Alister & Sherie, New Orleans, LA 2016

ritratti dei nuovi nomadi d'america

Alcuni decidono di abbandonare tutto per viaggiare per le sconfinate lande statunitensi a bordo di treni merci o facendo l'autostop.

di Emily Manning
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15 maggio 2017, 12:05pm

Alister & Sherie, New Orleans, LA 2016

Dodici anni fa arrivava nei cinema Into the Wild, trasposizione cinematografica dell'omonimo libro di Jon Krakauer (1997). La pellicola racconta l'esperienza di Christopher McCandless, studente dell'Emory University che nel 1990 donò tutti i suoi risparmi all'organizzazione benefica OxFam, distrusse le sue carte di credito e intraprese un viaggio per le sconfinate lande americane. Spostandosi per oltre due anni in macchina, treno, canoa e a piedi, Christopher giunse sino alle desolate terre dell'Alaska dove sorge ora una sorta di santuario per giovani vagabondi a lui dedicato. A volte per scelta, a volte per caso, durante il suo vagabondare ha conosciuto altri viaggiatori in solitaria con cui ha condiviso brevi momenti, dando vita a fuggenti comunità nomadi.

McCandless non è stato il primo a rifiutare i dogmi della società contemporanea e andare alla ricerca di un'esistenza guidata da valori più autentici. E non è stato neanche l'ultimo. Dal 2011, Michael Joseph fotografa autostoppisti e passeggeri di treni che hanno scelto di vivere all'insegna del nomadismo. Come accaduto a McCandless, anche i soggetti ritratti dal fotografo hanno stretto rapporti d'amicizia insoliti per poi intraprendere strade diverse e, in qualche occasione, rincontrarsi per caso in qualche altra parte degli Stati Uniti. Questo perdersi per poi ricongiungersi si traduce in una tribù di viaggiatori che si espande per tutta la nazione. I ritratti in bianco e nero di Joseph fanno parte della serie fotografica dal titolo Lost and Found.

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Blue Eyes, New Orleans, LA 2013

"Con in testa le storie di chi iniziò a vagabondare per gli Stati Uniti dopo le catastrofi climatiche degli anni '30 e nell'anima ideali punk, questi ragazzi hanno lasciato le loro case nella speranza di trovare una vita migliore, e in qualche caso un lavoro," ha scritto Joseph in un saggio che accompagna il materiale visivo. "Di fronte a situazioni familiari insostenibili, alcuni non hanno altra scelta se non fuggire," mentre altri scelgono deliberatamente di abbandonare ambienti positivi alla ricerca di sé stessi o di una tribù in cui riconoscersi. Alcuni, come McCandless, cercano la desolazione. Uno di loro è un ex compagno di liceo di Joseph, che dopo il viaggio vuole tornare al college e magari diventare un insegnante.

A differenza di molti altri fotografi che hanno lavorato a questo tema, Joseph non ha intenti documentaristi. I suoi ritratti si stagliano su sfondi bianchi, sono fotografie che vogliono fermare sulla pellicola spiriti irrequieti. Eliminando il contesto geografico "l'attenzione si focalizza sulla persona, non sul luogo, perché l'immagine potrebbe essere stata scattata dovunque e in qualunque momento." Nel suo insieme, la serie diventa testimonianza visiva di una comunità; ma Joseph ci tiene a puntualizzare che il suo lavoro si concentra sui singoli individui, non sulla tribù a cui appartengono. Le vite di questi viaggiatori si incontrano e scontrano come onde che s'infrangono sulla spiaggia, e a Joseph è capitato di fotografare lo stesso soggetto in città diverse e in momenti diversi della sua vita.

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Molly, New Orleans, LA 2014

"Knuckles" è il primo viaggiatore che Joseph ha fotografato. Era su un taxi per le strade di Los Angeles quando l'ha visto dal finestrino e si è fiondato fuori per fotografarlo, ma "non mi sono interessato molto alla sua storia," ha detto ad i-D, "dopo la foto ci siamo stretti la mano e me ne sono andato." Durante gli anni successivi Joseph ha incontrato altri viaggiatori che avevano conosciuto Knuckles, o ricordavano di aver visto da qualche parte quel ragazzo con un'ancora tatuata in fronte. Le strade del nomade e del fotografo si sono nuovamente incrociate tre anni dopo, a Chicago. "C'erano dei lavori di manutenzione lungo la linea della metro, quindi ho dovuto prendere un autobus sostitutivo. E lui era lì. Ci siamo riconosciuti immediatamente e abbiamo parlato per ore. Era felice di poter vedere la foto che gli avevo scattato durante il nostro primo incontro. Tre mesi dopo mi sono di nuovo imbattuto in lui a New York e abbiamo passato insieme il weekend. Poi l'anno scorso ho tenuto una lezione a Charlotte, nella Carolina del Nord, e ho incontrato anche la sua famiglia. È stato incredibile vedere con i miei occhi il potere della macchina fotografica in quanto strumento di connessione.

Sebbene Joseph scelga di tralasciare l'ambiente circostante nei suoi ritratti, le immagini contengono comunque indizi più o meno chiari sul vagabondare dei suoi protagonisti. Parlando dei tatuaggi con ago e china che spesso i viaggiatori si fanno a vicenda, Joseph afferma: "Proprio come fanno i graffiti sugli edifici delle città in cui vivono o sui vagoni dei treni con cui si spostano, anche i corpi e i volti di questi nomadi raccontano le loro storie." Gli abiti che indossano sono spesso artigianali, magari patchwork di vecchi vestiti riciclati che spesso tradiscono la loro vicinanza con il movimento punk. Alcuni di loro sono musicisti itineranti, e Joseph li ha fotografati con i loro strumenti. I soldi che guadagnano esibendosi per strada vengono divisi con il resto della tribù e la stessa cosa vale per il cibo che riescono a trovare. "Meno abbiamo, meglio è: ci sentiamo liberi," ci dice il fotografo citando i suoi soggetti.

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Blue, Austin, TX 2015

Ma la libertà a cui ambiscono viene pagata a caro prezzo. Mc Candless è stato fermato e picchiato dalla polizia mentre saltava su un treno merci a Los Angeles, e non è l'unico a cui è successo. Dipendenza da alcool e droga è un altro problema con cui questi nuovi nomadi hanno spesso a che fare, e disintossicarsi senza supervisione medica può essere non solo difficile, ma anche pericoloso per la salute. E c'è poi un'altra dipendenza da cui molti non riescono ad allontanarsi: la scarica d'adrenalina che si prova a viaggiare appesi a treni merci. Alcuni sono deceduti cadendo, altri schiacciati dai treni stessi. E anche chi riesce a sopravvivere spesso non ha accesso a cure sanitarie adeguate, con conseguenti infezioni e amputazioni.

Nonostante i rischi, i nomadi d'America trovano felicità in questo stile di vita così incerto e rischioso. Secondo Joseph, alcuni hanno visitato tutti e 48 gli stati d'America raggiungibili in treno e hanno affrontato situazioni che spaventerebbero la maggior parte di noi. Il suo intento? Non glorificarli, ma neanche denigrarli. Solo, cercare di spiegare perché hanno scelto il nomadismo. "Sono felici, perché la società non può imporre loro cosa devono o non devono avere. Hanno il tempo di capire chi sono prima che il mondo gli dica chi dovrebbero essere."

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Lauren, Austin, TX 2014

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Otter Pig, Austin, TX 2016

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Alister & Sherie, New Orleans, LA 2016

Crediti


Testo Emily Manning
Immagini di Michael Joseph, su gentile concessione dell'artista e della Daniel Cooney Fine Art

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