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dopo 35 anni torna l'introvabile libro di iain mckell sugli skinhead

Nel 1979 Ian McKell decise di documentare la scena Skinhead in un libro che è presto diventato un culto introvabile per i collezionisti. Finalmente arriva la ristampa.

di i-D Team
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18 marzo 2015, 9:45pm

Il fotografo Iain McKell ha autoprodotto il suo libro Sub Culture nel 1979. Le immagini potenti all'interno catturavano la vita quotidiana degli skinhead britannici coinvolti nel movimento "2 Tone"- nelle ancora non imborghesite strade di East e North London, accucciati a King Cross, nelle gite a Southend e negli incontri al "the Last Resort", iconica boutique di Brick Lane.

Un esigue numero di copie venne venduto attraverso il negozio Claire de Rouen nel West End - diventando poi oggetti da collezione altamente ricercati - mentre le restanti furono messe a prender polvere nell'archivio di McKell per i decenni a venire.

Trentasei anni dopo, Steve Terry di Wild Life Press ripresenta "Sub Culture" con la benedizione di Mckell: edizione ultra limitata e destinata a diventare ancora una volta un insano feticcio dei collezionisti, le copie sono state sapientemente ed elegantemente riconfezionate per il ventunesimo secolo.

Abbiamo incontrato Steve Terry per saperne di più…

Quando hai scoperto per la prima volta questa raccolta?
Ho scoperto il sito di "Sub Culture" mentre stavo cercando dei libri da aggiungere alla mia collezione personale, e la mia reazione è stata, "Porca miseria, devo avere questo libro!" Ho impiegato cinque anni per rintracciarne una copia.

Eri già a conoscenza di alcuni dei lavori di Iain?
No all'inizio, poi però ho visto alcuni dei suoi altri progetti che ha pubblicato, come "The New Gypsies".

Cosa ti ha spinto a riportare "Sub Culture" al pubblico? Come ha reagito Iain all'idea di questo progetto?
Io ho adorato quelle immagini e ho sentito che quel lavoro meritava un pubblico più ampio. È un vero documento di quel tempo, rappresenta una forma di espressione pura. Per quanto riguarda Iain, lui si è preso bene praticamente da subito. Ho parlato con lui, gli ho mostrato il mio portfolio e aveva già capito l'idea che avevo per riconfezionare le centocinquanta copie d'archivio. Abbiamo messo una copia del libro originale del 1979 in una cartella personalizzata da una nuova stampa in bromuro e l'abbiamo inserito in una confezione serigrafata in poliestere, per dare l'idea di un dieci pollici. 

Iain è rimasto soddisfatto dal prodotto finale?
Oh sì, è super entusiasta della nuova confezione e dell'enorme successo che ha avuto. Alla fine di quest'anno gli ho organizzato un'esibizione a LA su "Sub Culture".

Quali immagini credi che siano le più forti?
La mia preferita è quella che abbiamo usato come copertina e come stampa, anche Nick Knight l'ha utilizzata nel suo libro sugli skinhead del 1981.

Si sa qualcosa di quello che i ragazzi nelle fotografie siano diventati oggi?
Purtroppo no, nonostante anche Iain fosse uno skinhead e parte di quella cultura. Sa solo che alcune persone di "Sub Culture" si presenteranno a Los Angeles, ma non sappiamo di preciso chi.

Con i libri che hai pubblicato fino ad ora hai esplorato diverse culture di nicchia, che cosa ti motiva a farlo?
Mi interessa pubblicare quello a cui sono appassionato, voglio che Wild Life Press rifletta i miei interessi. Mi sono stati offerti anche diversi progetti commerciali, ma ho resistito perché i contenuti non avevano la giusta misura culturale. 

Questi libri hanno più successo tra i nostalgici, o anche i giovani sono interessati?
Il pubblico giovane è assolutamente interessato, così come i collezionisti e i fan di libri su culture specifiche.

Secondo alcuni non è un momento storico adatto alla nascita di sottocultura, tutto è troppo diluito e viralizzato su internet per cui è impossibile per le nicchie trovare uno spazio per fiorire. Cosa ne pensi?
La sovversione è diventata più anonima e subdola. Molta viene fatta in spazi oscuri della rete. Credo che gli hacker e i gamer potrebbero essere una nuova sottocultura, ad esempio. E i crudisti o gli straight edge? Ci sono ancora, magari con vestiti diversi.

E come mai gli skinhead sono un simbolo della cultura pop?
Gli skin sono un simbolo, producono un'immediata risposta emotiva. Dipende dalla propria esperienza con il movimento. Ad alcuni semplicemente piace come si vestivano!

Cosa pensi di pubblicare dopo questo?
Ho un paio di progetti in ballo. Il prossimo libro sarà sul negozio di Fiona Cartledge "Sign of the Times", e sulla Londra degli anni '90.

wildlifepress.com

Crediti


Testo James Anderson