questo brand di streetwear combatte il razzismo a suon di t-shirt e felpe

Perché anche la moda può farsi portatrice di messaggi politici positivi.

di Benedetta Pini
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05 luglio 2018, 11:55am

Immagine via Instagram

Nell'ultimo periodo, le politiche sull'immigrazione del nuovo governo, portate avanti con particolare zelo dal Ministro dell'Interno, hanno non solo fatto molto discutere, ma portato a un generale inasprimento dei toni del dibattito pubblico. Tra le tante dichiarazioni fatte da Matteo Salvini, una nello specifico ha polarizzato l'attenzione generale, quella sul caso della nave Aquarius e relativa volontà di chiudere i porti, impedendo alle ong di far attraccare le loro navi in territorio italiano.

Nello stesso momento, nel mondo della moda abbiamo assistito alla consacrazione definitiva dello streetwear a vero e proprio fenomeno di rottura con i canoni tradizionali di questa industria (il nome Virgil Abloh vi dice qualcosa?). Da sottocultura idolatrata da skater e pochi altri, nel giro di qualche stagione lo streetwear è diventato IL trend per eccellenza, arrivando ovunque, passerelle d'alta moda comprese.

Da sempre la moda può assumere connotati politici, ma il modo in cui il brand parigino Pressure riesce a trasmettere un messaggio di inclusività in questo momento storico ci è sembrato unico ed estremamente positivo. A definirlo "un marchio di streetwear con un messaggio politico" è il suo stesso fondatore, Théodoros Gennitsakis, che in un'intervista rilasciata a Highsnobiety ha spiegato che il brand è nato proprio dall’esigenza di raccontare l’attualità.

Prima agenzia creativa e magazine, Pressure diventa un brand poco dopo gli attacchi a Parigi del novembre 2015, quando Gennitsakis decide di creare una t-shirt con la scritta “Pressure” in arabo e inviarla a tutti i suoi amici e conoscenti parigini per dimostrare che "non c’è niente di cui avere paura nella cultura araba."

Di origini greche ma nato e cresciuto nel decimo arrondissement di Parigi, Théodoros ha sempre respirato un’aria multiculturale nel suo quartiere, abitato da oltre 110 etnie provenienti da tutto il Mediterraneo (come Grecia, Turchia, Africa, Albania). Dall’unione delle sue radici, della sua esperienza e dei rivolgimenti politici attuali è nata la felpa che meglio rappresenta l'essenza del suo brand: sulle spalle si legge "Soul from the sea / MEDITERANNEANS" e poi "Algeri, Atene, Beirut, Il Cairo, Casablanca, Damasco, Gaza, Istanbul, Valletta, Lubiana, Madrid, Monaco, Nicosia, Parigi, Podgorica, Roma, Sarajevo, Tel Aviv, Tirana, Tripoli e Tunisi," tutte città fortemente legate ai fenomeni migratori del Mediterraneo.

Un importante messaggio di solidarietà tra i popoli che abitano sulle coste di questo Mare, ognuno con la sua identità e cultura, ma legato agli altri da uno spirito di inclusività. Perché la moda, e lo streetwear in particolar modo, non è solo rap, skate e vestiti cool, ma può essere anche un messaggio di pace e tolleranza eticamente e politicamente forte.

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Se volete saperne di più sull'ascesa dello streetwear nell'industria della moda, qualche mese fa abbiamo scritto questo:

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