestire. Tutti vogliamo tutto e subito ma sappiamo benissimo che ci vuole tempo per far crescere le cose e questo ovviamente comporta dei momenti molto duri. Un altro momento difficile sono le campagne vendita a Parigi, perché in quel momento ascolti tutti i commenti della stampa e dei buyers, ma fortunatamente nel nostro caso sono quasi sempre positivi. Ci teniamo sempre ad ascoltare tutti i feedback perché, dopo averli digeriti, ci troviamo sempre ad essere più forti. Il nostro è un lavoro creativo, ci vuole tempo per la realizzazione delle idee e le deadlines diventano man mano sempre più strette. Sono convinto che per lavorare nel mondo della moda bisogna essere un pò masochisti, è un lavoro durissimo ma se uno lo ama non riesce più a farne a meno.

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Se doveste scegliere tre designer con cui andare a cena stasera, chi sarebbero? E in quale ristorante li portereste?
Yves Saint Laurent, Martin Margiela e Mr. Kim Jones. Li invitiamo a cena a casa nostra e cuciniamo noi! Siamo bravissimi a cucinare e per noi è una forma di anti-stress ed amore per gli altri. Scegliamo loro tre e, mentre Jordan perfeziona la sua buonissima parmigiana, possiamo parlare di bellezza, creatività e del business of fashion.

Cosa c'è nel futuro del vostro brand? E dove vi vedete tra 5 anni?
Vediamo una continua evoluzione. Per noi stagione dopo stagione è un crescere ed imparare nuove cose, conoscere nuove persone, nuove possibilità, ed entrare in nuovi store importanti. Con la collezione A/W20, abbiamo lanciato la nostra prima gamma di maglieria ed è stato un grande successo, ed abbiamo anche inserito la nostra prima linea di borse. L’Heritage di Jordanluca è fondamentale per allinearci con Heritage Companies soprattutto inglesi, e siamo già in trattative per collaborazioni per la nuova stagione. Stiamo disegnando una capsule collection interamente creata e prodotta in UK, che vogliamo far crescere. È importante, in vista dei prossimi 5 anni, far crescere il nostro business, la nostra ‘extended family’ e il nostro team, ma quello che non cambierà mai, ve lo assicuro, è che saremo sempre io e Jordan a fare le ore piccole “accoltellandoci” per capire come rifinire una tasca.

Talenti emergenti Jordan Luca Moda
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Crediti

Fotografia di Antonello Trio
Stylist Gabriele Papi
Casting Director Irene Manicone
Hair Stylist Ernesto Montenovo
Grooming Genny Cecchini
Produzione Filomena Barberio
Modelli Iago Santibanez (Fashion Model Management), Jun Kai Qi (IMG Models), Val Haughton (Indipendent Management)
Scarpe Grenson, occhiali Viu Eyewear
Location @daylightstudio.it

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