un cortometraggio per superare l'idea di genere

Ursula Mayer e il suo ATOM SPIRIT ci portano nelle foreste di Trinidad e Tobago per ricordarci che le lotte LGBTQ sono tutt'altro che concluse.

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mar 28 2018, 7:00am

Screenshot di Atom Spirit.

Le spiagge e le foreste di Trinidad e Tobago come luoghi poetici di mutazione e metamorfosi, scenari ibridi in cui animali, umani e ‘non umani’ si intersecano con componenti cibernetici, al fine di mettere in discussione il nostro possibile futuro condiviso con altre specie. ATOM SPIRIT è l'ultimo film di Ursula Mayer, artista londinese che lavora attraverso video, scultura, fotografia e installazione per indagare sull’ontologia post-umana. La sua ricerca ruota intorno alla questione di identità di genere e per questo ultimo film ha lavorato con la comunità LGBTQ di Trinidad e con la bellissima attrice e modella transessuale Valentijn de Hingh, icona queer olandese. Abbiamo incontrato Ursula alla galleria Monitor di Roma prima della chiusura della sua mostra personale il prossimo 30 Marzo, dove ha presentato in anteprima italiana ATOM SPIRIT.

Com'è nato il progetto Atom Spirit?
Tutto è nato quando mi hanno chiesto di andare in Trinidad e Tobago per produrre un film. Di lì ho sviluppato l'idea di girare un corto che fosse una meditazione sul concetto di DNA diversi, perché questa isola ha un passato coloniale, una forte identità queer e sente da vicino il pericolo dell'estinzione.

Cosa rappresenta questo progetto per te?
Atom Spirit è una metafora sci-fi raccontata attraverso la narrativa di un viaggio nelle profondità della Foresta Pluviale, nella sua biodiversità e nella sua capacità di far convivere il maggior numero di esseri viventi di tutto il pianeta.

Si tratta di un cortometraggio che vuole proporre una nuova modalità di generazione del mito, in cui le specie possono ulteriormente evolvere il loro status ontologico di ibridi. Le politiche radicali mixano il reale all'artificio narrativo e al virtuale, creando così un risveglio scientifico delle coscienze dalle periferie.

Perché nel tuo lavoro affronti il tema transgender e l'idea di metamorfosi?
Il progetto Atom Spirit usa la metamorfosi come punto di partenza per mettere in discussione la costruzione del gender e le identità post-umane nel 21esimo secolo. In questo contesto, mi sono confrontata con il Cyborg Manifesto scritto da Donna Haraway, che definisce la figura di cyborg come composito in cui capitalismo corporate, tecnologia e cyberspazio si intersecano al fine di rielaborare i fattori sociali, economici e politici della soggettività del 20esimo secolo.

Come possiamo dare il nostro contributo alla lotta per i diritti delle persone transessuali?
Non sono un'attivista, ma il mio lavoro può servire per dare visibilità a comunità sottorappresentate e dare così spazio all'immaginazine di nuovi modi in cui possiamo tutti convivere e resistere alle narrative omogeneizzanti e nazionaliste, specialmente quelle che arrivano dall'estrema destra.

Com'è nato il tuo rapporto con Valentijn De Hingh? È la tua musa, in qualche modo?
Oggi Valentijn, che è una donna trans, è una mia stretta collaboratrice e stiamo iniziando a pensare al nostro prossimo progetto insieme, ma lavoriamo insieme da sei anni. In totale, abbiamo realizzato insieme tre diversi progetti visivi per cui io ero alla ricerca di personaggi gender fluid. Come ha detto lei stessa: "Il genere non mi interessa più, in realtà—donna, uomo, trans, qualunque altra cosa—io sarò sempre me stessa." Ecco, anche io mi concentro sul superamento dell'idea di genere.

Uno dei performer di Atom Spirit è stato ucciso. Vuoi parlarne?
Sì, una donna trans originaria di Trinidad e Tobago che ha recitato nel mio film è stata uccisa in quello che va definito come un crimine d'odio nei confronti della comunità LGBTQ. L'omosessualità è ancora illegale in questo paese, e venire a sapere della sua morte mi ha enormemente rattristato; allo stesso tempo, però, mi ha resa ancor più determinata a continuare il mio lavoro con la comunità trans.

Il video è stato girato ai Caraibi. Qual è il motivo di questa scelta?
Mi è davvero piaciuto moltissimo lavorare ai Caraibi, perché rappresentano un incredibile esempio di culture creole. È questo che volevo catturare davvero in Atom Spirit. In molti luoghi del mondo, non solo ai Caraibi certo, le persone ancora non possono vivere liberamente la loro sessualità. Ma queste contingenze cambieranno presto, gli attivisti stanno lavorando strenuamente per vedere approvate leggi anti-discriminazione.

Credi che i confini tra moda, cinema e arte esistano ancora?
Moda, cinema e arte non sono la stessa cosa, ma si tratta di mondi che si intersecano molto frequentemente. Penso alla campagna advertorial di David Lynch per Dior, ad esempio. Si tratta di relazioni estremamente interessanti; mi piacerebbe approfondirne il significato di tali legami, magari succederà quando il designer giusto mi chiederà di collaborare.

Come realizzi i tuoi film?
Tutto inizia con la ricerca. Studio a lungo i temi che mi interessano, poi passo alle collaborazioni che possono trasformare la mia idea di partenza in qualcosa di concreto.

A cosa lavorerai in futuro?
Sto sviluppando l'idea di un progetto per Feature Expanded 2017 che farà parte de Lo schermo dell'arte, a Firenze. E ho anche in cantiere una mostra personale itinerante che partirà da Manchester.

Crediti


Testo Alessio de Navasques
Tutte le immagini su gentile concessione di Ursula Mayer