come la sottocultura dei teddy boy ha influenzato intere generazioni

Prima e dopo l'avvento del rock'n'roll a dettare le regole della moda c'erano i ted, e Chris Steele-Perkins li ha immortalati tutti.

di Matthew Whitehouse
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21 settembre 2016, 1:15pm

Estate del '54. Un treno notturno proveniente da Southend si ferma di colpo, qualcuno ha tirato la leva di emergenza. Le lampade all'interno di un vagone vengono frantumate all'altezza di Barking e un gruppo di ragazzi con completi in velluto viene arrestato: inizia così la storia dei teddy boy. Lo stato di agitazione post Guerra mondiale iniziava a scuotere la Grand Bretagna. Fermate il treno, i ted vogliono scendere. 

"I ted sono stati i primi esistenzialisti del mercato di massa," afferma Richard Smith nel 1979 nel suo libro The Teds, scritto a due mani assieme al fotografo Chris Steele-Perkins e pubblicato da Dewi Lewis. "La loro immagine da fuorilegge venne rafforzata da un tatuaggio che li accomunava, il Marchio di Caino. Diventarono il punto focale della moda maschile dell'epoca, nonostante il loro look non fosse benvisto."

La moda del tempo era un mix tra i trend dettati dai western americani (la cravatta di cuoio), quelli della scena gay londinese (con la classica giacca "teddy" che diede il nome alla sottocultura) e una dose considerevole di Brylcreem (la cera per capelli), il tutto favorito da un aumento del potere d'acquisto e dal crescente desiderio dei giovani di differenziarsi dai loro genitori, che si trattasse di ascoltare il rock'n'roll o della violenza per le strade che era passata in secondo piano durante la guerra.

E se la sottocultura dei ted era quasi sparita già agli inizi degli anni '60, quando i giovani sostituirono le giacche eleganti con giacche in pelle da rocker,  i loro figli adolescenti riportarono in auge il rock'n'roll. Alvin Stardust e Showaddywaddy erano al vertice delle classifiche, e star come Bill Haley & His Comets fecero nuovamente dei tour nel Regno Unito, suonando davanti a una folla di nostalgici dalle giacche lucenti. Mentre il punk rock conquistava Londra, una nuova generazione di ted si lasciava ispirare dall'innocenza degli anni '50, e il documentario di Chris Steele-Perkins racconta la loro storia.

Quale è stato il tuo primo incontro con i ted?
Il mio primo ricordo risale a quando ero bambino negli anni '50, allora ho visto la prima generazione di ted. Avevo circa 10 anni e ogni paese aveva un suo gruppo di ted. Incutevano timore, i genitori avevano paura che i loro figli diventassero come loro e mio padre mi spaventava con frasi come, "dovrei direi ai ted di darti una sistemata." Non che l'avrebbero fatto. Quindi sì, questo è il mio primo ricordo. Poi ho assistito al revival dei ted in tutta Europa. Tra loro c'erano alcuni ted delle origini, ma era stata la nuova generazione a portare in vita la sua energia primitiva. 

Cosa ha affascinato te invece?
Beh era semplice. Mi è stato chiesto da una rivista di realizzare assieme al mio amico scrittore Richard Smith un pezzo sul revival dei ted. Siamo andati in giro per pub e in altri posti, alla fine della giornata ci siamo detti, hey tutto questo è davvero interessante. Non è stata una mia curiosità all'inizio, ma mi sono lasciato affascinare e alla fine è diventato una sorta di progetto personale. 

Quanto era importante visitare i pub e gli altri posti frequentati dai ted? Avete documentato i loro luoghi d'incontro oltre al loro stile...
Mi è piaciuto farlo! Non ero uno di loro, non mi ingellavo i capelli all'indietro. Ero una specie di hippie marginale, non centravo nulla con loro. Ma ho conosciuto questo ragazzo, Sunglasses Ron, che purtroppo non è più con noi; lui mi ha portato in tutti quei posti. Si faceva chiamare Re dei Ted e diceva alla gente di non provare nemmeno a darmi fastidio. Nessuno sapeva il mio nome, diventai il fotografo che sbucava all'improvviso. Non ho mai avuto problemi, almeno non dopo le prime apparizioni. Insomma si sa, non diventi un ted per essere ignorato. 

Come reagirono gli Originals al fatto che la nuova generazione stesse riportando in auge il loro stile?
È stato interessante vedere come gli estemisti di una generazione siano diventati i reazionari di un'altra. I vecchi ted non approvavano affatto i look dei giovani. Li chiamavano "Plastics" perché si "scioglievano" quando faceva caldo. E disapprovavano totalmente i colli colorati delle loro giacche e le maniche troppo lunghe. Allo stesso tempo, però, erano lusingati dal fatto che la nuova generazione li volesse copiare. 

Analizzando lo stile, è interessante notare quanto queste immagini abbiano significato per la moda. Te ne eri reso conto quando le scattavi? 
Non me ne rendevo conto quando scattavo. Ero solo curioso di conoscere il fenomeno, volevo documentarlo. Ma se pensi all'evoluzione della moda britannica lo stile dei ted è ovunque. Prendevano la giacca edoardiana, il trench, la cravatta di cuoio che arrivava dagli Stati Uniti e i pantaloni attillati, un capo tipico della classe operaia inglese; erano molto costosi e per questo motivo li indossavi il più possibile fino a quando non diventavano troppo piccoli. È quello che è successo anche con gli skinhead. Erano pantaloni strettissimi, appena sopra la caviglia. Prendevano un po' da tutti, abbinavano i vari abiti a modo loro. È quello che hanno fatto tutti da quel momento in poi. 

Vedi la tua ricerca sui ted come una cosa a sé o fa parte di un progetto più ampio che riguarda il Regno Unito in generale? 
È decisamente parte di un progetto più ampio. Ho passato metà della mia carriera lavorativa a documentare il Regno Unito, l'Inghilterra in particolare. Il progetto si è rivelato passo dopo passo, come capitoli di un libro, e The Teds è il primo di questi. La sua longevità mi ha sorpreso. Sono entusiasta, senza dubbio. Non avrei mai immaginato che questo libro potesse risultare interessante nel 2016. 

Cosa rende le sottoculture britanniche così interessanti?
Credo sia il fatto di prendere spunto da culture diverse. Un atto creativo da parte di persone che non ci si aspetta siano creative. Ci sia aspetta che tu sia semplicemente il macellaio, o l'atleta che corre sul campo. Ed è per questo motivo che la musica inglese ha avuto questo grande successo, oltre a quella americana. L'eccentricità viene accettata di buon grado, la società inglese l'ha sempre abbracciata e ne ha fatto tesoro. La nuova classe operaia è stata di grandissima ispirazione. Ogni generazione è alla ricerca della sua particolare forma di espressione. 

Crediti


Testo Matthew Whitehouse

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