i ragazzi dei club di new york scattati la domenica mattina

Il fotografo Richard Renaldi racconta attraverso il suo obbiettivo la storia dei club newyorkesi in cui è stato immerso per tre decenni.

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01 gennaio 2017, 11:40am

Richard Renaldi aveva 11 anni quando è entrato per la prima volta in un nightclub. Si trattava di Zorine, una discoteca di Chicago ispirata a La Febbre del Sabato Sera: un mondo fantastico illuminato dalle paillette totalmente rimosso dalla realtà e dai suoi problemi. Quando poi è cresciuto, tra New Wave, ragazzi più grandi che si imbucavano al Danceteria durante i viaggi a New York, Rinaldi di problemi ne ha avuti molti. Si è iscritto alla New York University nel 1987, durante l'epidemia di AIDS che stava già tormentando New York da sei anni. L'immersione nella scena dei party underground della città rappresentava una fuga carnale e catartica dal timore costante che incombeva sulle teste di ogni uomo gay. Però, allo stesso tempo, c'era oscurità tra la bellezza e la stravaganza del Palladium e Sound Factory e feromoni e pasticche. Alla fine l'AIDS ha reclamato la vita del suo ragazzo prima di mettere in pericolo la sua.

Fortunatamente, Renaldi è stato sottoposto a un nuovo trattamento durante il periodo di sieroconversione per l'HIV che gli ha salvato la vita. Dopo quel momento ha deciso di lasciare il suo lavoro da photo researcher per concentrarsi sulla propria fotografia, prendendosi del tempo lontano dai club per poi ritornarvi con tutta forza, con un nuovo fidanzato e un ritrovato ottimismo per un futuro più inclusivo. "I confini che delimitano la razza, il gender, la sessualità sono sempre stati più fluidi nei nightclub che quanto sia stato permesso dalle politiche fuori dalle porte dei locali notturni," scrive nell'intro di Manhattan Sunday, il suo nuovo libro di ritratti in bianco e nero scattati fuori (e a volte dentro) i nightclub di New York alla domenica mattina. "Gradi di tolleranza e altri piccoli presagi di moda e comportamenti che forse un giorno saranno visibili ovunque - dalla stravagante House of Bourbon di Susanne Bartsch ispirata a Capocabana che ha infuocato le notti degli anni '80 e '90, fino al contemporaneo Holy Mountain di Ladyfag, che include e accoglie tutti senza distinzione di genere - queste notti sono spesso dei precursori di stile e lifestyle per i giorni che verranno." Abbiamo parlato con il fotografo di nostalgia, del potere delle feste e del perché le domeniche di Manhattan sono tanto speciali.

Perché hai scelto di scattare questa serie in bianco e nero?
Perché l'idea è quella di passare il testimone da una generazione all'altra. Spesso sento la gente dire che un tempo i nightclub erano fantastici, ma ciò che ho riscontrato è che c'è un continuum tra la vita nottura di Studio 54 e Paradise Garage, tra Sound Factory e Roxy e Cielo negli anni 2000. Ora tutto si sta spostando verso Brooklyn - Output e altri posti e i party di Ladyfag come l'Holy Mountain, che sono davvero fantastici. Le persone pensano sempre "era meglio quando ero giovane," perché era il periodo della loro vita in cui uscivano molto. Il bianco e nero è nostalgico ma senza tempo e quindi credo sia giusto per descrivere questo fenomeno in maniera diretta. Un'altra ragione e' New York City. Volevo far risaltare la semplicità e la magnificenza delle sue strade.

Uscivi molto quando eri giovane. Lo fai ancora?
Sì, esco ancora molto. Mi piace. Ovviamente non tanto quanto un tempo, anche se il progetto mi sta spingendo ad uscire di più. Specialmente quando ho iniziato a scattare all'interno dei locali, circa 16 mesi fa. Quando ho pensato di iniziare questo progetto volevo descrivere quella sensazione che si ha la domenica mattina, uscendo dal club, un senso di abbandono e perdita, mentre il ritmo della città' rallenta per dar spazio alle attività' giornaliere. Volevo catturare questa atmosfera, ho pensato molto al significato di questi momenti prima di iniziare a scattare. Nei locali ho sempre scattato senza flash, usando solo la luce che era disponibile. E' folle ma era necessario per mantenere l'atmosfera giusta.

Cerchi di immortalare esperienze diverse scattando dentro e fuori dai club? Vuoi mostrare degli opposti?
Dentro o fuori, non e' molto diverso. Quando le persone sono nel club mi concentro sull'elemento glamour e i look estremi che esaltano la loro bellezza. Quando escono dal club l'energia si rilassa, non c'e' mai l'idea di pensare "sembro a pezzi." Diciamo che si crea un momento transitorio che dall'oscurita' porta alla serenita' della luce. A volte e' meglio fargli indossare occhiali da sole, ma le persone che ritraggo non sono mai distrutte o ubriache. Il loro livello di energia si sta semplicemente abbassando. Ho un paio di scatti in cui le persone si stanno ancora muovendo come se stessero catturando quell'atmosfera di pace e serenita'. 

Questi scatti ti rendono nostalgico oppure eccitato per la nuova scena che si e' creata? Passato e futuro, sono sentimenti che nel tuo lavoro coesistono pacificamente oppure creano tensione?
Ne uno ne l'altro. Ad un certo punto arriva quel sentimento in cui vedi le stesse persone che invecchiano in quei luoghi nel corso degli anni - sono aspetti che prima o poi proviamo tutti e non cambiano. Gli spazi invece cambiano, cosi come cambiano le pressioni che ci impone New York. E' piu' difficile ora avere un mega club - hanno abbattuto il Roseland Ballroom e anche The Palladium. Questi club sono stati vittime della costante necessita' di costruire piu' palazzi a New York. Ma la citta' offre molti spazi, cosi ci sono spesso nuovi party e la gente si organizza per aprire nuovi club. La musica cambia un po', ma spesso e' autoreferenziale e si remixa. In un certo senso l'esperienza stessa del club e' un remix continuo. L'idea di andare a ballare per dimenticare gli affanni e i problemi, abbandonarsi in pista e rendersi vulnerabili, tutto questo non cambia mai.  Anche pavoneggiarsi - la vita notturna crea le condizioni perfette per pavoneggiarsi o vestirsi in modo eccentrico. Se guardiamo le foto storiche di Studio 54 vediamo gli stessi atteggiamenti di quello che la gente fa oggi. Guardate adesso le foto che ho scattato al Battle Hymn di Ladyfag. E' favoloso.

Avrai sicuramente delle conversazioni interessanti con le persone che ritrai. Che tipo di legame crei con loro?
A volte sono solo brevi incontri, con altre persone invece e' nato un vero legame di amicizia. Ora quando esco vedo amici che ho effettivamente fotografato. Nella prima parte del libro ad esempio c'e' lo scatto di un ragazzo molto sexy, mentre si sta avvicinando ad un altro ragazzo, che conosco effettivamente da diversi anni. Il libro e' stato realizzato grazie ad amici, conoscenti e perfetti sconosciuti, una miscela nuova per me, dato che ho allargato il mio orizzonte. Questo ambiente lo conosco molto bene e mi ha permesso di farlo, non e' come il mondo dell'arte, che e' un cerchio ristretto, e sembra di avere una conversazione solo con un piccolo gruppo di persone. 

Cosa ti ispira maggiormente in una persona che decidi di fotografare, il modo in cui si veste oppure il suo stato d'animo?
Nei miei ritratti ci sono entrambi gli aspetti, ma diciamo che tendenzialmente sono attratto da gente con un look un po' punk e ribelle. Mi piace catturare la storia che queste persone possono raccontare attraverso uno sguardo. Alcune persone non sarebbero normalmente considerate attraenti, ma nel mondo dei club c'e' la possibilita' di crearsi un personaggio glamour, un alter ego rispetto al proprio modo di essere durante il giorno. Di notte tutto e' possibile. C'e' molta fantasia da esprimere. 

Il libro Manhattan Sunday si trova via Aperture.

richardrenaldi.com

Crediti


Testo Hannah Ongley
Foto Richard Renaldi