parliamo con tracey emin di caccia alle streghe e tabù da sconsacrare

Abbiamo intervistato l’artista inglese in occasione della personale "Waiting to Love" in mostra a Roma presso la Galleria Lorcan O’Neill.

di Gloria Maria Cappelletti
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20 maggio 2015, 5:05pm

Tracey Emin, Everyone I Have Ever Slept With, 1963-1995

Tracey Emin non ha bisogno di molte presentazioni, è già famosa e stimata da quando la nota mostra Sensation alla Royal Academy of Art di Londra suggellò il movimento dei YBAs ovvero i Young British Artists. Era il 1997, e Tracey in quel panorama dissacrante fu la stella che brillava nel firmamento crudo della consapevolezza femminile, mettendo in mostra la controversa tenda da campeggio ricamata con 102 nomi di persone con cui aveva più o meno fatto sesso o dormito. Il suo lavoro è sempre stato una ricerca violenta sul sé, sulla propria individualità, ed è stato fondamentale per aver avviato nel panorama dell'arte contemporanea una serie di questioni coraggiose, ancora attuali, sulla relazione tra arte, creatività femminile e differenza.

Hai dichiarato che una cosa che hai imparato dal successo è stata la censura.

L'auto censura. L'arte non dovrebbe essere mai crudele.

Instagram ha recentemente censurato l'immagine di Rupi Kaur un'artista 22enne dell'Ontario. Questa immagine racconta il ciclo mestruale, si intravede il sangue che ha sporcato gli abiti e le lenzuola del letto dell'artista. Perché  la società trova cosi offensiva un'immagine del genere?

Ho visto quell'immagine. Personalmente non la trovo assolutamente offensiva ed è anzi una riflessione sulla vita vera. Penso che il sangue sia ancora un tabu, indipendentemente da che buco sgorghi. Il dolore e' anche un tabu, non ci possiamo più permettere di sanguinare o provare sofferenza. La vita deve essere molto pulita.

Ci sarà mai fine alla caccia alle streghe, e alla xenofobia in generale?

Mai. Sono sicura che se fossi nata 400 anni fa mi avrebbero bruciata, affogata o seppellita viva. La caccia alle streghe continua ed e' crudele oggi come allora, ci sono donne che vengono ancora bruciate vive, uccise a colpi di pietra. La società occidentale non e' da meno. La stampa, i social media, tutti hanno i loro metodi crudeli e tiranni di fare bullismo contro gli individui. Chi scrive commenti anonimi dovrebbe avere le palle di firmarsi, oppure tacere. La società si sta auto attaccando nel modo più vile. Si sta bruciando da dentro.

Ti consideri un'attivista?

No, sono un'artista.

Gli artisti possono ancora avere un potere politico? Oppure pensi che il sistema economico stia anestetizzando l'arte?

Potere! Che parola. Se devo essere onesta è una delle poche cose che mi eccita. Il potere, cosi come la capacità di ridere. Gli artisti possono essere politici se lo desiderano. Gli artisti veri prendono comunque sempre una posizione forte nella società, osservano, sentono e diventano i testimoni di quello che accade, in se stessi e al di fuori. Per me l'arte è un dialogo privato con me stessa, che poi si fa largo nel mondo.

Quanto lontano speri di riuscire a spingere la tua arte?

Mentalmente il più lontano possibile, voglio distruggere le barriere, oltrepassarle per poi uscirne più libera e completa di prima. 

lorcanoneill.com

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Immagini per gentile concessione di Galleria Lorcan O'Neill, Roma.

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