gucci e la poetica del lusso

Come un ribelle di nobile stirpe, Alessandro Michele ha dato vita a una rivoluzione fatta di opulenza e cerimonie. Diamo uno sguardo al genio creativo che ha reso possibile la magia, con tanto di portfolio di i-D.

di Anders Christian Madsen
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19 aprile 2016, 9:55am

Come un ribelle di nobile stirpe, Alessandro Michele ha dato vita a una rivoluzione fatta di opulenza e cerimonie a casa Gucci. Dopo un anno, ci concede un'occhiata nella mente che ha reso possibile la magia, con tanto di portfolio di i-D con la scena giovanile di Berlino che ha ispirato la sua collezione primavera/estate 2016.

Per comprendere come la collezione di debutto storicista di Alessandro Michele per Gucci riesca ad essere così perfettamente applicabile alla cultura contemporanea basta dare un'occhiata al suo Instagram. Sotto lo pseudonimo @lallo25, cura la sua mood board digitale con dipinti dell'epoca Barocca e Rinascimentale, rievocando l'originale era storica dell'ego e della bellezza in un parallelismo (probabilmente subconscio) con le ossessioni che, secondo quanto mi dice, riempiono la sua mente quanto le idee di un folle: versioni del passato e del futuro in realtà aumentata. "Sono come un circo. Ogni volta che provo a lavorare su una nuova collezione mi sento come se mi trovassi in un gruppo d'ascolto, perché mi espongo totalmente. Do tutto, tutto ciò che amo." Ho parlato con lui a Milano, ore dopo la sua terza sfilata per Gucci donna a febbraio. Era attorniato da orde di giornalisti dei magazine femminili che avevano sentito parlare dello stilista sconosciuto che aveva ricevuto una standing ovation per la sfilata femminile solo poche settimane prima e che aveva già iniziato a smuovere le acque nell'industria. A partire da quel momento, le masse di gente del backstage non hanno fatto altro che aumentare, mentre Alessandro ha dato il via una rivoluzione che è incentrata su un'opulenza incondizionata, la gender-fluidity e un forte senso di nostalgia. La cosa straordinaria è che riuscito ad ottenere tutto questo semplicemente facendo ciò che meglio gli riesce.

"La mia stessa idea di rivoluzione è rivoluzionaria: provo a lasciare libera la bellezza. È il mio lavoro. È chi sono," mi dice. "Però non mi sento come se stessi attuando una rivoluzione. Vivo in una rivoluzione. È la mia vita." Osservando il look che ha forgiato da Gucci, con i suoi bambini smarriti, ragazzi e ragazze apparentemente asessuati grondanti colori e decorazioni presi in prestito dal Rinascimento, gli anni settanta e il moderno street stile, non ci si aspetterebbe mai di vederlo comparire in una t-shirt melagiata bianca e in jeans. Invece è proprio così che ci appare. Ha un aspetto principesco, come un giovane Leonardio da Vinci o un personaggio appena uscito dalle leggende arturiane: una barba incorniciata da lunghi riccioli scuri e languidi, l'animo rivoluzionario che si palesa negli anelli vistosi che proteggono le sue dita quasi si trattasse di un'armatura. Un moderno signore della guerra normanno, viene protetto come tale. Armate di guardie Gucci difendono fedelmente il loro ribelle dorato come se si trattasse del gran maestro di un ordine religioso. A parte dalle sue comparse tra la folla nel backstage delle sfilate, raramente concede interviste. Una strategia, sintomo del ritmo frenetico con il quale le case di moda stanno facendo tutto ciò che è in loro potere per non sovraccaricare gli stilisti di lavoro. Nel caso di Alessandro, questo accorgimento ha contribuito a conferirgli un alone di mistero che gli dona. Sappiamo che condivide un appartamento a Roma e una casa estiva tra le montagne con il partner Giovanni Attili, un professore di urbanistica, e i suoi due Boston Terrier. Basta.

Il suo rivela molto su di lui: nato a Roma nel 1972, ha studiato presso l'Accademia Costume & Moda e ha lavorato per Silvia Venturini Fendi prima di approdare da Gucci nel 2002. Prima che Frida Giannini se ne andasse lo scorso anno, ha presentato la sua visione per la casa di moda al CEO Marco Bizzarri e il resto è storia. E quando si parla del ribelle di Gucci, questo la dice lunga. Guardare la sua sfilata iper-referenziale e profondamente cerimoniosa è come mettere piede in una splendida cattedrale, in cui ogni superficie antica ricoperta d'oro o abbellita da un affresco mozzafiato. Attraverso i suoi acuti contrasti richiama alla mia mente il motivo ricorrente del Sacro Cuore che si trova nell'arte cattolica: quei cuori vellutati rosso sangue, cinti da spine di fil spinato e incorniciati d'oro, quelli del tipo che starebbe bene sia su una giacca da bicker che su quelle maestose vetrate colorate medievali. "Sono ossessionato con tutto ciò che accade attorno a me. Mi trovo in una posizione d'equilibrio costante tra passato e contemporaneo," ci spiega Alessandro con il suo perfetto inglese arricchito da un caldo e maestoso accento italiano. "Ho una passione per i pezzi d'antiquariato, i Grandi Maestri e la storia dell'arte. Passo la mia intera esistenza immergendomi in queste cose. È una cosa che mi fa sentire molto vivo. Il passato è qualcosa da cui posso trarre ispirazione nell'oggi, è ancora vivo e pulsante per me. Dico sempre che è come utilizzare le note di un musicista: le stesse note possono dar vita a un brano completamente diverso."

Nella campagna per la sua collezione donna primavera/estate 2016, che accomuna Rinascimento e anni '70, ha preso le modelle direttamente dalla sala del trono per condurle a Berlino in una replica in puro stile Gucci delle scene di Noi, Ragazzi dello Zoo di Berlino, il film culto tedesco sulla gioventù della Berlino dell'Ovest negli anni '70, tra gioie, droghe e l'ossessione per David Bowie. (Per la sua collezione autunno/inverno 2016, mostrata tre giorni dopo la morte dell'artista, Alessandro ha ricreato la giacca tributo a David Bowie indossata dalla protagonista della pellicola.) Su di uno sfondo che evocava l'universo visuale del film, Alessandro è riuscito a trovare l'approccio filosofico più appropriato. "Ho una vera e propria ossessione per l'alta moda e adoro l'idea di street stile. Amo il modo in cui le giovani generazioni si esprimono e ciò che accade nelle strade, nei club. Cerco di unire il tutto," racconta. "La mia idea di ricchezza è che una persona può essere ricca anche in East London, non deve per forza vivere sulla Bond Street. La ricchezza è ciò che vuoi essere, ovunque. E, giusto per essere chiari, la mia idea di ricchezza è questa: se hai qualcosa per te, è solo tua. Questa è la ricchezza per me." Dice che i capi che disegna, e che attirano le masse al Gucci Store di Milano (masse che si chiedono a quale lotteria dovrebbero vincere per potersi permettere un look completo), dovrebbe, forse, essere vista puramente come un "punto di partenza" o un souvenir, proprio in linea con l'etica di lavoro di Alessandro. "Ci sono poche cose che mi ossessionano, e passo molto tempo su ogni singolo capo. È una ricerca folle. Se non lo ami, non è la tua vita, è impossibile."

Crediti


Foto Angelo Pennette
Moda Poppy Kain
Testo Anders Christian Madsen
Capelli Sebastien Ricard at Jed Root
Trucco Niamh Quinn at LGA Management
Assistente foto Jack Day
Assistente moda Ashlee Hill
Assistente capelli Timo Bloom
Assistente trucco Catrin Kreyys
Produzione Lydia Wagner at Made In Germany
Ritocco OUTPUT
Modelli Arthur C, Leon D at Tomorrow Is Another Day. Elvis Jankus, Iramax at Core Management. Fritz Alm at Viva. Linda P at PMA. Maximilian Bungarten at Izaio Management. Marland Backus, Bara Podzimkova at Elite London.
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