"notting hill" ha reso irraggiungibili le aspettative romantiche di un’intera generazione

Eppure non riesco a smettere di guardarlo, anche 20 anni dopo la sua uscita al cinema.

di Vincenzo Ligresti
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30 maggio 2019, 9:01am

Screenshoot dal film di Notting Hill

Da diversi mesi tampino l’Editor di i-D per ricordarle che mi sarebbe piaciuto scrivere un articolo celebrativo su Notting Hill in occasione del suo ventesimo anniversario. Credo di averglielo comunicato almeno una decina di volte, ma poi ho sempre rimandato, dato che la paura di risultare banale nel descrivere la commedia romantica più irrealistica del cinema era (ed è tutt’ora) immensa.

Partirei dalle basi: Notting Hill è, senza esagerare, il comfort film di milioni di persone in tutto il mondo. Con questa espressione si intende una pellicola che rivedi non tanto perché non hai voglia di scommettere su un nuovo film, ma perché senti proprio quella malsana esigenza di premere nuovamente play e immergerti dentro qualcosa che identifichi come rassicurante. Sempre più spesso a noi millenials succede quando dovremmo uscire con gli amici il venerdì sera, ma alla fine la voglia di rimanere stravaccati sul divano vince ampiamente sui doveri sociali.

Ecco, poco dopo il 13 maggio 1999, nella risma dei miei comfort film è prepotentemente entrato il film diretto da Roger Michell, senza mai più uscirne. È infatti in quella data che Notting Hill uscì nei cinema inglesi, portandosi poi a casa 360 dignitosissimi milioni di dollari d’incassi e tre nomination ai Golden Globes.

La storia è piuttosto nota: Anna Scott, interpretata da Julia Roberts, è un’attrice hollywoodiana di quelle irraggiungibili. William Thacker, impersonato da Hugh Grant, è un libraio sfigato, dai capelli flosci, divorziato, con una montatura d’occhiali che sarebbe diventata di moda solo 15 anni dopo, che vive a Notting Hill e lì ha la sua piccola, sfigata libreria di viaggi. La faccia di lei è sui bus e tutte le copertine patinate, quella di lui a stento viene riconosciuta dalla madre (anche se la scena con i genitori è stata poi tagliata nel montaggio finale). In breve: i due 30enni si innamorano, scazzano, in mezzo succedono un sacco di cose, e poi tornano insieme.

Messa così può sembrare una fiaba che non vale due spicci, e può darsi che in certi momenti lo sia davvero. Soltanto che, in questa vita agra, da sempre Notting Hill riesce in una scarsa ora e mezza a farmi scrollare di dosso un bel po’ di disillusione accumulata tra disastri amorosi e colleghi stronzi. Detta in maniera ancor più patetica: mi ricorda, in un modo “surreale ma bello,” che voler provare a mantenere standard alti nelle relazioni a due non è mica un reato. Ma su questo vorrei approfondire andando per punti, perché per quanto mi riguarda a Notting Hill non sono mai stati attribuiti i giusti meriti—ovvero aver reso irraggiungibili le aspettative romantiche di un’intera generazione.

Innanzitutto, l’ingiusta etichetta affibiatagli di sequel di Quattro matrimoni e un funerale, precedente progetto dello sceneggiatore Richard Curtis e del produttore Duncan Kenworthy, in cui figura sempre Hugh Grant come protagonista. In un’intervista dell’epoca—di cui vi linkerei volentieri la fonte, ma fa parte dei materiali contenuti nel dvd con contenuti speciali— Curtis puntualizzò che Notting Hill non partiva affatto dalla probabilità che in contesti sociali obbligati possano capitare incontri interessanti, ma da un’idea apparentemente molto meno credibile: “Mi sono domandato come sarebbe se mi presentassi a casa dei miei amici, dove di solito ceno una volta a settimana, con la persona più famosa del mondo. Tutto è nato da quel pensiero un po’ matto.”

In secondo luogo, il grande fraintendimento di chi critica Notting Hill nasce dal basarsi esclusivamente sull’idea di partenza (l’incontro con un’attrice conosciutissima), tralasciando invece l’analisi di come sia stata sviluppata tale idea. Intendiamoci: il rischio che dal soggetto iniziale venisse fuori un film pessimo era più che probabile, ma l’ottima sceneggiatura ha sventato il pericolo, dato credibilità alle scene e messo in luce quanto le persone possano ancora essere “genuine, vulnerabili e speciali, divertenti,” come dichiarò il produttore stesso, Kenworthy. Del resto, la costruzione dei dialoghi di Notting Hill è stato un lavoro di sottrazione, con un tocco di humor inglese, fatto così bene che Julia Roberts accettò subito la parte e Mike Newell, il regista di Quattro Matrimoni e un funerale, disse in seguito che aver declinato l’offerta di dirigere il film fu il più grande errore della sua vita.

Il terzo aspetto, poi, riguarda il fatto che la storia assurda su cui si basa Notting Hill è semplicemente una grande metafora per dire che nella maggior parte dei casi percepiamo irraggiungibile la persona per cui abbiamo preso una sbandata colossale. Prima di renderci conto, se tutti gli astri si allineano a nostro favore, che pure lei/lui/loro è “un* semplic* ragazz* che sta di fronte a un ragazz* e gli sta chiedendo di amarl*.” Anna è una star per William, ma vale altrettanto l’inverso. D’altronde, si tratta di una questione che prescinde dalla notorietà ed è piuttosto universale: il bisogno che ognuno di noi prova a un certo punto della propria vita di sentirsi completo accanto a chi desidera. Che poi sia stato trovato inizialmente su Tinder, a una cena tra amici, o rovesciandogli per sbaglio una spremuta d’arancia per strada, poco importa. Ma ci voleva una storia ridicola per sciorinare quello che si prova in questi casi in maniera veritiera.

C’è una scena del film che descrive bene l’esigenza di voler essere in due: il momento in cui William cammina per una Portobello Road che cambia in base alle stagioni, mentre si trascina svogliato attraverso le sue giornate perché si sente terribilmente solo e pensa a quando invece solo non lo era affatto. Non ci rivedi un momento della tua vita? Certo, magari eri sbronzo lercio seduto sul bordo di un marciapiede e in sottofondo non avresti mai messo How can you mend a broken heart, ma la sostanza cambia poco.

Del resto, la ragazza Anna Scott, e non la star Anna Scott, è il prototipo perfetto (in un’ipotetica vita reale) su cui tornare coi propri pensieri spesso e, a seconda del punto di vista, da emulare o di cui innamorarsi perdutamente. Anna è di quelle che quando provi a difenderle e fallisci miseramente, prima ti ringrazia, e poi dimostra che può neutralizzare una tavolata di spacconi che hanno “l’uccello grande quanto un fagiolino” anche da sola. La scena a cui mi riferisco è anche uno dei motivi per cui Notting Hill sembra non essere invecchiato di un giorno, ma anzi sembra più femminista ed efficace di molti altri progetti #metoo.

La mia affezione nei confronti di Notting Hill non si è però tradotta soltanto in aspettative sbagliate o in costanti riferimenti col presente, ma anche nella voglia di volerne rivivere le atmosfere. Devo tornare un attimo al 2014 per farlo, quando, nel rispetto della tradizione del giovane italiano fresco di laurea, mi sono trasferito per un po’ a Londra. È stato un periodo di merda, ma una particolare giornata si salva da quel grigiume generale, culminata in questa foto davvero brutta, a cui però tengo moltissimo. Ero al 280 di Westbourne Park Road, davanti alla porta blu che avevo visto decine di volte in tv e sullo schermo del mio pc.

Come riporta il Guardian, la porta originale è stata venduta nel ‘99 a un’asta di beneficienza da Christies per circa 6.000 sterline. In seguito, per evitare orde di turisti, i vecchi inquilini l’hanno sostituita con una porta identica di colore nero, che i nuovi proprietari a loro volta hanno ridipinto di blu. Quindi, volendo, potreste andare lì per farvi una foto ricordo (spero un po’ meno brutta della mia) e appurare che quell’ingresso è come ve lo siete sempre raffigurato in mente.

Anche il quartiere stesso di Notting Hill è proprio come ci si immagina guardando l’omonimo film: gentrificato nel suo centro nevralgico, dove tra le bancarelle puoi comprarti una noce di cocco da bere, e tutta intorno pieno di case molto ricche. Prima del film, Notting Hill non era una tappa turistica per chi si recava a Londra, mentre dopo è stato tutto un crescendo di persone interessate a vederne specifiche location. Un commerciante della zona ha raccontato alla BBC che una volta non “c'era alcun interesse per Portobello Road,” ma che adesso i turisti sono ovunque.

Per quanto riguarda, invece, la libreria di William Tacker, ho scoperto a mie spese che non esiste davvero (al suo posto c’è un negozio di gadget), ma è stata ispirata dalla “The Travel Bookshop” che si trova al 13 di Blenheim Cresent. Lì, a quanto pare, avvengono un sacco di proposte di matrimonio. "Ne abbiamo almeno due al mese, ma ne avvengono molte di più di quelle di cui veniamo a conoscenza,” ha raccontato sempre alla BBC la proprietaria Olga Lewkowska. “Un ragazzo ha realizzato un album fotografico per la sua fidanzata e l'ha nascosto nella nostra sezione di viaggio affinché lo trovasse. Ci è voluta mezz'ora, si sono fidanzati e poi sono andati a visitare tutte le altre location del film intorno a Londra." L’anno scorso, invece, un numero spropositato di fan si è iscritto a un concorso per vincere un picnic con Hugh Grant nel parco della scena del perdindiridina, per intenderci. Questa iniziativa sembra un po’ eccessiva persino a me, ma fa ben capire quanto la legacy di Notting Hill sia ancora forte.

L’ultima volta che ne ho capito davvero la potenza è stata quando nel febbraio 2018 è venuta a mancare all'età di 53 anni Emma Chambers, e un bel po’ di persone mi hanno scritto per avvisarmi dell’accaduto. Interpretava Honey Thacker, la sorella un po' colorita di William, e fidanzata del suo coinquilino Spike-il-mangiatore-di-maionese.

È proprio quest’ultimo a dire a William di essere un “brutto cazzone avariato” per aver rifiutato Anna, subito dopo che ha scartato il quadro La Sposa (1950) di Marc Chagall regalatogli da Anna. L’opera, raffigurante lo spirito di una donna che fluttua accanto “una capra che suona il violino,” non è stata scelta a caso: Chagall è stato uno dei pochi pittori che nella vita ha scelto una donna come unica musa e amante, anche quando questa è venuta a mancare.. Il regista Roger Michell, in un’intervista dopo l’uscita del film, raccontò che il dipinto venne proprio selezionato perché "rappresenta la nostalgia di qualcosa che è perduto."

Alla fine nel film—dato che è una commedia—l’amore viene ritrovato “indefinitamente,” e questo è piuttosto cheesy e nella realtà non succede sempre. Anzi. Non succede praticamente mai. Ma non me ne frega comunque niente se Notting Hill è altamente irrealistico o la causa principale di un’invasione di turisti o qualcosa di irreplicabile. Non lo nascondo, ma il punto è che comunque non c’è una commedia romantica che parla dei desideri di tutti noi in maniera tanto assurda quanto verosimile, e soprattutto relatable. Facendoti magari sentire in mega imbarazzo, in certi contesti, quando confessi che sia uno dei tuoi più grandi guilty pleasure.

In ogni caso, “i giornali di oggi serviranno a rivestire l'interno delle pattumiere di domani,” quindi se fossi in voi non mi curerei troppo dei pensieri di un romanticone che scrive per Cavalli & Segugi. Ah, no. Su i-D Italy.

P.s. Però Ed Sheeran si è sposato davvero con una compagna del liceo di cui aveva perso le tracce. Quindi in questa vita tutto potrebbe capitare. Just saying, eh.

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Crediti


Testo di Vincenzo Ligresti
Immagine via screenshot dal film