la priest, lo sciamano della musica elettronica

Samuel Eastgate ci parla della figura dell'artista come guru, del suo amore per le montagne e del perché è importante scoprire nuovi mezzi di comunicazione per ritrovare la nostra creatività.

di Giorgia Baschirotto
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12 novembre 2015, 10:15am

Alejandro Jodorowsky nel suo libro Psicomagia riporta parte di un discorso tenuto dal poeta cileno Vicente Huidobro a Madrid, pochi anni prima dell'apparizione del manifesto surrealista: "Il poeta ci tende la mano per condurci oltre l'ultimo orizzonte, oltre la cima della piramide, in quella terra che si estende oltre il vero e il falso, oltre la vita e la morte, oltre lo spazio e il tempo, oltre la ragione e la fantasia, oltre lo spirito e la materia." La riflessione sulla figura del poeta di Huidobro non è troppo lontana dalla visione che Samuel Eastgate, in arte LA Priest, ha del musicista di oggi. "Un musicista può essere considerato un guru quando, attraverso la propria musica, riesce ad aiutare le persone a riscoprire la propria parte creativa," mi racconta in occasione del nostro incontro a Torino prima del suo live a Club2Club. Proprio come gli sciamani che con il suono dei loro tamburi riescono ad abbandonare la realtà ordinaria per raggiungere uno stato di trance, il musicista inglese sperimenta con sintetizzatori creati da lui stesso, dando vita ad un universo musicale sempre in trasformazione. Inij, l'album che segna l'inizio della sua nuova carriera artistica dopo lo scioglimento della sua ex band Late of the Pier, mescola sapientemente elettronica dal sapore anni '80, funk e atmosfere psichedeliche, creando un sound dinamico con una personalità peculiare, proprio come il suo eclettico artefice.
Premete il tasto play prima di immergervi in questa intervista, vi ritroverete magicamente su una spiaggia della costa indiana intenti a sorseggiare un masālā chāi a ritmo di Lady's In Trouble With The Law.

Come hai scelto questo nome così particolare?
Il nome è nato molto tempo fa, prima di dare vita a questo progetto. Avevo circa 16 anni ed ero ad una festa con degli amici, ad un certo punto eravamo tutti ubriachi e inventavamo neologismi per scherzo. A qualcuno è venuto in mente la priest e ho pensato suonasse davvero bene. Quando ho iniziato ad utilizzarlo come artista la gente pronunciava 'la' come se si trattasse di LA, Los Angeles, forse perché in quel modo il nome acquistava un senso per loro. Quando ora mi chiedono come si pronuncia non so davvero cosa rispondere perché il 50% dei fan crede io sia LA Priest e l'altro 50% la priest e non mi va di scontentare nessuno!

So che ora abiti in Galles. Perché ha scelto di trasferirti in questo paese e lasciare l'Inghilterra?
Sono cresciuto in Inghilterra e trasferirmi in Galles per me significava solo superare un confine, non mi è sembrato di trasferirmi in uno stato completamente diverso. Il Galles è rigenerante. Adoro i paesaggi mozzafiato perciò quel posto è perfetto per me. Spesso rifletto sul perché io sia così affascinato dalle montagne. Ti fanno sentire come se il cielo fosse accessibile più facilmente, ci trovo qualcosa di profondamente romantico.

In una delle tue interviste hai dichiarato che gli artisti e i musicisti hanno la possibilità di scuotere le persone con la loro visione. Vedi la figura dell'artista come una sorta di guru?
Spesso un musicista viene visto come una figura creativa, che si distingue rispetto agli altri, ma molti artisti come me cercano di spronare il pubblico a scoprire a sua volta la propria parte creativa. Normalmente nella nostra società scegliamo una carriera specifica e tutto il resto viene messo da parte. Spesso la gente mi dice, "Non potrei mai fare quello che fai tu, non ho il tuo talento." Quello che vorrei far capire alle persone è che molto si basa sul desiderio, il desiderio di creare qualcosa. C'è stato un momento in cui non sapevo cosa volevo fare esattamente, però c'era questa idea che mi martellava di continuo: fare musica. Così ho pensato fosse la strada giusta.
Un musicista perciò può essere considerato un guru quando riesce a tramandare questa idea a qualcun altro, e quel qualcuno può diventare a sua volta un guru.

Quindi la creatività è qualcosa che tutti abbiamo nel profondo e che possiamo trovare dentro di noi se prestiamo attenzione?
Sì, ma ritengo che ognuno debba trovarla a modo suo, l'ultima cosa che voglio è che qualcuno segua le mie indicazioni alla lettera e se c'è qualcosa di cui sono fiero è riuscire ad avere un approccio differente alla musica. So che è un po' vanitoso da dire, ma è proprio la sperimentazione che mi fa trovare sempre la voglia di comporre. Spesso si dice che non è più possibile creare nuovi suoni e nuove melodie, ma io trovo che questa affermazione non abbia senso. La musica può svilupparsi in moltissimi modi in futuro.

Quali sono le tue influenze?
Solitamente mi lascio ispirare da cose di cui non so molto, una di queste ad esempio è l'India, che non ho mai visitato. Cerco di tenermi il più lontano possibile solitamente dalla musica, dai libri o dall'arte che amo perché potrei perdermi in loro, assorbendo così tanto da rischiare di replicare il loro stile e le loro tematiche molto facilmente quando scrivo la mia musica. A volte quasi non vorrei godermi le cose per non esserne influenzato.

Il tuo sito è decisamente anticonvenzionale. Perché hai deciso di creare una piattaforma di questo tipo?
L'idea iniziale era di creare una mappa con una piccola isola che cliccando si moltiplicava in nuove isole, e ognuna di esse produceva un suono. Alla fine però abbiamo deciso di creare qualcosa di meno complesso ma che desse comunque l'idea di esplorare uno spazio interattivo. Il sito è molto importante per me, e anche se spesso mi viene chiesto di modificarlo e di inserire informazioni su di me o riguardo al mio tour, non ho intenzione di passare a un sito tradizionale ma semmai di sviluppare quello esistente.

Earth window rappresenta la tua visione artistica ma non ti rappresenta visivamente. La tua idea è di essere riconoscibile solo grazie alla tua musica?
Non tutti devono per forza esprimersi con gli stessi strumenti. Prima dell'avvento dei social media gli artisti avevano modi diversi di interagire e trovo sarebbe molto bello trovare nuovi mezzi di espressione. La nostra cultura ci ha abituati ad ascoltare le voci più forti all'interno del coro, e sui social media vige la stessa logica: chi posta più di frequente ha più visibilità. È difficile immaginare come questo trend possa essere sostituito, ma è importante ricordare che non è sempre stato così. Ad esempio negli anni '60 tutto ciò che conoscevi di una band lo deducevi dal loro disco e da ciò che c'era scritto sulla custodia del vinile. Avevi la possibilità di elaborare una tua idea personale riguardo al loro progetto e alla loro musica, ed è per lo stesso motivo che i libri oggi sono considerati ancora così importanti: ogni lettore fa esperienza dell'opera in maniera diversa.

Oggi devi dire di no a molte persone per cercare di tenerti lontano dai social media, devono davvero credere in te per lasciarti fare a modo tuo. Io preferisco utilizzare le mie energie per qualcosa di diverso rispetto ai social, come la musica o qualcosa che la gente possa apprezzare davvero.

Come nascono i tuoi video? Guardando Oino non ho potuto fare a meno di pensare ai film di Jodorowsky.
Jodorowsky è certamente una grande influenza. La montagna sacra è uno dei miei film preferiti, è un'opera senza tempo e questa è una delle qualità che ti permette di dare vita ad un immaginario vero e proprio con la tua creazione.
Quando è arrivato il momento di girare dei video mio fratello ha iniziato a darmi una mano, è lui che ha diretto Oino e ha avuto quell'idea. Nei video non c'è nulla di pianificato, mettiamo assieme le nostre idee e cerchiamo di capire se in modo astratto raccontano una storia. Non so ancora bene perché per metà del video me ne sto a testa in giù, ma quando abbiamo guardato il lavoro una volta completato ha acquisito un senso. I nostri video sono stati una scelta rischiosa, soprattutto perché sono registrati su pellicola da 16mm, quindi non possiamo girare di nuovo le scene se non escono bene.

Registri anche le tue canzoni su nastro?
La gran parte delle canzoni del disco sono state registrate su nastro. Ero in Francia per registrare il disco e avevo portato con me due pc portatili, ma entrambi hanno smesso di funzionare quindi ho dovuto registrare tutto con un registratore a cassette. Sognavo da tempo di farlo e alla fine è arrivata l'occasione! Credo che questo imprevisto abbia solo giovato all'album.

I tuoi testi parlano spesso di amore, c'è un motivo preciso dietro a questa scelta o i testi nascondo in maniera spontanea?
Metà dei pezzi sono canzoni d'amore, l'altra metà invece parlano di idee romantiche che appartengono al nostro immaginario da sempre e che ho deciso di riprendere per parlare dell'amore in senso generale. Ad esempio Learning to Love parla della musica stessa. Un tempo non amavo la musica da club, i remix, l'elettronica schietta. Per me ritornare a fare musica dopo i Late of the Pier è stato come riscoprire un nuovo mondo e imparare ad amare un suo lato completamente nuovo. Non mi sento sempre parte al 100% del mondo dei club e delle feste, è come se avessi trascorso molto tempo in un universo differente, ma è stato proprio questo suo lato esotico ad affascinarmi. 

earth-window.org

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto
Foto Isaac Eastgate

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