l'euforia e la bellezza della new york anni '90 nelle foto di nick waplington

Per quattro anni, il fotografo Nick Waplington ha passato le sue giornate a scattare Christy Turlington e Naomi Campbell al fashion studio di Isaac Mizrahi a Soho e le sue notti (e mattine) a immortalare le drag queen e i dj della scena underground...

di Alice Newell-Hanson
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07 marzo 2016, 11:58am

È stato Rich Avendon a presentare Nick Waplington a Isaac Mizrahi. Avendon aveva visto i lavori dell'allora 22enne fotografo britannico quando Nick era ancora uno studente al Royal College of Art e, come ricorda Nick stesso, "Dick ha deciso che io e Isaac avremmo dovuto lavorare insieme perché, beh, eravamo entrambi giovani." L'idea era che Waplington fotografasse il lavoro allo studio di Mizrahi, mentre il designer si preparava alla Settimana della moda.

Oggi, passati 20 anni, Waplington sta pubblicando un nuovo libro, The Isaac Mizrahi Pictures: New York City 1989-1993, in contemporanea a una retrospettiva del lavoro di Mizrahi al Jewish Museum, che sarà inaugurata a fine mese. Nonostante il brand di Isaac abbia cambiato spesso volto negli anni, gli scatti di Waplington catturano la bellezza del suo debutto nel mondo della moda: i colori sfavillanti, il coraggio e una teatralità assolutamente glamour. Queste immagini sono come una finestra nello studio di Mizrahi, in un'era fatta di energia e intimità, in cui non era raro veder passare Michael Hutchence in compagnia Helena Christiensen, Spike Lee con Veronica Webb è André Leon Talley con Sandra Bern ("ricordo che cantavano insieme le canzoni di Doris Day").

"Non avevo mai assistito a un fitting prima di allora," racconta Nick in collegamento telefonico da LA. "E quando ho iniziato, a quanto pare, mi hanno messo in una sorta di periodo di prova di un paio di giorni perché erano preoccupati. Ero un ragazzo etero in una stanza piena di modelle nude. Però ho passato il test: non ero lascivo, anzi, ero rilassato e lo erano anche tutti gli altri."

A intervallare quei momenti frenetici - radunare le modelle, lavorare su montagne di shantung in seta con forbici e spilli - c'era tutto quel senso di attesa e di delirio notturno. Sono sensazioni che chi è abituato a lavorare tante ore per rispettare una scadenza conosce bene. "C'era un sacco di musica, si scherzava molto. Poi si tornava seri. Erano giornate infinite e mancava solo una settimana alla settimana della moda. Era tutto così interessante: la preparazione e il fermento, la frenesia, ma anche le lunghe attese. Ricordiamoci che si parla di un periodo storico anteriore agli smartphone. Io, per ammazzare il tempo, leggevo."

Tra le immagini di mantelli in PVC rosa acceso e le cascate di tulle ci sono gli scatti che Waplington ha realizzato al suo secondo soggetto di indagine: la scena techno e house newyorchese degli anni '90. "Era un periodo interessante a New York, prima che Giuliani desse inizio alla sua politica di Tolleranza zero e prima Manhattan diventasse una zona per ricchi," racconta Waplington. "All'epoca volevo realizzare un libro su New York, non solo sul lavoro con Isaac. Penso che la dinamica tra questi due mondi funzioni alla perfezione. Grazie a questo connubio il mio lavoro diventa una sorta di documentario storico che mostra com'era trovarsi a New York in quel periodo meraviglioso."

Ogni mattina, Waplington percorreva a piedi la distanza dal suo appartamentino nella Fifth Avenue allo studio di Isaac a Soho ("l'Apple store era ancora un ufficio postale all'epoca") e, dopo i fitting serali, continuava la serata al The Sound Factory o al Save the Robots, "un posto divertente in cui il pavimento era ricoperto di segatura."

"The Sound Factory era un club gay per after hour che apriva esclusivamente la domenica mattina. Per tutto il resto del tempo, l'edificio rimaneva chiuso a chiave. Il DJ, Junior Vasquez, non suonava da nessun'altra parte. Era una figata, era folle," ricorda Nick. "In quel periodo si poteva ancora fumare all'interno degli edifici e questi locali erano avvolti da questa fitta nebbia di fumo di marijuana." Il giovedì sera, Save The Robots continuava finché non iniziava un altro party vicino al Port Authority Bus Terminal, che andava avanti finché non diventava abbastanza tardi da andare al Boy Bar. "Dopodiché, ovviamente, andavo anche al Limelight, poi al The Tunnel."

Quando Chanel ha investito nel brand di Isaac Mizrahi nel 1993, Waplingron ha lasciato perdere il progetto. "Penso volessero qualcosa di più vistoso," spiega. Il giovane fotografo, però non ha abbandonato del tutto il mondo della moda. Il suo progetto seguente, incentrato sul lavoro di Alexander McQueen è diventato un'immortale testimonianza del retaggio dello stilista.

Immortalare gli stilisti al lavoro, ci confida Waplington, è come correre una 10km: "Ci sono momenti in cui ti senti una merda, ma se ci dedichi il tempo necessario, il risultato finale alla fine è fantastico."

Crediti


Testo Alice Newell-Hanson
Foto Nick Waplington, su cortese concessione di D.A.P.