qual è oggi il volto della moda americana?

Ecco come alcuni alcuni brand innovativi, da 1.61 a The Row, stanno ridefinendo la moda negli USA.

di i-D Staff
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02 novembre 2015, 12:37pm

Photography Christine Hahn for 69

Quando si pensa al classico stile americano ci vengono subito in mente i jeans Levi's che spopolavano prima dell'avvento del fast-fashion. Resistenza, colori primari, praticità e denim erano le parole d'ordine. Ma qual è l'identità dei vestiti made in USA al giorno d'oggi? Anche un brand come Levi's ormai non produce più la maggioranza dei suoi capi negli Stati Uniti, optando per luoghi dove la produzione ha costi più contenuti. Fashionista scrive che nel 1993 il 52.4% degli abiti venduti negli Stati Uniti erano stati prodotti negli USA, ma nel 2013 il numero ha subito un ribassato del 2.6%.

Recentemente, però, un piccolo gruppo di brand ha ritenuto importante cercare di produrre i proprio capi nel proprio paese. I giovani sono entusiasti di investire nei capi prodotti in America, così come sono felici di comprare cibi a chilometro zero. Oggi come oggi la qualità delle produzione delle fabbriche straniere eguaglia quelle americane, ma per gli USA è importante supportare la propria l'economia incentivando le produzioni sul proprio territorio, aiutando in questo modo ad abbattere l'alto tasso di disoccupazione. Ma come sta cambiando il volto della moda grazie ai numerosi brand che nascono ogni giorno, dalle piccole etichette indipendenti ai grandi marchi ready-to-wear di lusso? Abbiamo analizzato sei brand che stanno contribuendo a ridefinire il Made in America per cercare di capire perché hanno deciso di mettersi in giro e come sta andando la loro avventura.


Foto su cortose The Row, autunno/inverno 15

The Row

In questa fase iniziale del revival del "made in America" i brand che producono negli USA sono ancora pochi. Devono fare i conti con i prezzi del momento e riescono a vendere i loro pezzi solo nelle boutique meno conosciute. Il marchio The Row, creato da Mary Kate e Ashley Olsen, ha incrementato la produzione di collezioni di alta moda, dimostrando che anche il brand preferito della Settimana della Moda con un ottimo tasso di vendite da Barneys può continuare a produrre negli Stati Uniti. Le sorelle hanno dichiarato anche sul loro sito di supportare la manifattura di lusso negli Stati Uniti. Gli abiti e gli accessori di The Row contribuiscono a dimostrare l'importanza dello stile di lusso made in America, fornendo ai clienti un prodotto realizzato interamente in patria. Inoltre, secondo Bloomberg Business, un sondaggio condotto da Unity ha rivelato che i clienti ritengono che la manifattura di lusso degli Stati Uniti abbia una qualità superiore rispetto a quella dell'Italia e della Francia.


Foto su cortese concessione di Jason Lloyd-Evans, Rodarte primavera/estate 16

Rodarte

A rappresentare i brand di lusso c'è anche Rodarte, e chissà quanto lavoro richiedono le intricate collezioni delle sorelle Kate e Laura Mulleavy. Tutte le creazioni, che siano strappate, coperte di perline, a strati, fuse, attaccate o stampate, sono state fatte a Los Angeles sin da quando la linea è stata avviata nel 2005. Le sorelle Mulleavys sono molto legate alla loro città e nelle interviste raccontano spesso dell'ispirazione che quest'ultima gli ha offerto, omaggiandola con le loro collezioni, più che convinte di non volersi spostare a New York assieme alle altre case di moda. È facile intuire quindi perché un marchio così fedele a Los Angeles produca i suoi abiti in questo luogo. La città soleggiata è parte del DNA di Rodarte, anche se a volte non lo si può dedurre immediatamente osservando le camicette vittoriane e le tuniche dal gusto grunge-goth. 


Foto su cortese concessione di Kevin Sturman, 1.61 autunno/inverno 16

1.61

Il marchio newyorkese di Kimberly Wesson e Aimee Cho propone un ritorno alle origini. I loro abiti, con la loro praticità minimalista e il taglio unisex, rappresentano quello che potrebbe essere il futuro della moda. Credendo fermamente che l'autenticità che ne risulta sia parte dell'identità di 1.61, Wesson e Cho sono profondamente coinvolte nel processo di creazione e produzione degli abiti, che avviene a New York. "Per poter parlare del nostro prodotto in maniera autentica riteniamo di dover sapere che cosa succede nel dettaglio durante la realizzazione dei capi," spiega Cho. "Conosciamo chi lavora nelle fabbriche. Siamo sotto pressione anche noi se il team è a corto di personale. Vogliamo che i nostri partner manifatturieri, così come i nostri clienti, capiscano quanto ci dedichiamo al prodotto e al processo di produzione, e vorremmo che la nostra dedizione sia per loro fonte d'ispirazione. Se producessimo altrove non potremmo partecipare attivamente."


Foto su cortese concessione Kate Owen, Public School primavera/estate 16

Public School

Come Los Angeles è parte integrante di Rodarte, lo stesso si può dire di New York per Public School. Ogni aspetto del duo Dao-Yi Chow e Maxwell Osborne fa trasparire che entrambi sono nativi di New York e che nelle loro creazioni di alto livello si possa ritrovare la vera anima dello streetwear newyorkese. Crescendo sono rimasti affascinati dai vestiti che vedevano nei loro quartieri e hanno iniziato a creare delle linee di abbigliamento urban dal taglio impeccabile e dall'estetica riconoscibile. Agli occhi dell'industria della moda, della mondo della musica e dello sport appaiono come gli IT-designer di New York. I tessuti arrivano dagli Stati Uniti, dall'Italia e dal Giappone, ma si capisce al primo sguardo che questi abiti non potevano che nascere tra le strade della Grande Mela.


Photography Jason Lloyd-Evans, CHROMAT primavera/estate 16

CHROMAT

La linea di abbigliamento di Becca McCharen, ispirata dalla sua passione per l'architettura, è composta da creazioni minimali che ricordano esoscheletri, indossate da personaggi di spicco come Beyonce, Madonna e Nicki Minaj. Nonostante il marchio sia cresciuto enormemente e in brevissimo tempo, McCharen sta ancora dirigendo tutti gli aspetti del business di CHROMAT, ed è proprio produrre le sue collezioni a New York che le permette di creare abiti così complessi, curando ogni minimo dettaglio. "Lavorare in questa zona ci ha aiutato a sviluppare dei capi molto elaborati," dice. "È utile recarsi in fabbrica durante la produzione, e poi ci sono molti artigiani e designer qui a New York e spesso è molto semplice collaborare con loro." Inoltre, la stilista non vuole contribuire ad alimentare i problemi sociali e ambientali che sta causando l'industria manifatturiera al giorno d'oggi. Una volta ha spiegato in un'intervista: "Per questioni di giustizia sociale il nostro team continuerò a produrre a New York piuttosto all'estero."


Foto Alex Aristei

69

69, la linea gender-neutral unisex creata da un designer anonimo, sta cambiando in molti modi la definizione di moda americana e anche il volto della scena di Los Angeles. Situata nel distretto della moda di LA, l'azienda crea i suoi abiti oversize di denim in una città che non spicca per la moda all'avanguardia. Anche se lo stilista del brand ha detto ad i-D, "69 non appartiene a nessuna epoca o luogo," il marchio rispecchia perfettamente lo stile delle creazioni della città.

Crediti


Testo Courtney Iseman
Foto Christine Hahn per 69

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