nowhere fc e nike ridisegnano la maglia dell'inter in un perfetto incontro tra sport e moda

Abbiamo fatto due chiacchiere con Diego Moscoso, designer di New York, per parlare delle nuove maglie Nowhere in collaborazione con Nike e Inter. E ci siamo anche anche fatti spiegare da Icardi, Gagliardini e Pinamonti quali sono i loro rapper preferiti.

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set 11 2017, 4:08pm

Nowhere FC è una squadra di calcio amatoriale, fondata nel 2010 a New York City, ma è presto diventata anche un brand che sta riscrivendo le regole del rapporto tra sportswear e moda, creando nuove sinergie tra designer e società calcistiche. Nello specifico, Nowhere reinterpreta le uniformi ufficiali, rivoluzionando le palette di colori originali in un turbine di geometrie colorate, modificando i loghi, riposizionandoli, ripensandoli alla radice. La maglia da calcio non è più legata agli stadi, ma diventa mezzo di comunicazione attraverso cui esprimere la propria identità e il proprio stile. Ed ecco che il lavoro di Nowhere si pone all'incrocio tra mondi sempre più sovrapposti.

Abbiamo incontrato Diego Moscoso, designer di Nowhere FC, al Nike Lab ST18 di Milano per il lancio della nuova collaborazione tra il brand newyorkese e Internazionale FC (aka Inter). Diego ci ha parlato delle origini di Nowhere e di come si è appassionato al lato estetico del calcio. All'evento erano presenti anche tre stelle della rosa dell'Inter: Mauro Icardi, fresco di ritorno dalla sua Argentina, e le giovani promesse Roberto Gagliardini e Andrea Pinamonti. Tutti e tre hanno ricevuto delle maglie personalizzate, stampate a caldo sul momento. Siamo riusciti a scambiare due parole anche con loro e farci descrivere da ognuno il modo in cui cura il suo stile.

Ci puoi spiegare in due parole come è nata la collaborazione con l'Inter?
Diego Moscoso: C'è una sinergia tra New York e Milano. Sto solo attento a quello che succede, e in questo momento a Milano c'è un'atmosfera culturale e creativa incredibile. Personalmente, posso dirti che in questo momento sia anche migliore di quella di NYC! C'è più libertà. La collaborazione è stata come una tempesta perfetta: in Italia il calcio è storia e tradizione, ma il futuro lo vede intrecciato alla moda e allo streetwear. Per me si è trattato di una progressione naturale, di trovare un luogo familiare che non rappresentasse un salto enorme ma creasse un parallelo.

Avete fondato Nowhere nel 2010…
Sì, abbiamo cominciato sette anni fa come squadra amatoriale! Ci volevamo iscrivere a un torneo locale a New York, niente di troppo serio, ma a torneo finito ci siamo detti, 'Hey, dovremmo provare a gestire questa cosa della squadra in modo professionale!' Quindi abbiamo cominciato ad allenarci ogni settimana, ci siamo dati una struttura e dei ruoli. E da lì è successo tutto. Non siamo ancora riusciti a entrare nella Major League Soccer [il principale campionato statunitense nda], ma ci stiamo lavorando!

In questi sette anni di attività, come hai visto evolversi il rapporto tra calcio e moda?
Credo che la moda sia innatamente vuota, a meno che non sia collegata a una cultura o una sottocultura. Ci vestiamo in base a chi siamo e a quello che facciamo. E il rapporto tra sport e menswear è sempre stato particolarmente stretto, ma ormai abbiamo raggiunto un nuovo livello.

Come hai cominciato ad apprezzare il lato estetico del calcio?
Quando ho cominciato a giocare da ragazzino il calcio italiano era al top, e il mio giocatore preferito era Baggio. Avevo comprato il kit ufficiale della nazionale, che era curato da Diadora, oltre che per passione anche perché mi colpiva per quanto fosse curato. Mi sembrava speciale, più dettagliato. Tutto questo molto prima che Nike entrasse in gioco, ti sto parlando tipo del '92, '93. Quando cominciarono a curare le uniformi della MLS negli anni Novanta cambiarono le regole del gioco—quei kit erano incredibili, e ora stanno tornando in voga come sia come capi vintage che come modelli di stile.

Che cosa ne pensi del rapporto tra calcio e hip-hop?
Per me le maglie da calcio sono come bandiere e, come nel mondo dell'hip-hop, sono simboli di appartenenza a un gruppo. Sono un mezzo di comunicazione istantaneo, un veicolo per affermare il proprio gusto e la propria identità. Considera inoltre che le uniformi degli sport americani variano pochissimo di anno in anno, mentre le squadre di calcio presentano tre nuovi kit ogni anno: le opportunità per esprimerti con nuove maglie sono quindi esponenzialmente di più.

Come descriveresti il tuo stile?
Mauro Icardi: Fuori dal campo devo dire mi piace tanto vestirmi bene e stare attento a cosa va di moda, ci tengo a scegliere bene cosa mettermi quando devo uscire in base all'evento a cui devo andare. Poi si sa che mi vesto sempre Nike! Sul campo mi piacerebbe poter scegliere... ma tanto decidono loro cosa metterci sulla maglia!
Andrea Pinamonti: Per gli eventi importanti mi concedo un completo, qualcosa di elegante, ma altrimenti mi vesto sempre sportivo. Non ho dei brand che seguo in modo particolare—anche perché sono molto giovane e quindi sto ancora imparando, nella moda come nello sport.
Roberto Gagliardini: A livello di stile cerco sempre di vestire il più comodo possibile, ma ammetto che ogni tanto mi concedo qualche camicia. Sono molto istintivo: se un capo mi piace lo prendo, non faccio molta attenzione al brand.