solo chi è depresso può diventare un vero artista?

Genio e follia sono davvero inseparabili? Un'analisi del rapporto tra artista e salute mentale.

di Greg French
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12 maggio 2017, 9:02am

Nick Knight, Pale Rose

Negli ultimi 25 anni il numero di giovani adulti che soffrono di depressione e disturbi d'ansia è aumentato del 70 percento. Si stima che un individuo su quattro tra i 16 e i 25 anni pensi al suicidio, e nei gruppi sociali di cui facciamo parte tutti incontriamo prima o poi un amico o un collega che soffre di problemi legati alla salute mentale. Sempre se quell'amico o collega non siamo proprio noi. Sono statistiche drammatiche, ma ancor più lo è il trend di crescita di tali disturbi previsto per i prossimi cinque anni. Alcune ragioni sono evidenti, come la nascita dei social media, le difficoltà economiche e gli irraggiungibili ideali di bellezza proposti dai mezzi di comunicazione di massa. Anche il ritmo accelerato della nostra quotidianità può spesso trasformarsi in un fardello difficile da gestire—problema che interessa sempre di più da vicino anche l'industria della moda, come testimoniano i molteplici casi di stilisti che scelgono di abbandonare posizioni di spicco nelle case di moda più blasonate.

Non dovrebbe quindi sorprendere che uno studio islandese del 2015 affermi di aver individuato un collegamento genetico tra creatività e disturbi mentali. I risultati suggerirebbero che il 25 percento dei creativi sono più soggetti a bipolarità e schizofrenia a causa del loro DNA. La domanda sorge spontanea: come e perché creatività e salute mentale sono così confusamente interconnesse?

Nick Knight, Lily

Da tempo immemore le opere d'arte esprimono le condizioni psichiche di chi le crea. Picasso, ad esempio, traslò sul piano visivo la depressione che lo colpì a causa della morte di un caro amico, Carlos Casagemas, sostituendo colorate pennellate con malinconici azzurri per quattro anni circa, quando passò poi dal Periodo Blu al Periodo Rosa in cui alle tenui sfumature blu preferì arancioni e rossi vivaci. "L'arte," affermò Picasso, "spazza via dall'anima la polvere del quotidiano."

Un altro esempio è Mark Rothko, le cui altalenanti condizioni psicologiche possono essere ripercorse attraverso gli accostamenti di colori nei suoi dipinti. Le sue opere sono conosciute per l'impatto che hanno sullo spettatore grazie a imponenti proporzioni e colori sgargianti che a seguito di un aneurisma cerebrale sono sbiaditi in una scala di grigi. Camminando nella sala a lui dedicata alla Tate di Londra l'effetto è immediato: l'energia che l'arte può canalizzare ed esprimere è infinita.

Assemble, Granby Workshop

Una nuova associazione benefica chiamata The Hospital Rooms parte da questo assunto per commissionare ad artisti contemporanei la creazione di opere d'arte che andranno a dare un nuovo aspetto alle strutture psichiatriche ospedaliere britanniche. I due fondatori, il curatore Niamh White e l'artista Tim A. Shaw, sostengono che "arte e salute mentale hanno una relazione ben documentata attraverso i secoli, e molte delle opere più conosciute e ammirate rappresentano traumi interiori. Queste immagini hanno dato un contributo fondamentale alla destigmatizzazione dei disturbi mentali, comunicando il loro essere parte della condizione umana." Questo è forse il motivo per cui le favole più tragiche spesso si sublimano in pietre miliari nel loro campo.

Oltre a presentare i lavori di artisti internazionali, tra cui spiccano Gavin Turk, Acconci Studio, Michael O'Reilly, Aimee Parrott, Joh Bates e gli Assemble, l'associazione offre workshop mensili tenuti dagli stessi artisti in cui i pazienti possono imparare a esprimere i loro pensieri e le loro emozioni attraverso strumenti creativi. Ma se lo studio islandese precedentemente citato sembrerebbe suggerire un collegamento genetico tra creatività e salute mentale, sono in molti a precisare che chiunque può soffrire di disturbi mentali, indipendentemente dal suo lavoro, dalla sua istruzione o dalle sue inclinazioni artistiche. A mettere d'accordo punti di vista così diversi è qualcos'altro: la creatività aiuta il processo di cura dei pazienti.

Assemble, Granby Workshop

Young Minds, l'associazione benefica che si occupa di giovani adulti che soffrono di malattie mentali, si dichiara d'accordo con questa visione, come afferma Lucie Russell, direttrice campagne e media dell'organizzazione: "la creatività è uno strumento terapeutico fondamentale per molti giovani che faticano a gestire emozioni ed esperienze passate. Molte cure sussidiarie si basano sull'uso dell'arte e della musica per accelerare e facilitare il processo di guarigione. È un falso mito che i giovani creativi siano predisposti a soffrire di disturbi mentali. Ogni giovane può soffrirne, ma stimolare la creatività dalla scuola primaria sino all'università può essere un buon modo per insegnare alle nuove generazioni come esprimersi e sviluppare un linguaggio proprio atto a esprimere i loro sentimenti."

La vera correlazione tra creatività e salute mentale sembra quindi non essere ancora del tutto chiara, ma se osserviamo le opere di artisti che hanno notoriamente espresso l'interiorità attraverso l'arte è palese come il lavoro creativo sia stato una via di fuga, per quanto temporanea, dalle loro sofferenze. McQueen ha detto, "la moda dovrebbe essere escapismo, non prigionia." Le arti sono fondamentali per liberarci da queste gabbie, e questo è il motivo per cui nuove organizzazioni come The Hospital Club sono cruciali, specialmente visti i recenti dati relativi l'aumento di disturbi mentali negli ultimi anni. Le arti ci forniscono soluzioni a molti dei nostri inesplicabili problemi, aiutandoci a relativizzarli e comprenderli meglio.

Tim A Shaw, Gaze

Crediti


Testo Greg French

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