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indelicato di nome ma non di fatto

Parliamo con il designer Nicola Indelicato del suo stile multiculturale e della moda sartoriale negli anni 3000.

di Gloria Maria Cappelletti
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05 agosto 2015, 8:05am

Vi ricordate? Lo abbiamo incontrato a Firenze in occasione dello scorso Pitti Uomo 88, dove ha presentato la sua collezione all'evento Fresh in Florence, una collaborazione tra il concept store Bjork Florence e Not Just A Label. Abbiamo avuto ora occasione di rivedere Nicola Indelicato, designer fiorentino che vanta una famiglia multietnica, e gli abbiamo fatto un po' di domande per capire da dove nasce il suo stile multiculturale, fatto di tendenze ibride, tracce esotiche tradizionali e codici meticci. Indelicato mescola elementi eterogenei ereditati da uno zio greco e una zia di origini turche, una famiglia dove si parlano molte lingue, una fusione di culture vissuta a Firenze, capitale del Rinascimento Italiano. Queste contaminazioni si incrociano ad uno stile modernista e sperimentale, preciso ed equilibrato. Vi presentiamo Nicola, indelicato di nome ma non di fatto.

Raccontaci di te, quando è nato il tuo brand?

Dopo gli studi fatti a Polimoda e il mio stage da Vivienne Westwood a Londra ho fatto alcune esperienze lavorative in aziende internazionali e nel 2013 sono andato ad Istanbul per una consulenza. Alla fine mi sono fermato in Turchia per più di due anni. Nel 2014 ho deciso di lanciare il mio brand, solo li ho capito che era arrivato per me il momento di tradurre il mio "mondo" dopo le varie esperienze maturate per altri brand. Quando lavori per altri devi spesso "filtrare" richieste specifiche e volevo invece essere libero di esprimermi senza compromessi.

Quali sono i tuoi riferimenti principali? Da dove nascono le tue collezioni?

La mia ultima collezione uomo S/S16 "CONSUMED" nasce da due immagini: una vecchia foto dei primi del '900 in cui si vedono barbieri turchi che attrezzavano per strada dei saloni di bellezza per soli uomini e un'immagine più recente di un campo profughi siriano al confine tra Siria e Turchia dove tra le tende due uomini e un bambino si attrezzano con mezzi di fortuna per rasarsi i capelli. Sono quelle forme che hanno costruito i volumi della mia collezione, il grosso quadrato indossato per proteggersi dai capelli tagliati nell'immagine di referenza diventa la base per ridisegnare i rain coat e le maxi camicie in popeline bianco. La valorizzazione delle immagini trovate in rete, divenute virali, "collezionate" in una sorta di diario virtuale, si ritrovano ricamate sulle felpe in pelle e sulle maxi t-shirt in jersey doppio. Sono molto attratto dal costume etnico, dalla storia del costume in generale ma anche dalle tematiche più contemporanee. Per la collezione donna A/I 15-16 "SPOILED" mi sono ispirato all'immaginario di Sofia Coppola in "THE BLING RING", teenagers a Los Angeles s'intrufolano nelle case delle celebrità per rubare abiti, gioielli e pellicce.

Definisci il tuo stile.

Sto lavorando da più di un anno per definire il mio stile, sicuramente un punto fermo del mio lavoro è la ricerca. Lo stile non è altro che il mio approccio alla traduzione delle tematiche che ogni stagione affronto per realizzare una collezione. Se dovessi usare alcune parole per definire il mio stile direi "semplificazione, pulizia, riduzione".

Pro e contro del sistema moda italiano, cosa funziona e cosa invece manca per i giovani designer.

Sono molto fortunato ad essere nato e cresciuto in Italia. Soprattutto in Toscana sono concentrate moltissime aziende del settore moda, in particolar modo le aziende delle materie prime, dove ho la possibilità di scoprire e sperimentare sul posto le tecniche che stanno dietro la realizzazione del capo. Quello che secondo me non funziona è la scarsa fiducia che ancora si da ai giovani designer, qui si parla troppo spesso di budget e marketing quando invece i designer dovrebbe essere liberi da qualsiasi "struttura" commerciale, almeno agli esordi. Vorrei che si creasse una cultura più mirata alla creazione e alla sperimentazione, del resto il compito del designer è quello di contribuire a cambiare la storia del costume non quella di fare business o marketing...

Hai mai pensato di andare a vivere e lavorare all'estero?

Ho vissuto per più di due anni ad Istanbul in Turchia, sono rientrato da poco in Italia. Vivere e lavorare all'estero non solo mi hanno formato a livello personale ma anche a livello professionale, un designer è come una "spugna" che assorbe quello che il quotidiano gli presenta. La mia prima collezione A/I 15-16 e' nata ad Istanbul dove ho attinto molto dalla tradizione turca, ho conosciuto un sarto da uomo che realizza abiti tradizionali maschili turchi e per un mese, ogni sabato, mi sono recato da lui, non parlavo bene turco ma attraverso i gesti e i cartamodelli mi sono fatto spiegare le tecniche di confezione e lo "salvar", pantalone da uomo turco, è diventato una gonna pantalone da donna. Spero di essere in viaggio durante la progettazione della mia prossima collezione.

La NASA ha recentemente annunciato la scoperta di una nuova terra, il pianeta Kepler 452b. Hai mai pensato a come potrebbe essere l'evoluzione della moda, come ci vestiremo tra 1.000 anni?

Hahahaah, appunto il mio prossimo viaggio potrebbe essere su Kepler 452b, sono sicuro che anche li riuscirei ad essere influenzato dall'ambiente circostante. 1000 anni? Non so sono davvero troppi per capire come si evolverà la moda! Penso a questa domanda fatta negli anni '60 e la risposta dei designer sarebbe stata che nel 21esimo secolo ci saremmo vestiti con abiti spaziali... Io indosso ancora la mia Fruit di cotone bianco! Certo la ricerca ha contribuito a creare nuove tecniche sia per la realizzazione delle materie prime che per la confezione, ma penso che alla fine una giacca sarà sempre una giacca, meglio se fatta sartorialmente. Nel 3015 si adegueranno le tecniche della tradizione alle esigenze del periodo.  

nicolaindelicato.com

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Foto Paolo Colaiocco
Styling Piermattia Aiello