Fotografia di Luigi Lista

foto di una new york surreale, senza caos né turisti

Come sarebbe NYC se il tempo si fermasse e tutte le persone che ne intasano le strade scomparissero? Il fotografo Luigi Lista ha percorso 220.000 passi per azzardare una risposta.

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17 aprile 2019, 10:14am

Fotografia di Luigi Lista

Nell’aprile del 2018 ho iniziato un progetto sugli Stati Uniti; la prima tappa di questo viaggio è stata New York, e per scoprirla ho percorso in totale 220.000 passi.

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Tutti abbiamo una visione di questa città filtrata da cinema, letteratura e moda, così ho voluto attraversarne quartieri e sobborghi eliminando questi preconcetti, vivendo in prima persona ogni strada e ogni angolo. Ho visto tutto quello che avevo visto nelle foto dei grandi maestri; ambientazioni e luci mi erano familiari, mi influenzavano.

Per dieci giorni, mi sono lasciato guidare dal mio istinto. Il mio lavoro di fotografo di moda mi spinge a osservare luoghi e persone come fossero potenziali set e soggetti. Così, a New York ho semplicemente traslato la mia ricerca quotidiana su un nuovo continente.

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La mia ricerca fotografica ruota attorno all’insolito, che vive e si fa notare in ogni città e cultura, dialogando perfettamente con il mondo circostante, ma senza mai fondersi del tutto con esso. Spesso l'insolito può essere ritrovato nei luoghi iconici di un determinato spazio urbano. Nel caso di una metropoli, spesso si tratta dei suoi angoli più frenetici.

Per questo motivo, ho scelto come base Manhattan. Ogni mattina partivo da lì, attratto dalla dicotomia delle sue strade, popolate sia da potenti uomini d’affari che da disperati senzatetto. Tra grattacieli di acciaio sbuca improvvisamente il verde sconfinato di Central Park, che fa da anello di congiunzione tra il caos dell'Upper Side e la periferica Harlem.

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Harlem—con il suo calore, la sua luce e i suoi ritmi lenti—è stata per me un eterno pomeriggio. A scandirne il ritmo è l'eco di mille musiche, dalle casse appoggiate sui marciapiedi agli impianti delle auto che sfrecciano per le sue strade, dalle sirene della polizia al jingle del camioncino dei gelati parcheggiato sul marciapiede. I movimenti dei suoi abitanti, chissà per quale strana ragione, apparivano al mio occhio dilatati in un tempo che scorreva pigro e rilassato.

La metropolitana collega perfettamente questi luoghi così diversi tra loro, una fermata dopo l’altra unisce persone e punti della città opposti. L'ultima, nel mio caso, è Coney Island. Mi sposto verso sud, verso il mare. I rumori, i colori e i profumi si fanno diversi, diventano più a misura d’uomo.

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Le giostre, l’odore di fritto e le grida dei bambini contrastano con il degrado e l’abbandono che li circonda, lasciando in me la sensazione di trovarmi in una città che è stata il futuro e la modernità, ma ormai decenni or sono.

È la foto del Luna Park scattata attraverso il vetro sporco e polveroso della metropolitana a rivelare la vera natura di Coney Island. Un immenso parco giochi sospeso fuori dal tempo, dove la gente si ripara dal sole non con gli ombrelloni, ma con enormi bandiere americane.

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Andando per le strade ero mosso solamente dall’istinto guardavo una strada e senza pensarci decidevo se percorrerla o meno, ero perso in un eterno presente. Alla fine del progetto mi sono reso conto che avevo distrutto le mie scarpe, quindi ho deciso di controllare quanti passi avevo fatto dal mio arrivo a NYC.

Erano 220.000, e da qui il nome del progetto. Anche se definirlo progetto sarebbe impreciso, perché tutto ciò che fotografo è frutto di una ricerca personale che va oltre il luogo e il tempo in cui fotografo. Esattamente come queste immagini.

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Crediti


Fotografia e testo di Luigi Lista