Fotografia di Louie Banks

l'ultima vera icona delle notti queer: amanda lepore

La sensualità di Jessica Rabbit e la femminilità di Marylin Monroe, insieme.

di Ben Reardon
|
14 luglio 2017, 11:25am

Fotografia di Louie Banks

Musicista, attrice e creatura della notte da tempo immemore, Amanda Lepore ha anche una sua linea di cosmetici, è apparsa nei video musicali Elton John e Grace Jones, ha collaborato con la stylist di Sex and the City Patricia Field, è amica di qualunque celebrità degna di questo nome (comprese Miley Cyrus, Pamela Anderson e Lady Gaga) e si è trasformata in una bambola in carne e ossa. Incontrarla di persona è un'esperienza unica: anche a distanza ravvicinata, Amanda è perfetta; ancor più bella di quanto appaia nei suoi iconici ritratti. La sua è una bellezza esotica, ultraterrena, e lei sembra essere atterrata sulla terra da una lontana, lontanissima galassia. È magica e ipnotica. Con numerose operazioni chirurgiche alle spalle che le donano un fascino unico, Amanda parla con un intrigante accento americano e modula la voce con eleganza. È civettuola, riservata e attraente allo stesso tempo. Un mix inebriante da vedere con i propri occhi.

Amanda è una femme fatale ibrida, divisa tra la sfacciataggine di Jessica Rabbit, la sensualità di Jayne Mansfield e la femminilità di Marylin Monroe. Quando si muove—anche se sta attraversando un corridoio—saprebbe far morire d'invidia qualunque top model. Indossa Louboutin con il tacco a spillo e un tre pezzi Agent Provocateur: baschina, mutande e corsetto, quasi fosse pronta per uno spettacolo di strip tease; la vita è così sottile che mi chiedo come faccia a respirare, mentre gambe e braccia si muovono agili, ricoperti di diamanti e pizzi. Trucco e parrucco sono impeccabili: non c'è possibilità d'errore, né tantomeno elementi lasciati al caso.

Amanda è diventata una donna trans durante l'adolescenza, e tra gli anni '80 e '90 ha guadagnato una certa notorietà scatenandosi nei club newyorkesi in compagnia di Michael Alig. Poi, è stato il mondo della moda a reclamarla: Terry Richardson, Steven Klein e David LaChapelle, e proprio la collaborazione con quest'ultimo l'ha consacrata a leggendaria icona. Che sia sniffare diamanti con unghie perfettamente curate, sculacciare Courtney Love o ricreare le iconiche serigrafie di Andy Warhol, davanti a noi c'è sempre un maestro che sta lavorando ai suoi migliori progetti perché ispirato dalla musa per eccellenza. Sì, anche stampando il suo volto su un orologio Swatch da collezione. Quando la intervistiamo, Amanda è appollaiata sul letto del fotografo, la parola CUNT incisa con fiori finiti sul muro alle sue spalle. Pronti?

Amanda, hai un aspetto favoloso.
Oh, grazie.

Dal vivo sei ancora più bella che in foto, come riesci a mantenere questa forma fisica
Ci dedico molto tempo: faccio yoga e vado in palestra. C'è un sacco di lavoro dietro.

Sei a Londra per il Pride?
Siamo arrivati ieri sera. Sono un po' stanca, ma sto bene. Sono qui per lo spettacolo di sta sera, in cui mi esibirò per 20 minuti; farò cinque o sei canzoni. Sono davvero emozionata!

Com'è cambiato il Pride nel corso degli anni, secondo te?
È diventato più divertente, prima era più conservativo e c'erano meno persone. Le feste sono sempre incredibili, ma la parata cambia molto da città a città. A New York è enorme, a Los Angeles invece dura meno, in Australia è gigantesca e anche in Canada è molto grande. Sta notte andrà avanti fino a tardi, io mi esibirò alle 2:30 del mattino circa. Non sono mai stata in questo club, ma credo che sarà una serata interessante.

Hai fatto parte della scena dei Club Kids con Michael Alig, che ricordi hai di quel periodo?
Ho molti ricordi bellissimi, specialmente legati alle persone che ho conosciuto. Purtroppo non sono più in contatto con Michael, ma so che è venuto a un paio delle serate che organizzo a New York.

Oggi ti hanno fotografata in compagnia di Harry Charlesworth e That Girl Sussi, come ti senti sapendo di essere un Club Kid originale quando osservi le nuove generazioni?
Lo adoro! Questo è il motivo per cui lo faccio: amo prepararmi, amo circondarmi di queste persone così creative ed espressive. Lo apprezzo davvero. È eccitante vedere tutta questa creatività intorno a me, vedere questi giovani che sperimentano stili di vita come quello dei club kid o delle drag queen. Credo che il programma RuPaul's Drag Race abbia dato una grossa mano in questo senso.

Qual è l'impatto che il programma ha avuto sulla vita notturna londinese, secondo te?
Le drag queen erano molto popolari all'inizio degli anni '90, poi sono scomparse per qualche tempo, ma adesso sembra che tutti vogliano di nuovo essere delle drag. Credo che Lady Gaga e i suoi outfit siano stati di grande ispirazione per queste nuove generazioni.

Conosci personalmente Lady Gaga?
Sì, mi sono esibita alla festa di lancio di un suo album. È fantastica, la adoro. Ci siamo viste un paio di volte poi, è una persona davvero dolce e creativa; la sua voce mi commuove, così come la sua musica, ed è anche una performer eccellente.

L'hai vista al RuPaul's Drag Race? È stata incredibile.
Sì, sono d'accordo! Si vedeva quanto ispirasse le persone intorno a lei a essere davvero sé stesse: tutti i partecipanti erano il lacrime, perché probabilmente è stata lei a farli interessare al mondo drag.

Di recente hai cantato in I Wish I Were Amanda Lepore insieme alla vincitrice di Drag Race Sharon Needles, com'è successo?
Sharon Needles era una mia grande fan e quando ha vinto Drag Race ha usato parte del montepremi per registrare un nuovo album e ha scritto la canzone I Wish I was Amanda Lepore, perché crescendo pensava spesso di voler diventare come me (ride).

Chi sono i tuoi concorrenti preferiti dell'ultima edizione di Drag Race?
Mi piaceva Trinity the Tuck, ha un look glamour che mi piace molto. Anche la vincitrice Sasha Velour era interessante, perché ha una personalità forte e un senso dello stile deciso.

Sei un'ambasciatrice fantastica dei trans, qual è il contributo che pensi di aver dato in questo senso?
Credo di aver reso questo mondo più visibile e accessibile. Spero che quello che faccio, e i programmi comeRuPaul's Drag Race, aiutino a educare le persone. Voglio che i genitori sostengano i loro figli trans, aiutandoli a essere sé stessi e non voltandogli mai le spalle. È un processo difficilissimo da iniziare e mi spezza il cuore sapere che ci sono persone che l'hanno dovuto affrontare da soli.

Cosa pensi di Caitlyn Jenner? Credi che la sua visibilità abbia giovato all'accettazione dei trans nel mainstream?
Non saprei. Ha incasinato tutto quando ha dichiarato di essere una sostenitrice di Trump, che ha bloccato la legge per i bagni gender neutral portata avanti da Obama. Non credo che abbia giovato a nulla, onestamente. La gente odia Trump.

E cosa ci dici di Hari Nef?
È fantastica, specialmente per tutti coloro che si sentono unici e non vogliono essere etichettati. È diversa dalla maggior parte delle persone transessuali. E anche la sua campagna L'Oreal mi è piaciuta: è sempre positivo quando i trans compaiono sui media mainstream, perché in questo modo raggiungono piattaforme usate anche da genitori e persone più grandi. Stimola il dialogo,

Negli ultimi anni, fluidità di genere e non-binarietà sono termini sempre più usati, anche grazie a celebrità come Miley Cyrus. Cosa pensi delle etichette e quale pensi che sarà la direzione futura?
Negli anni '90 ero circondata da persone gender fluid, ma non c'era un nome specifico per loro. Non si identificavano come gender fluid, ma è sempre esistito. Credo che avere dei modelli a cui ispirarsi sia positivo, così come avere un etichetta alla quale rifarsi. L'anno scorso ho parlato in un college proprio di questo. Comunque, Miley è fantastica.

E quanto ci metti a creare un look completo?
Adesso sono più veloce, ma ci vuole comunque un'eternità. Mi piace così tanto però, mi fa rilassare e sono sempre soddisfatta del risultato. Mi piace indossare cose glamour, come quelle che ho oggi. È tutto Agent Provocateur, ma fatto su misura e personalizzato da due stilisti di New York che ultimamente mi creano anche abiti da zero.

Quanti costumi possiedi?
Troppi! Vivo in una stanza d'hotel, ma i soffitti sono altissimi quindi metto tutto in piccole scatole che poi impilo alle pareti.

Indossi lo stesso abito due volte?
Oh sì, mi tengo stretta tutto quello che mi sta bene.

Qual è il tuo look preferito di sempre?
Mmmmh, non saprei sceglierne uno. Mi sento bellissima quando indosso qualcosa color carne, magari con dei brillantini. Probabilmente perché amo follemente il vestito che Marilyn indossava quando ha cantato per il Presidente. Quel look esercita un'influenza incredibile su di me.

Chi sono i tuoi eroi?
Sicuramente Marilyn, specialmente quella notte. In generale, amo molto le attrici degli anni '50 come Jayne Mansfield e Diana Dors. Ah, mi piace anche Dita Von Teese, che non è ancora morta (ride).

Hai lavorato con fotografi di talento e tra di loro spicca David LaChapelle. Com'è essere al suo fianco su un set?
È molto divertente e intenso. Ha un set designer e tutto deve essere perfetto, esattamente come lui se lo immagina. Essere fotografata da lui è molto difficile, perché ti vuole vedere a disagio prima di scattare.

Quando avete collaborato per l'ultima volta?
È passato un po'. Erano le foto di Marilyin e Liz. Ne abbiamo fatte migliaia, perché volevamo seguire il processo di Andy Warhol, quindi David mi ha fotografato finché non ero completamente ricoperta da inchiostro nero. Poi c'e stato il progetto di una showgirl in paradiso, che verrà pubblicato entro la fine del 2017.

Mi hanno detto che sei su Tinder, come sta andando?
Oh, alla grande! Lavoro in locali gay, quindi lì incontro ragazzi che altrimenti non incontrerei mai. Ho conosciuto un ragazzo a Roma poco tempo fa, e presto verrà a trovarmi qui a New York. Amo Tinder—è fantastico! (ride).

Crediti


Testo di Ben Reardon
Fotografia di Louie Banks

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK