Fotografia di Snakepool

com'è fare la drag queen in corea del sud, uno dei paesi più conservatori del mondo

"Quando ho detto ai miei che ero una drag queen, hanno tagliato qualsiasi rapporto con me, emotivo ed economico. Per pagarmi affitto e università facevo tre lavori contemporaneamente."

di Cheryl Santos; foto di Kanghyuk Lee; traduzione di Giulia Fornetti
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25 ottobre 2018, 6:00am

Fotografia di Snakepool

Nonostante la Corea del Sud sia uno stato profondamente conservatore, la comunità queer trova sempre modo di esprimersi. Al riparo dagli sguardi indiscreti e dal giudizio della società tradizionale, nel quartiere di Itaewon, a Seul, la cultura drag ha trovato uno spazio perfetto per esprimersi liberamente, e da diversi anni è ormai una vera e propria istituzione. La fotografa Kanghyuk Lee, a.k.a. Snakepool, ha immortalato sette drag queen della community mentre i-D ha chiesto loro come vivono la loro identità in una città tradizionalista come la capitale della Corea del Sud.

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Youngrong Kim aka NANA by Snakepool

NANA, 32, Busan

Che cosa fai nella vita?
Impiegato in settimana, drag queen nel weekend.

Quando e perché hai iniziato a esplorare l’universo drag?
La prima volta che ho scoperto questo mondo è stato guardando Hedwig, il film. Da quel momento, ho iniziato a esibirmi in un piccolo teatro del quartiere di Hongdae. Per me, essere drag significa poter esprimere un lato nascosto di me, una personalità che mi piace e mi attira.

Pensi di essere vittima di discriminazione in quanto drag queen?
Oggi la cultura drag è piuttosto diffusa e ben definita in Corea del Sud, e ci sono molte più drag queen rispetto a qualche anno fa. Quando ho iniziato, però, era una cosa del tutto nuova. Anche all’interno della comunità gay, in molti ci guardavano con sospetto per il fatto che ci vestissimo da donne. Oggi però le cose sono cambiate e il fenomeno è accettato come mezzo di espressione personale, come un modo che ci permette di abbracciare ogni lato della nostra personalità.

Qual è il messaggio che speri di trasmettere attraverso le tue performance?
Essere drag è una forma di espressione personale. Oltre alla tua solita identità, quella che mostri sempre, dentro di te si nasconde una personalità diversa, che è lì intrappolata. Fa parte di te, da sempre. E grazie al travestimento puoi finalmente esprimerla, tirarla fuori. Qui non ci sono schemi da rispettare, quello che amo e voglio condividere con gli altri è la vera libertà di espressione.

@nana_youngrongkim

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Kuciia by Snakepool

Kuciia Diamant, 28, Busan

Che cosa fai nella vita?
Prima lavoravo con un amico che ha un negozio online, ma ora faccio la drag queen a tempo pieno. Faccio un botto di cose, compresi spettacoli live, set fotografici e interviste.

Come descriveresti il tuo alter-ego drag?
Vedo molta speranza nel mio personaggio drag. Cinque anni fa, i festival queer in Corea hanno iniziato ad attirare l’attenzione del grande pubblico, nel bene e nel male. È stato in quel periodo che ho iniziato, partecipando a raduni per i diritti civili e con le prime esibizioni nei club. Diventare drag queen per me significa dare speranza alle altre persone. Ancora oggi cerco sempre di migliorare la mia comprensione dei sentimenti altrui attraverso la mia esperienza come drag. Dall’esterno, vorrei che il mio personaggio risplendesse, proprio come il mio nome, Diamant.

Qual è il posto dove la gente si sente più libera di esprimersi a Seul?
Itaewon, dove vivo. Molti miei amici sono d’accordo con me. Tra le tante città della Corea del Sud, grandi e piccole, Itaewon è il posto dove la nostra community affonda le sue radici. È il posto in cui io mi sento più a mio agio.

Qual è il messaggio che speri di trasmettere attraverso le tue performance?
Da bambino ero timido e solitario. Sono stato vittima di bullismo a scuola, dove non avevo molti amici. Ma da quando ho iniziato come drag ho acquisito tantissima fiducia in me stesso. Ho incontrato tante persone lungo il percorso, per me è stata una vera sfida, ma anche una scoperta impagabile che mi ha cambiato la vita. Non è solo una cosa che faccio per sentirmi cool. Forse, tra chi legge, c’è qualcuno che sta attraversando un momento difficile, proprio come è successo a me durante l’infanzia. A tutte queste persone vorrei dire, provate! Che sia fare la drag o qualsiasi altra cosa che finora avete solo sognato, osate. Potrebbe cambiarvi la vita!

@kuciia

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Mojimin aka More by Snakepool

More, 39, Seoul

Che cosa fai nella vita?
Sono un ballerino.

Come descriveresti il tuo alter-ego drag?
Estremamente ordinario e universale.

Qual è il più grande ostacolo che hai dovuto superare come drag queen?
All’inizio degli anni '00, quando ho iniziato a fare la drag, era qualcosa di completamente sconosciuto in Corea. Agli occhi di tutti eravamo solo uomini vestiti da donne, e quando si diffuse il termine transgender, abbiamo iniziato ad essere considerate come uomini transgender travestiti. Ogni volta che salivo sul palco, era una vera sofferenza dover nascondere i miei sentimenti e indossare abiti sfarzosi per intrattenere il pubblico. Era umiliante. Ora, però, la bellezza assoluta della comunità drag mi ha aiutato a liberarmi da molte cose.

Qual è stato il tuo più grande successo come drag queen?
Sicuramente l’arrivo di Amsterdam Rainbow Dress a Seul, un’opera d’arte creata da quattro artisti olandesi con il supporto dell’Amsterdam Museum e COC Amsterdam. L’abito è fatto con le bandiere degli 80 paesi in cui l’omosessualità è ancora oggi considerata un crimine ed è punibile per legge. Se e quando uno di quei paesi dovesse abolire le leggi anti-omosessualità, la bandiera dello stato verrà sostituita dalla bandiera arcobaleno. L’opera rappresenta la nostra speranza per il futuro, in cui l’abito sarà composto solo da bandiere arcobaleno. L’opera è stata esposta in Europa e negli Stati Uniti. Quest’anno è arrivata in Corea, il primo paese dell’Asia. Come drag queen da 18 anni, è stato un onore partecipare a questo evento così importante.

Cosa potrebbe migliorare per la comunità queer di Seul?
La scena queer in Corea è ancora molto ristretta e geograficamente limitata; a Seul si concentra solo a Jongno e Itaewon, ad esempio. La comunità gay tende a sovrastare quella lesbica, transgender e altre scene minori, ma vorrei che tutte queste tribù avessero lo stesso spazio. Vorrei che le persone queer potessero passeggiare tranquillamente per strada, di giorno, e partecipare alla vita sociale senza sentirsi giudicate.

@morezmin

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Ji Hwan Shin aka Erica Balenciaga by Snakepool

Erica Balenciaga, 22, Incheon

Che cosa fai nella vita?
Mi sono preso un anno sabbatico dal college. Ho iniziato lavorando in Corea come insegnante di inglese, ma adesso faccio la drag queen di professione.

Come descriveresti il tuo alter-ego drag?
Erica è il risultato di tutto quello che ho vissuto finora. Erica è una superstar asiatica di successo, sicura di sé e super glam. Sin da bambino ho sempre ascoltato K-Pop, pensando che un giorno sarei diventato come loro. Non posso dire di aver sviluppato un personaggio forte e solido come drag, ma il fatto stesso di poter evolvere e reinventarmi attraverso Erica mi rende felice.

Quando e perché hai iniziato a esplorare l’universo drag?
Sono nato in una famiglia di Testimoni di Geova, quindi all’inizio non potevo esprimere apertamente la mia sessualità, né la mia visione artistica. Avevo paura di fare coming-out e tutti mi prendevano in giro perché mi piacevano i gruppi K-Pop e le icone gay come Madonna, Lady Gaga e Christina Aguilera. Anche il modo in cui mi vestivo, con jeans attillati e crema illuminante per il viso, disturbava molti anziani in chiesa. Per molti anni ho vissuto una doppia vita.

Poi, quando ho iniziato l'università, ho iniziato a truccarmi di più per andare a lezione e sono diventato una parte attiva della comunità LGBTQ locale. Al secondo anno ho iniziato a fare la drag e lì sono arrivate anche le prime chiamate per esibirmi. Quando ho iniziato, la mia inclinazione principale era che volevo essere più femminile. Ora, invece, scelgo look esagerati e non ho paura di mostrare il lato più folle di me durante le performance. Penso che esibirmi mi abbia aiutato ad aprirmi, a svelare un lato scenico di me che non credevo di avere. Proprio quando credevo di aver trovato il look perfetto, mi sono reso conto che una performer deve avere molto di più per intrattenere il pubblico. La presenza scenica e l’interazione con il pubblico non facevano parte di me, ma sono riuscito ad affinare le mie capacità, spingendomi sempre oltre i miei limiti.

Nella tua vita, chi ti ha aiutato a diventare la persona che sei oggi?
Sono andato all'università a Shanghai, e per due anni ho vissuto fuori dalla Corea. Per molto tempo, ho seguito sui social media le queen di Seul, osservando la scena crescere progressivamente. Immaginate la mia frustrazione nel sapere che Kim Chi, Naomi Smalls, Violet Chachki e Detox si erano esibite nel mio paese. Sapevo di dover tornare qui e di dover diventare parte di quella comunità. In questo momento l’universo drag è diventato parte integrante della mia vita. Non sopportavo più la doppia vita che facevo e volevo essere onesto e trasparente con tutti. Appena ho detto ai miei genitori che ero una drag queen, hanno immediatamente tagliato qualsiasi rapporto con me, emotivo ed economico.

Per sei mesi, ho fatto tre lavori diversi e ho lanciato una campagna di fundraising per pagarmi affitto e istruzione. Poi ho deciso che avrei contattato Kuciia Diamant, una delle poche drag queen coreane che conoscevo all’epoca, e che le avrei chiesto aiuto. Grazie a lei e al suo sostegno sono entrata in contatto con tutta una serie di drag queen locali. Charlotte Goodenough, che gestisce gli show al Drag Drink Play nel Rabbithole insieme al drag king Jaxter the Taco Master, ad esempio, mi fece avere il mio primo show a Seul. Da allora, ho lavorato con tantissime queen straordinarie a Seul. Devo dire grazie anche a Hurricane Kimchi, però, una queen attivista con cui ho partecipato a numerosi Pride. Se la scena drag di Seul è in continua crescita, è grazie agli sforzi collettivi di tutti queste artiste straordinarie.

@ericabalenciaga96

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Vita Mikju by Snakepool

Vita Mikju , 24, Daejeon

Che cosa fai nella vita?
Lavoro all’università di Seul, sono assistente insegnante e mi occupo anche della parte amministrativa.

Quando e perché hai iniziato a esplorare l’universo drag?
Ho sempre trovato interessanti le discussioni sull’identità di genere. La Corea del Sud definisce il comportamento di ogni persona in base all’identità che le viene assegnata: donna o uomo, adulto o minorenne, giovane o anziano.

Nella mia vita, mi hanno chiesto spesso di comportarmi da uomo. Ma quello che penso sempre è "io sono me stesso, e sono un uomo! MI STO GIÀ COMPORTANDO DA UOMO! Quale tipo di uomo volete che io sia?" La comunità drag è stata un’opportunità per rompere gli schemi e dimostrare a tutti che non esistono limiti alla propria espressività personale. Tu sei quello che sei, ti comporti come ti va.

Pensi che essere una drag queen sia una forma di protesta?
Sì. In Corea, la gente non sa nemmeno che esista una comunità LGBTQ+. O meglio, alcuni lo sanno, ma trattano le persone queer come la feccia della società. Vedono solo quello che vogliono vedere. Le drag queen sono esseri a loro sconosciuti, li mettono a disagio, perché non ci hanno mai avuto a che fare. Non si rendono conto che il loro vicino di casa potrebbe essere gay.

Pensi che gli scettici dovrebbero provare a essere drag per una notte?
Sì e no. Ognuno deve essere se stesso. Io sono sempre me stesso.

@vitamikju

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Ki Seok Kim aka Bori by Snakepool

Bori, 25, Cheonan

Qual è il più grande equivoco sulle drag queen?
Le persone spesso chiedono: "Ti stai preparando per diventare transgender?".

Ti senti vittima di discriminazione?
Molte persone in Corea del Sud non conoscono o non capiscono la scena drag, e spesso associano il fenomeno drag alla misoginia.

Come hai deciso di diventare una drag?
Sono stato selezionato attraverso Facebook per partecipare a una festa in un club drag. Ho iniziato lavorando lì come ballerino e poi sono diventata una drag queen. Quando ho cominciato, non avevo idea di cosa fare, né di come ci si truccasse per la performance, ma nel giro di poco tempo sono diventata piuttosto brava. Da quel momento, il mondo drag è diventato molto più affascinante ai miei occhi, ho scoperto un nuovo lato di me, e così ho continuato.

Qual è il messaggio che speri di trasmettere attraverso le tue performance?
Vorrei che le persone superassero completamente i pregiudizi nei confronti di noi drag.

@bori930102

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Garam Kim aka KYAM by Snakepool

KYAM, 30, Nonsan

Da dove viene il tuo nome?
É il mio soprannome sin da quando ero alle superiori.

Come hai iniziato?
Da giovane ho studiato recitazione, e mi sono preso una pausa dall'università per esibirmi con persone trans. Abbiamo visitato il Trance, uno dei club più antichi e conosciuti della scena drag in Corea, e qui ho scoperto un mondo. Subito dopo, ho iniziato a esibirmi in un club drag, invece che transgender. Era il 2010, l'idea di creare un mio personaggio e interpretare le canzoni che volevo mi allettava. Penso che ancora oggi sia la possibilità di mettere in scena un personaggio e un concetto che mi attira maggiormente, proprio come quando ero bambino.

Pensi che essere una drag queen sia una forma di protesta?
Dipende dal modo in cui scegli approcciarti a questo mondo. Può essere protesta, ma anche resistenza. Personalmente, mi piacerebbe che le drag fossero viste come performer che riescono ad avvicinarsi al pubblico in modo positivo. Mi piace trasmettere un messaggio personale in quello che faccio, non mettere gli altri a disagio.

Qual è il messaggio che speri di trasmettere attraverso le tue performance?
Vorrei creare una performance che faccia piangere, ridere e allo stesso tempo confortare il mio pubblico. Sono un clown di natura.

@canbeallyouneed

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Crediti


Fotografia di Kanghyuk Lee a.k.a. @snakepool