chi paga davvero la nostra dipendenza dallo shopping?

Due anni dopo la tragedia del Rana Plaza, Andrew Morgan esplora il devastante prezzo dell’industria fast fashion. Quando si producono profitti così alti, com’è possibile che non si riesca a supportare propriamente milioni di lavoratori?

di i-D Staff
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05 giugno 2015, 11:10am

Il reportage diretto da Andrew Morgan, The True Cost, indaga su quanto l'industria della fast fashion sia pericolosamente fuori controllo, mostrando dati sconcertanti. Ciò che emerge da questa produzione è un quadro in cui il primo mondo compra abiti di bassa qualità e a basso costo di cui si sbarazza presto senza nessun tipo di consapevolezza verso ciò che questo implica per i lavoratori del terzo mondo, sottopagati e maltrattati, dove il prezzo per questa produzione è pagato con inquinamento e forti impatti climatici. La cultura della fast fashion sta eliminando l'innocenza dal mondo della moda più velocemente di quanto le persone possano capire e noi abbiamo incontrato il regista per chiedergli di aiutarci a stare al passo…

Se non cambiassero né l'industria della moda, né le abitudini d'acquisto dei consumatori, dove saremo nel 2050?

Siamo su una strada che non ci sta portano dove vorremmo andare. Per la prima volta in assoluto stiamo iniziando a vedere gli effetti delle nostre azioni sul mondo in tempo reale: non serve arrivare al 2050 per vederne gli effetti terrificanti. Con l'aumento della popolazione e la rapida diminuzione delle risorse naturali, siamo di fronte all'incrocio più critico della storia umana; dobbiamo decidere cosa fare nei prossimi anni, se costruire un mondo sostenibile per le prossime generazioni.

Il consumo nell'industria della moda è aumentato a un ritmo spaventoso, ancora prima che si capissero gli effetti. Ci puoi fare qualche esempio?

Ciò che stiamo sperimentando in questo momento è un sistematico problema di crescita dopata. A causa della natura sempre più usa e getta di questi vestiti economici, stiamo entrando in una stratosfera di utilizzo di risorse e produzione di rifiuti completamente nuova. Stiamo consumando il 400% di abbigliamento in più di quanto facessimo due decenni fa. Più di 80 miliardi di capi d'abbigliamento. H&M cresce del 15% annuo con più di un nuovo negozio aperto ogni giorno in tutto il mondo. Tutto questo sta alimentando una spirale discendente, raggiungendo nuove aree come l'Etiopia, dove la salvaguardia dei lavoratori è addirittura minore rispetto a posti come il Bangladesh. Siamo testimoni di un sistema estremamente distruttivo che in paesi come il Bangladesh ha causato ingenti danni e che ora viene esportato in nuove aree, senza che sia stato fatto nulla per le condizioni dei lavoratori nelle aree già utilizzate.

Potresti spiegarci che cosa significa quando un brand si rende responsabile al mercato azionario e come questo possa influenzare il comportamento dell'azienda?

Le società quotate in borsa sono soggette agli interessi degli azionisti, e questi interessi sono concentrati sul profitto. Negli Stati Uniti questa è l'unica cosa che può influenzare il modo in cui le decisioni vengono prese. La nostra società è guidata da compagnie sempre più potenti che misurano solo la linea di profitto, misurato su base trimestrale in modo da porre sempre maggior attenzione al guadagno nel breve periodo piuttosto che alla sostenibilità nel lungo. La sfida di questo modello è evidente ma, con l'aumento dei dati che mostrano in tempo reale i danni creati dallo sfruttamento, è aumentata la speranza che qualcosa possa cambiare, facendo riflettere sui costi reali invece di limitarsi al calcolo del mero profitto.

Secondo te questi scandali possono essere un trampolino di lancio per l'industria della moda? Un momento per questo settore di ritrovare la propria anima?

Hai usato il termine giusto. L'anima ha molto a che fare con questo. Parliamo tanto di fatti e di dati ma, in fin dei conti, la moda ha la capacità di metterci in contatto con qualcosa di più profondo. Un senso di chi siamo in quanto persone, per che cosa ci battiamo. Si tratta di un cambiamento nei valori, dobbiamo spostare i nostri modelli verso quei valori che la maggior parte di noi condivide. Quella della moda è una delle industrie più influenti del pianeta e io credo che debba essere questa stessa a dover dichiarare che adesso basta. Abbiamo bisogno di riscoprire che cosa è davvero la moda; ciò che vediamo oggi non è moda, ma soltanto il guscio vuoti di qualcosa che un tempo era meraviglioso e che ora è stato sacrificato in nome del profitto. Credo che questo potrebbe cambiare le cose. Chiunque indossa dei vestiti può trovare il modo di essere parte di questo cambiamento. 

truecostmovie.com

Crediti


Testo Sarah Hay

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